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sabato 4 novembre 2006

Soru non rompe lo specchio
ma vuole rivolgere ai sardi altre domande

di Giorgio Melis

Renato Soru non si è piaciuto nella foto, con didascalie-commento, dei sondaggi molto diversificati e diversamente strutturati che l'Unione Sarda e la Nuova Sardegna hanno commissionato e pubblicato per misurare il gradimento dei sardi sull'azione del presidente e della Giunta. Non li rifiuta e non ne contesta l'attendibilità. Lamenta tuttavia che nessun quesito sia stato posto su questioni importanti affrontate dalla Giunta, senza testare in proposito l'umore dei sardi. In particolare sul risanamento del bilancio regionale, che aveva un buco drammatico, e sulla soluzione alla vertenza-entrate, che dovrà comunque essere ratificata nella Finanziaria nazionale.

Insomma, l'immagine rimandata dallo specchio dei sondaggi non soddisfa Soru. In verità bisogna parlare di immagini, perché quella rilanciata dall'Unione è assai più negativa per Soru di quella sviluppata per la Nuova da un istituto di ricerche che ha già operato in Sardegna con risultati largamente confermati sul campo. Soru non vuole rompere né l'uno né l'altro specchio. Ma ha deciso di metterne in campo un terzo, con un sondaggio che il centrosinistra affiderà a un altro istituto di ricerche. Per introdurre domande specifiche su temi ritenuti più significativi e presumibilmente più favorevoli. Naturalmente non sarà lo specchio delle brame soriane: l'uomo non indulge a un virtuale consenso pilotato.

Ma in attesa di un completo esame comparato delle due ricerche, la prima impressione è che, benché assai diverse e talora divergenti in alcune conclusioni, non sorprendano più di tanto. Poteva restare intatto il consenso a Soru in una situazione di grande disagio sociale e occupativo, per una crisi economica devastante che viene da lontano? Certo che no, com'è accaduto ora a Prodi e prima ancora Berlusconi, il cui indice di gradimento da capo del governo era sceso sotto il 40 per cento.

Governare la disoccupazione e il declino industriale fatalmente penalizza chiunque sia al timone. Soru non ha mai evocato possibili svolte miracolistiche. Ma le aspettative si erano comunque e fatalmente create. Non essendosi realizzate perché irrealistiche, vengono messe in carico a chi sta al timone. Infatti il disagio è concentrato sui temi economici, occupativi e sociali: benché non manchino altri motivi di insoddisfazione.

Sul resto, le divisioni consolidate e irrisolte rimangono: legge sulle coste su tutte, meno per le tasse sul lusso, addirittura più consensi sulla dura riforma della formazione professionale nonostante lo scatenamento di piazza, fino all'aggressione fisica contro Soru. C'è nei sondaggi un'insoddisfazione di fondo: la stessa che serpeggia in tutto il corpo sociale nazionale, sintomo di diffuso malessere, di scarsa fiducia (a sinistra e, peggio, a destra) nelle politiche governative, nell'adeguatezza della nostra classe dirigente a portare l'Italia (figurarsi la Sardegna) fuori dal declino.

Comunque i sondaggi sono anche il riflesso di un'emotività del frangente. Il momento non poteva essere più sfavorevole per Soru: anche per campagne mediatiche pilotate e non contrastate. I sondaggi sono stati svolti nel bel mezzo di polemiche concentrate ed astiose. La formazione professionale e lo sciopero del Sulcis. Ma, soprattutto, il presunto golpe sulla pubblicità regionale e, peggio, sui rifiuti dalla Campania. Una bufala, quest'ultima, che ha permesso di attribuire a Soru responsabilità ridicole e comunque rientrate, presentandolo come connivente nell'operazione di fare della Sardegna la pattumiera della monnezza napoletana. Ma sia per la pubblicità che sui rifiuti, Soru è stato crocifisso, si è ed è stato difeso malissimo. Va messo nel conto del dissenso in aumento.

A parte questo, il calo complessivo dei consensi è fisiologico, nella situazione data. L'importanza delle legge sulle coste, la tutela ambientale, gli eventi storici in questo campo non bastano a riempire pance vuote e brontolanti, un tempo sempre riempite dall'assistenzialismo per il quale non ci sono più i mezzi. Come la bellezza salvaguardata non placa i bisogni né toglie la braccia inoccupate dall'inerzia. Anche il risanamento del bilancio e la vertenza entrate (obbiettivi che vanno ascritti anche al merito dell'assessore dimissionario Francesco Pigliaru: è doveroso sottolinearlo) non producono risultati tangibili immediati. Dispiegheranno i loro effetti nel tempo.

Ma hic et nunc, la situazione sociale resta grave, la percezione della crisi da parte dei sardi è corretta, non c'è nulla di strano che mettano la loro croce anche sulle spalle di Renato Soru.

Questo non significa affatto che oggi i sardi vogliano di nuovo alla Regione il Polo, dopo la disastrosa esperienza della sua gestione quinquennale. È in risalita ma ancora ben sotto il centrosinistra, che pure è davvero poco esaltante: anche a prescindere da Soru. Dal quale ci si aspettava e ci si attende di più: forse esagerandone le potenzialità.

Si vedrà più avanti, con diverse ricerche e in condizioni meno sfavorevoli, se i sardi vorranno o meno valutare altri elementi immateriali, anche se molto importanti in generale e in prospettiva. La lotta agli sprechi, una nuova moralità nella gestione della Regione, un'austerità non solo personale introdotta da Soru nella vita pubblica. Fattori molto importanti e graditi, anzi valorizzati quando la nave va, l'economia tira, il lavoro è sufficiente. Sottovalutati quando i conti con la realtà quotidiana sono in rosso per la maggioranza dei cittadini, allarmati e sfiduciati.



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