Ma trasferiamo il Comune all’Unione Sarda! Senza far perdere tempo a Zuncheddu. Con Ketty Corona e Asunis, decida tutto dal Terrapieno. Il blitz per la multisala l’avrebbero concesso a chiunque. La Regione compri i palazzi…
di Giorgio Melis
Ci sono discriminazioni davvero intollerabili. Berlusconi ottiene per Villa Certosa cinque bungalow abitativi. Giusto perché le centinaia di stanze delle sue sette ville galluresi sono poco più di un monolocale. Qualche protesta: i soliti invidiosi. Alla Mauro Pili, che aveva contestato la ristrutturazione della vecchia villa Trois a Villasimius, circa 200 metri quadrati. Giustamente: quell’impiastro di Renato Soru aveva ridotto anziché aumentare la cubatura. Un precedente pericolossimo, da stroncare. Infatti il Cavaliere è per la crescita continua, illimitata. Altri cinque bungalows e Dio perdoni Pinuccio Sciola che l’approva perché “tanto c’è un immenso spazio, che problema c’è?”. Anche la battigia del Poetto è spaziosa, lunga molti chilometri, dunque ci starebbero almeno una ventina di palazzi o cento bungalows in riva al mare. In cima al Gennargentu, si potrebbe realizzare una selva di palazzi: Fonni 2. Non ci ha pensato?
Ma torniamo al punto di partenza: le discriminazioni. Vittima, Sergio Zuncheddu. Disperato perché il suo Cappellacci è una frana che frana rovinosamente con gli assssori forniti o voluti da Zuncheddu, la massoneria e la sub-massoneria all’incenso diretta dalla Curia di tale Giuseppe Mani in alto, mani grandi per prenderti meglio. Qualcuno ha sommessamente protestato perché in pochi giorni il Comune di Cagliari ha approvato la terza variante sull’area dei Fenicotteri. Che tormenti e fastidi per questo paziente pover’uomo burcerese che si nutre solo di pane di ghiande del suo paese! Prima ha dovuto sudare per ottenere un bonus di volumetria del 30 per cento superiore a quello del vicino nell’ex cementeria. Poi si è dovuto ancora disturbare per ottenere il cambio di destinazione d’uso: non più servizi e uffici (la vendita per circa 200 milioni di alcuni palazzoni alla Regione alla bancarotta, firmata da Cappellacci nel 2004, era stata bloccata da quel brigatista di Soru) ma complesso residenziale, appartamenti da vendere a prezzi di mercato.
Ma anche qui non si è messa bene:il crollo dovuto alla crisi immobiliare ha lasciato sfitti troppi locali delle torri raso-fenicotteri (straordinario contributo allla sky-line, al panorama e alla difesa dell’ambiente cagliaritani). E prima c’era stato anche il secondo no (Cappellacci ci ha ri-provato, poverop “babbeo”: pollice verso in Consiglio, maledetto Soru) sulla vendita alla Regione dei due soliti palazzi. Seguita perfino dalla bocciatura del piano-casa, che tanto avrebbe rallegrato anche il verro burcerese per progetti in gallura e soprattutto a Cala Giunco: sulla quale è caduta la definiiva mannaia del Consiglio di Stato, senza neanche poter dare la colpa a Soru.
Insomma il pover’uomo tutto carta e cemento, deve sudare le sette camicie per avere il suo. Ad esempio, per un’altra variante ai Fenicotteri, ridurre l’altezza delle torri invendibili e ottenere la costruzione di una grande multisala: la quarta dopo quelle di viale Monastir, viale Marconi e Sestu. Zuncheddu i suoi pasdaran hanno dovuto penare quasi un mese per chiudere la partita al Comune-lumaca. Avrebbe potuto prendersela calma, aspettare i due-tre anni che servono, quando bastano, ai comuni mortali. Ma lui ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo ed è riuscito nel record.
Tutto in ordine, naturalmente. La terza variante e la multisala l’avrebbero concesse a chiunque. Al signor Mulas di Gonnoscodina o all’ambulante Pistis di via Lunigiana: negli stessi tempi. E’ stato invece giusto bloccare il campus universitario della Plaja perché ci sarebbe stata un’ eccessiva concentrazione di costruzioni, residenti e traffico (benché gli studenti usino motorini e pedovia in prevalenza). Come intimava l’ottimo Cualbu al presidente della commissione edilizia, il tardo ingegnere Massimiliano Tavolacci, rapidamente preso in forza da Ketty Corona per un training politico-immobiliare all’ombra di Zuncheddu e Cappellacci. Il veto di Cualbu era salvifico: bisognava giustamente prevedere il traffico e i parcheggi aggiuntivi per l’ineludibile multisala di Zuncheddu, altro che inutile campus universitario!
