
venerdì 27 ottobre 2006
di Vito Biolchini
Martedì 10 ottobre, pagina 7 dell'Unione Sarda. Sotto la testatina "Dalla Giunta", un titolo intrigante: Quando Governator inarca il sopracciglio. Un distico anonimo introduce la nuova firma: "Lucifero (nome di fantasia, ovviamente) racconterà da oggi i segreti di Giunta e Consiglio visti dal di dentro". Qualcuno, dalle parti di via Roma e viale Trento, inizia a preoccuparsi veramente. Chi è la spia? Chi, dal di dentro, ha intenzione di sputtanare ciò che veramente succede tra via Roma e viale Trento? Un consigliere? O, addirittura, un assessore? Lucifero, santo cagliaritano e diavolo di prim'ordine: un nome, una garanzia.
Sta di fatto che il primo articolo luciferino più che di zolfo ha il sapore insipido delle minestrine delle suore: è un compitino sulla nota propensione del presidente alla prevaricazione sui suoi assessori (sai che notizia...). Voto: 5 (di incoraggiamento: e facciamo finta di non vedere il richiamo alle "ovattate stanze").
Negli ambienti della politica si scatena il toto-Lucifero. Maggioranza e opposizione si accusano giocosamente a vicenda. Tra i primi e maggiori indiziati: Artizzu dell'opposizione e Maninchedda della maggioranza (che si oppone). Qualcuno ipotizza anche Marracini. Ingenui: l'Udeur esterna sempre a volto scoperto.
Passano due giorni e Lucifero ritorna. Sull'onda emotiva del caso Iene-Parlamento, ironizza sulla calvizie di Uras, Secci e Soru, e invoca l'analisi non sull'uso di droga, ma di quello di "ricci, aragoste, formaggio marcio" consumati nei "rinomati e affollati ristoranti che gravitano intorno al Palazzo". Ahahaha. Voto: 4 e mezzo.
Sabato 14 si parla di riforme mancate. Stavolta il linguaggio è più sobrio perché "questa volta Lucifero non vi farà sorridere, ma spero possa farvi riflettere". Nè l'uno né l'altro (comunque è già molto che non cerchi di fare lo spiritoso). Voto: 6 meno meno.
Passano altri due giorni e torna la vena da umorismo delle scuole medie. Nel mirino c'è Giorgio Macciotta, accusato di voler rifiutare il posto di Pigliaru dopo aver sostenuto Soru nella sua campagna elettorale. La banalità e la pochezza del linguaggio ci impongono di evitare ai nostri dodici lettori anche una sola riga di questo insulso quadretto da viale Trento. Voto: 3 e mezzo.
Venerdì 20 ottobre Lucifero, povero diavolo, ci racconta di un Soru "con la morte in faccia e insieme un etna di rabbia" che guarda i manifestanti del Sulcis e della formazione professionale dalle finestre di viale Trento. A parte il linguaggio da noir minore (etna di rabbia è da denuncia), Lucifero si dimostra scarsamente informato sui fatti. Ma quale morte in faccia! In realtà Soru voleva scendere ad affrontare i manifestanti, dissuaso poi dai suoi più stretti collaboratori. Voto 2 e mezzo (la media tra il 3 per il linguaggio e il 2 per l'attendibilità delle fonti).
Passa solo un giorno e il nostro si lancia un una spericolata descrizione per rapide pennellate dei vari assessori. Della serie: "Pigliaru, amplomb, self control, puzza sotto il naso. Dadea, riccioli impomatati...". Curiosamente manca la Dirindin: evidentemente Lucifero non ha poi la battuta così pronta. Voto: 3.
Tre giorni di riflessione non bastano a Lucifero a tirar fuori un corsivetto non dico cattivo, ma nemmeno brillante. Il massimo che riesce a fare è denunciare (si fa per dire) la propensione dei consiglieri regionali a distrarsi nel corso delle sedute e a simulare interesse quando nell'aula entrano le telecamere. Voto: senza voto.
Il giornalismo politico sardo ha conosciuto ben altre rubriche. Filippo Peretti ha deliziato a lungo i lettori della Nuova con il suo "Indiscreto". E pure sul Corsivo la rubrica "Bipartisan" regalava ogni tanto spunti di riflessione. Ma qui no, qui siamo all'encefalogramma piatto.
In ogni caso, a due settimane da suo debutto, nessuno si mette più il problema di chi sia Lucifero. Anche perché è evidente che non si tratta di un insider: mai una notizia, mai una indiscrezione, nemmeno un pettegolezzo. Che tristezza.
Lucifero (la cui identità, all'Unione, è nota solo al direttore Figus) è una delle persone più disinformate sulla politica sarda. Riferisce con un linguaggio sciatto solo luoghi comuni. È dunque probabile che non si tratti di un politico ma, più banalmente, di un giornalista. Che, nascondendosi dietro un nobile pseudonimo, cerca di provare il brivido della credibilità perduta. Pietà per lui.
