
sabato, 28 ottobre 2006
"Fatti che non avevano ragione di esistere": allarme spazzatura, fine della corsa. È stato Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile e commissario per l'emergenza rifiuti in Campania, a far calare ieri il sipario su un'isteria collettiva che montava in Sardegna da una settimana.
Tanto rumore per nulla, l'idea di stoccare spazzatura nell'Isola non è mai stata presa seriamente in considerazione. "Era un'ipotesi assurda. Portare 300 o 400 tonnellate in Sardegna significa pagare una tariffa che è almeno tre volte superiore a quella prevista, che è circa di 104 euro a tonnellata", ha aggiunto Bertolaso, il quale - oltre a dover liberare i Comuni della Campani da montagne di immondizia, deve anche fare economia per fronteggiare un buco nei conti della struttura commissariale che - arretrato escluso - è di 5 milioni di euro mensili.
Il commissario comunque ha ringraziato il presidente Renato Soru "per la disponibilità e il senso dello Stato". Una disponibilità, ha sottolineato poco dopo l'assessore regionale dell'Ambiente Cicito Morittu, che "noi avevamo dato. E non solo perché l'ordinanza della Protezione Civile superava il divieto della legge regionale a portare da fuori rifiuti nell'isola, ma soprattutto per un atto di solidarietà concreta". Ma dal primo momento c'era la consapevolezza del "problema dei costi di trasporto".
Il responsabile regionale dell'Ambiente ha sottolineato anche che l'annuncio "mette fine alle polemiche, alle strumentalizzazioni e all'allarmismo, alimentato anche mediaticamente".
Dalle parti del centrodestra però si fa festa, senza risparmio di retorica. Il capogruppo di Alleanza Nazionale in Consiglio regionale, Ignazio Artizzu, detta alle agenzie: "È una vittoria della Sardegna e dei sardi liberi, che in questi giorni hanno manifestato in modo civile ma fermo la loro indignazione per la decisione imposta dall'alto di accettare i rifiuti campani, e per il colpevole silenzio della Regione che aveva cercato di tenere nascosto l'accordo".
Gli fanno subito eco il consigliere regionale di An Matteo Sanna e il responsabile di Fare Verde Simone Spiga che, in una nota congiunta, scrivono: "Bertolaso, con questa decisione, ha ascoltato le rivendicazioni della Sardegna, nel silenzio di tutta la sinistra, di parte del movimento ambientalista, come Legambiente, troppo impegnata a tutelare interessi politici e in altre occasioni strumentalmente in prima linea".
Anche Sardigna Nazione si è unita al coro dei vincitori: "Bertolaso rinuncia, novella volpe giustifica il suo insuccesso dicendo che l'uva non e' matura o, alla sarda, che e' impedito dalla coda". "Noi indipendentisti - spiega una nota - la storia di Bertolaso non la beviamo e prendiamo atto che se ha rinunciato è perché si sono resi conto che si rischiava una sollevazione popolare".
Ieri, dopo una settimana di strepiti e sollevazioni che ribollivano in mezza Sardegna, si era svegliato pure il sindaco di Oristano, l'unico a mancare all'appello tra le amministrazioni comunali di centrodestra. Dopo i sindaci di Ozieri, Olbia, Cagliari etc, anche Barberio aveva disposto il divieto "dello scalo, del trasporto, dello stoccaggio, del conferimento, del trattamento o dello smaltimento di rifiuti, comunque classificati, di origine extraregionale".
Invece il suo collega Emilio Floris, sempre ieri, era stato costretto a correggere il tiro dell'ordinanza che vietava lo sbarco e il transito dell'aliga. Col nuovo provvedimento il divieto "non é in alcun modo esteso ai materiali introdotti quali materie prime da utilizzarsi ai fini dell'art. 6 comma 19 bis della legge regionale numero 6/2001", cioè i residui della lavorazione industriale che, pertanto, "avranno libera circolazione".
Gli ultimi sviluppi della vicenda hanno spedito tutte queste ordinanze nel cestino della carta straccia. Cioè tra i rifiuti, ma non partenopei.
(red)
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