l'altra voce :: lingua blu, precauzioni negli ovili. Ma basteranno?
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sabato 4 novembre 2006

Lingua blu, in attesa del nuovo vaccino
precauzioni negli ovili
Ma potrebbero non essere sufficienti

di Marco Murgia

Mantenere alto il livello di guardia. Dopo la scoperta in Sardegna del nuovo ceppo del virus della blue tongue, il sierotipo 1, sull'invito alla prudenza tutti sembrano essere d'accordo. A partire dall'assessore regionale della Sanità, Nerina Dirindin, che ha già istituito un'unità di crisi e ha convocato le principali associazioni degli allevatori, sino ai maggiori esperti in fatto di febbre catarrale degli ovini. La cosiddetta lingua blu, per intenderci, che ha colpito di nuovo: 56 focolai accertati, 303 capi uccisi.

Mantenere alto il livello di guardia, dunque. Ma come, considerato il fatto che il sierotipo 1 era praticamente sconosciuto nell'Isola? E che non esiste, ad oggi, un vaccino specifico per questo sierotipo?

Poche le risposte possibili, allo stato attuale delle cose. Da parte della Dirindin un viaggio a Roma, previsto per lunedì, al Ministero della Salute, per una riunione dell'unità di crisi nazionale per la blue tongue. L'obiettivo sarà fare il punto su una situazione che interessa anche altre regioni del Meridione, e cercare una piattaforma comune per affrontare il problema. Martedì poi dovrebbe arrivare la delibera regionale per intensificare le misure di prevenzione e di sorveglianza.

Nell'attesa, ecco pronto il classico manuale di istruzioni per l'uso. Per tentare di circoscrivere la diffusione del virus, che si trasmette attraverso la puntura del culicoides (un insetto molto simile alla zanzara), i consigli dell'assessorato sono elementari. Efficaci, sembrerebbe. A sottolinearli, infatti, è anche il professor Fausto Sulis, già veterinario per la Regione Sardegna e di sicuro fra i massimi esperti nel campo, in prima linea nelle epidemie degli anni scorsi.

Prima di tutto, rinchiudere gli animali nelle ore notturne: "L'insetto tende ad agire soprattutto nel periodo che va dal tramonto alle prime luci dell'alba", spiega Sulis. Usare prodotti repellenti e tenere pulite le aree attorno agli ovili: la riproduzione dell'insetto avviene nelle zone fangose, ed è quindi necessario bonificare tutti gli acquitrini presenti. Consigli semplici, dunque. Tutto in attesa di scoprire qualcosa di più sul sierotipo 1.

Sino a qui tutti d'accordo, dicevamo. È il seguito a non coincidere. Perché se l'assessore Dirindin ha invitato ieri a non drammatizzare, non è dello stesso avviso Fausto Sulis. "Posto che è impossibile fare previsioni, perché non si conosce la patogenicità del sierotipo 1, è difficile dire di non drammatizzare", spiega.

E se per l'assessore diventa fondamentale tranquillizzare i sardi, visto che il virus non può essere trasmesso all'uomo e non c'è rischio di contagio neanche attraverso i prodotti alimentari, "purché provenienti da commercializzazioni controllate", per il veterinario il problema è un altro. Cioè la disponibilità di un eventuale vaccino specifico soltanto a partire dall'inizio del nuovo anno, o forse in primavera, come spiegato dalla Dirindin: "I periodi critici, per quanto osservato durante le precedenti epidemie, sono l'inizio dell'autunno e l'inverno", sottolinea Sulis. Se il sierotipo 1 agisse come i precedenti (il 2, il 14 e il 16), la primavera sarebbe il periodo della conta dei danni, non solo quello della prossima profilassi.

"Bisogna confidare nel fatto che i capi sardi presentano una sensibilità ai virus differente rispetto a quella dei capi di altre zone", continua l'esperto, "e sperare nel fatto che questo virus non si propaghi". Sperare, appunto. Che è diverso da "non drammatizzare".



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