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Ugo-babbeo? Ora fa il tonto per non pagare dazio. Era il perno della cricca eolica, aveva appaltato la Regione a Carboni-Verdini e più. Presidente-usciere, consapevole e indecente. Per interessi inconfessabili? Parli e vada via

di Giorgio Melis
19 lug 2010 | 16.332 views

Non siamo furbi ma neanche fessi. E quando un furbastro gioca a fare il fesso per non pagare dazio, si tocca il fondo. Pretende di prenderci per fessi: cornuti e mazziati dal suo vaniloquio in libertà. Così Ugo Cappellacci. Ora si finge un tontolone sprovveduto, ingenuo e innocente. Appunto per chiamarsi fuori dall’affaire dell’eolico e dalla cricca di Flavio Carboni, Denis Verdini, Marcello Dell’Utri e più. In un’intervista al Corriere della Sera – dopo le sei-ore-sei di interrogatorio a Roma – si è definito pubblicamente “un babbeo”. Un poverello caduto nelle spire di cattive compagnie: cerebroleso per troppa bontà. Una vittima. Dunque da assolvere per la sua stessa dabbenaggine. Premessa al successivo, solenne annuncio sull’amica Unione Sarda: “Resto al mio posto, ora farò solo politica”. L’ha già fatta, purtroppo. Eletto presidente per interposto Berlusconi, ha fatto fessi i sardi ed ha scalato la Regione: grazie a lui, sta precipitando nel baratro, anche morale e forse penale.
Certo che vuole restare nella poltronissima. Salvo imprevisti giudiziari, può riuscirci. Perché ha una faccia di bronzo incredibile, tutto sorrisi e moine. Nei modi, mostra straordinarie affinità elettive col compare Flavio Carboni. Un maestro di arti esoteriche, abbracci e baci a tutti, perfetto bon ton massonico. Certo ignoto a Cappellacci, che però ricambia con affettuosità e stile identici: quando si dice, fatti l’uno per l’altro. Comunque il presidente ha un’altra, interessata garanzia. Una mozione di sfiducia indurrebbe l’intero Consiglio regionale – a parte pochissimi – a darsi alla latitanza, astenersi o votare contro. Ci sono altri tre anni e mezzo di legislatura con relativi appannaggi dorati. Gran parte degli onorevoli consiglieri confermerebbe la fiducia anche a Carboni, pur di evitare il “tutti a casa”: con la probabilità di restarci in caso di voto anticipato.

