

venerdì 10 novembre 2006
di Marco Murgia
È bastato che il presidente Renato Soru accennasse all'idea di introdurre una tassa ad personam su ogni turista sbarcato in Sardegna, per scatenare l'ennesimo putiferio politico. La proposta era stata lanciata a margine del vertice di maggioranza sul caso Pigliaru, e poi confermata a Oristano dopo un convegno di Progetto Sardegna. E si è cominciato a gridare al disastro, soprattutto fra gli esponenti di un centrodestra pronto ad anticipare il funerale della prossima stagione turistica.
Ma visto che di tassa di soggiorno non parla solo Soru - è prevista, a livello nazionale, dal disegno di legge sulla Finanziaria 2007, articolo 9 - forse si può provare a discutere di vantaggi e svantaggi anche in Sardegna. Parliamone, lasciando da parte le strumentalizzazioni partitiche o la mera contrapposizione politica. Lo dicono fra i primi due persone che sull'industria delle vacanze hanno lavorato a lungo: Bruno Asili, già responsabile del settore turismo del Centro regionale di programmazione ed ex direttore dell'Esit, ed Emilio Casula, attuale sottosegretario alla Difesa ed ex assessore regionale (al turismo prima e all'ambiente poi).
Allora proviamo ad avviare una discussione, più che gridare allo scandalo o scherzarci su (fra gli alleati di Soru c'è già chi scommette sul fatto che la tassa entrerà in vigore dalla prossima estate). Se ne parli a partire dal confronto fra gli operatori del settore e le parti politiche. Si cerchi di capire come l'imposta di soggiorno funzioni nelle altre regioni. Tutto in modo trasparente, se possibile.
Quella di Soru, intanto, è ancora solo un'idea o il presidente della Regione ha già in mente un progetto concreto? Sarebbe il primo punto da chiarire. Così come prospettata finora, siamo proprio sicuri che la tassa spingerebbe i turisti a evitare la Sardegna e scegliere altre destinazioni? Si è parlato di due, tre euro al giorno, che diventerebbero dieci o quindici - il prezzo di una pizza, una bibita e un gelato in un qualsiasi locale cagliaritano - per una vacanza di cinque giorni. Spiccioli, se paragonati al conto in un qualsiasi ristorante in agosto. Ma questi spiccioli, moltiplicati per il numero di vacanzieri, porterebbero nelle casse della Regione e dei Comuni diversi milioni da reinvestire in servizi e migliorie nella filiera turistica.
Nel secondo caso, cioè che il presidente della Regione abbia già in mente un progetto concreto, sarebbe importante vederlo esporre in modo chiaro e avviare la discussione politica, magari assieme all'assessore del turismo. Da una parte si eviterebbero le solite accuse di dirigismo da parte del presidente. Dall'altra si potrebbero affrontare tutte le questioni in campo. Tante, senza dubbio.
Innanzitutto, il modus operandi. A partire dalle strutture interessate. La tassa di soggiorno dovrebbe riguardare i turisti che si rivolgono ad alberghi e campeggi, bed and breakfast e porti turistici. "In Sardegna, però", spiega Bruno Asili, "il grosso delle presenze va a stabilirsi nelle seconde case". Punto dolente, questo, perché spesso gli affitti sono in nero. Chi riscuote la tassa? E poi "è fondamentale considerare quali siano gli oneri di riscossione". Quanto costa incassare quei due-tre euro? Ne vale la pena?
Se è vero che la tassa di soggiorno non dovrebbe far scappare nessuno, la si potrebbe usare come piccola leva per incoraggiare i turisti a scegliere la bassa stagione: si può provare a fissare importi diversi, che variano nell'arco dell'anno, suggerisce Asili, e magari azzerarla in autunno e in inverno. Un passaggio logico, dal padre dello slogan "Oltre l'estate dentro la Sardegna". Comunque, ripete, è indispensabile un'attenta valutazione del rapporto fra i costi e i benefici: "Quella della tassa di soggiorno è un'idea accarezzata da sempre. Se anni fa il bilancio poteva sembrare negativo, i numeri attuali e la solidità del turismo permettono di rilanciare il dibattito. Attenzione, però, a come la Sardegna potrebbe apparire al turista medio".
Ecco perché diventa fondamentale migliorare il livello di comunicazione. Parlare di tassa sulla vacanza o di tassa sul turista può creare l'effetto-scandalo che sicuramente non aiuta nella promozione e diventa strumento di bega politica. Un problema che non riguarda solo la Sardegna. In tutta Italia, infatti, operatori turistici e associazioni di categoria annunciano già ora clamorosi cali nelle presenze. Se Roma, Firenze e Venezia trainano per il sì alla norma nazionale (i motivi sono ovvi, per le grandi città d'arte), da più parti ci si fascia la testa: è il caso della Riviera romagnola, di Capri, della Sicilia e delle Cinque terre, per fare qualche esempio.
Pessimismo prematuro, forse: ci si basa sulle esperienze passate e senza considerare i numeri attuali. Anche sul versante della montagna il rifiuto sembra netto, ma si esplorano anche percorsi alternativi. L'esempio è quello del Trentino-Alto Adige, la Regione da sempre leader nel turismo di montagna. Ernesto Rigoni, direttore dell'Apt di Trento, spiega: "È in fase di studio un provvedimento per cui la tassa di soggiorno andrà a toccare gli albergatori e i commercianti". Cioè chi guadagna di più dai flussi turistici.
Differente la scelta del Comune di Bolzano: "La nostra tassa di soggiorno è basata su contributi degli albergatori", dice Roberto Seppi, direttore dell'Atp altoatesina, "calcolati in base ai numeri di pernottamenti e dei posti letto". In un caso e nell'altro, si trova una soluzione grazie al coinvolgimento di tutte le parti in gioco.
Ancora la comunicazione, quindi. È il punto fondamentale su cui lavorare, secondo Emilio Casula. Il sottosegretario, che a metà degli anni Ottanta aveva promosso una tassa di soggiorno ante litteram, punta su una presentazione ai turisti limpida e chiara: "Il mio era una sorta di biglietto d'ingresso". L'idea di base è che la Sardegna sia un museo a cielo aperto: giusto chiedere a chi lo visita di contribuire al suo mantenimento.
Quando si spara alto, è il messaggio a Renato Soru, bisogna stare attenti a come le parole ricadono sulla terra. "Secondo la mia idea - spiega Casula -, il messaggio da trasmettere ai turisti era questo: noi abbiamo un grande patrimonio da offrirvi, ma non è facile mantenerlo a un certo livello. Aiutateci a renderlo sempre migliore". I riscontri? "Tutti positivi, tanto quelli dei vacanzieri quanto quelli degli operatori del settore. Per questo penso sia utile riproporre il dibattito sulla tassa con il dovuto garbo".
Spiegando, appunto, come il provvedimento non servirebbe a fare cassa, quanto piuttosto a rendere sempre più appetibile il marchio Sardegna.

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