Per fortuna un bel pò di provvidenziali intercettazioni (pubblicate selettivamente: lasciando fuori Oppi che comunica a Cualbu di aver saputo da Giulio Steri, avvocato dello Stato poi consigliere, la sentenza del Tar su Tuvixeddu un mese prima che fosse resa pubblica) e la svolta derivata dall’inchiesta della Procura hanno al momento eliminato la concorrenza sul mercato di Coimpresa, lasciando più spazio ai Zunk-Fenicotteri. Che continuano a volare bassi e anche loro vorrebbero vedersi qualche bel filmetto nella multisala.
Insomma a prezzo di sforzi immani, superando l’iniqua oposizione del Comune di Cagliari, Zuncheddu riuscirà a ottenere quel che voleva. Però a questo punto si pone un problema serio. Si può continuare a imporre all’editore cementizio una diuturna lotta per vedersi riconosciuti i suoi diritti, quasi primae noctis sul pubblico, mentre deve anche garantire con la frusta l’osservanza di una linea pluralista e ugualitaria alla “sua” informazione? Oltretutto, adesso ha anche altri pensieri. Quel Verdini alle corde. Un caro amico, co-socio de “Il Foglio” di Giuliano Ferrara, dove Zuncheddu ha la sua quota dall’inizio.
C’è una sola, coraggiosa e lungimirante decisione da assumere. Trasferire gli assessorati comunali competenti per i progetti presenti e futuri di Zuncheddu da via Roma a Terrapieno, nella sede dell’Unione Sarda. E’ il meno che si possa fare per far risparmiare tempo e denaro all’editore. Non cambierebbe nulla. Già da anni decide e comunica lui quel che il Comune deve ratificare. Si eviterebbero le telefonate genuflesse di sindaci e assessori. Ci sarebbe finalmente la piena sinergia pubblico-privato, confermando il comando al secondo e si semplifichebbe la catena decisionale giustamente sempre in mano a Zuncheddu,
Sulla facciata del palazzo di Terrapieno basterebbe piazzare anche la bandiera del Comune, nella nuova sede staccata. Zuncheddu potrebbe occuparsi anche d’altro e dirigere tutta l’urbanistica regionale attorno al tavolo con Ketty Corona e Gabriele Asunis. Alternando il duro lavoro con caffé alle ghiande, pasticcini e riti esoterici: ma senza bavaglio e collare che ora fa caldo. Non dovrebbe mancare l’apporto di Lucio Pani, cugino dell’editore-carta-cemento. Sì, l’ex digente dell’Ufficio regionale del paesaggio. Nominato su pressione a Mauro Pili di Gabriele Asunis, arrestato e condannato per aver fatto commercio squallido del suo ruolo. Senza dimenticare quache telefonata affettuosa (intercettata e prodotta al processo) col cuginetto-editore.
Anche senza la presenza di Flavio Carboni, che Asunis potrebbe chiamare quando riguadagnerà la giusta libertà, sarebbe una cricchetta di tutto rispetto. Avrebbe la benedizione di monsignor Mani in pasta e i servigi come intrattenitore e per le bibite di Cappellacci. Cosa vogliamo di più? Una concentrazione sinergica e virtuosa, l’assessorato all’Unione Sarda affidato al suo editore. Per progetti certo mirabolanti da varare in pochi giorni dal quartetto in re minore. Si parla di un ippodromo pensile al Bastione, con percorsi anche pedonali e camminamenti dalla terrazza dell’Unione Sarda. Una discoteca ai Giardini Publici – collegata con un tunnel all’Unione Sarda - sfrattando l’inutile galleria comunale d’arte piena di croste ammuffite. Nella cittadella dei Musei si potrebbe ricavare una residenza prestigiosa e d’epoca: da proporre a Cappellacci al posto di Suelli per i prossimi supervertici criccaioli sull’eolico o quant’altro. Una catena di negozi lungo il Terrapieno completerebbe la location. Tutto in casa-famiglia, baricentro la Casa Bianca di Zuncheddu donde si espellerà la redazione dell’Unione Sarda. Ormai poco dignitosa e anche pulciosa, con troppi tristi cani al guinzaglio e collare antistrozzo, collegati alle tastiere censurate perfino in tasti sensibili. Il Comune e la Regione riunite all’Unione Sarda: sarebbe solo un riconoscimento della servile realtà. La fine di una finzione ridicola: la politica faccia outing e dichiara la giusta assoluta dipendenza dal vero padrone del vapore.











Caro Giorgio, ti leggo sempre e sempre sono d’accordo con te. Qualche volta mi fai sorridere ( vedi tappti Sardi ).
Spedisco ad amici dentro e fuori sardegna il tuo gionale : oggi una mia amica mi ha detto che ha pubblicato il tuo intervento.
Spero che i Sardi si accorgano definitivamente in che inferno ci ha spedito B. ei berlusconiani ( leggi Zuncheddu )
Ti abbraccio
Rosanna
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