Ma è inaccettabile, anzi fa proprio incazzare, questo Ugo presunto-babbeo che pretende di darcela a bere: sempre che  i magistrati romani non gli ricaccino in gola una versione apparsa ridicola. Vedremo gli sviluppi dell’inchiesta. Ma intanto, chiariamo che lui è stato il perno della cricca eolica. Il personaggio centrale per far decollare l’affaire. Infatti Carboni e Verdini puntano subito a lui: “il sardo”, come lo chiama Flaviuccio parlando con Denis. E’ indispensabile per far nominare il deus ex machina designato della cricca: “Ignazietto” Farris. “Senza di lui, salta tutto”, sentenzia Carboni: saprà bene perché. Infatti travolge l’ iniziale contrarietà del “babbeo”. Che infatti si adegua. Anche ricorrendo, pare, a una procedura illegittima  per nominare Farris. Il quale – va ribadito – è decisivo, sottolinea Carboni. Lui sa bene perché. Noi abbiamo una qualche idea, certo anche i magistrati. Chissà se è stato messo al corrente Cappellacci, che dice o mostra ancora di non aver capito e saputo perché Farris fosse fondamentale nella trama. Eppure lo nomina e lo tiene al suo posto per due mesi dopo l’accusa di corruzione che condivide col “babbeo”. All’oscuro di tutto, nessuno gli dice niente di quel che sta accadendo? Oppure è duro d’orecchio e tardo di comprendonio? Risulta l’opposto: piena, consapevole adesione a tutto.  Infatti anche il suo più stretto collaboratore, Franco Piga, nominato (anche qui in modo illegittimo) all’Autorità d’ambito, viene coinvolto nell’affaire. Addirittura scelto come fiduciario di collegamento tra il presidente e il resto della cricca: questo dicono le intercettazioni.
Ma poi, questa frequentazione innocente, ingenua, inconsapevole con Carboni… Nessuno aveva detto a Cappellacci chi era e quel che era girato intorno a Carboni per trent’anni? Anche Romano Comincioli, il fido del Cavaliere, gli aveva raccomandato di starne lontano: lo conosce bene, dagli anni settanta ruggenti in Costa Smeralda: tra speculazioni e vicinanza con mafiosi ed esponenti della banda della Magliana. Ma il “babbeo” non demorde, nonostante i buoni consigli. Davvero singolare che non ascolti neanche Comincioli: suo sponsor e da sempre all’orecchio del Cavaliere. Non si contraddice alla leggera e senza convenienze adeguate un tale interlocutore, decisivo. Il “babbeo” ci spiegherà una volta o l’altra se il rischio dei legami pericolosi potesse o dovesse essere compensato da interessi oscuri o inconfessabili. Sicuramente molto grossi. Il padre di Cappellacci si occupava in misura importante degli affari immobiliari di Berlusconi in Gallura quando vi imperversava anche Carboni. Non ne avrà fatto cenno al rampollo? E Ugo, negli ultimi vent’anni, non avrà letto i giornali sardi e nazionali e visto le tante ricostruzioni in tv che riguardano il faccendiere di Torralba? Eppure lo0 frequentava a rimi incalzanti: anche mentre Carboni era sotto processo e con una richiesta di ergastolo per l’uccisione del banchiere Calvi.
Ricapitoliamo. Gabriele Asunis – altro personaggio adamantino nel suo agire in Regione, lavorando per la destra e alle spalle contro Soru che lo aveva nominato direttore generale dell’Urbanistica – presenta Carboni a Cappellacci. Di lì a poco si scatena l’ambaradan dell’eolico. Le nomine strategiche, le norme di Soru cancellate, gli incontri a rotazione. E i tre pezzi da novanta – Carboni, Denis Verdini e Marcello Dell’Utri: quasi i tre dell’Apocalisse  – a un certo momento convocano a Roma Cappellacci per definire quel che i primi tre vogliono e il “babbeo” mostra o dice di non sapere. Quindi rendez vous a iosa a Cagliari (chez Carboni, in via De Magistris) e perfino a Suelli. A metà dicembre. Perché i tre dell’Apocalisse vogliono vedere com’è la Sardegna a Natale. Notoriamente, la vera collocazione della grotta di Betlemme è nelle campagne di Suelli e non già in Palestina: dunque l’eolico carbonaro, con incontro riservato al massimo, diventava una digressione rispetto alla visita ai luoghi autentici della Natività.
Tutto procede secondo i piani. I fiduciari preparano documenti e bozze sulle norme da approvare (“cartacce loro”, dice ora il “babbeo”). Un fiume di soldi scorre da Carboni via Iglesias verso Verdini destinazione Firenze. Cappellacci  blocca il progetto Sorgenia (De Benedetti) a Macchiareddu dove punta Verdini più altri in odor di camorra. Mancava solo questo nel menu del torbido Casisp-ex Casic. Il quadro sembra chiarissimo. Sul losco affaire, Cappellacci ha appaltato la Regione a Carboni-Verdini-Dell’Utri. Il presidente-usciere esegue:  in grande sintonia, sinergia e totale consapevolezza, con gli uomini giusti ai posti giusti per andare in gol. Anzi, fare un bingo di cui si intravvede soltanto la grande portata. Vi pare credibile che Carboni-Dell’Utri-Verdini si muovano così alla grande se la posta non fosse proporzionata al loro potere politico, finanziario e oltre? Via, Cappellacci, non si butti giù: non è un babbeo, sarebbe meglio. Sembra tutt’altro e non è un’ipotesi di complimento. Non ci prenderà per il culo. E’ talmente grottesco con le sue pubbliche dichiarazioni da mettere in crisi anche gli umoristi e i vignettisti. Ruggero Soru e Bruno Olivieri, fors’anche Vauro se fosse interessato, se ne dolgono: ci leva il pane di bocca, ci ruba il lavoro. Non c’è partita contro l’auto-satira del falso babbeo: autentico, patetico umorista involontario. Dovrebbe correre a farsi consolare da monsignor Mani in alto, se anche il vescovo-cappellano di Forza Italia, non avesse i suoi problemi. Non è gentile e misurato, tutto sorrisi e gentilezze come il suo protetto presidente: ha tempra militare, da caporale di giornata.
Tornando all’affaire, quello tracciato e risultante finora ai magistrati era e sarebbe rimasto il quadro operativo. Ma la cricca è stata miracolata. Quando a luglio scorso, sul Corsera, “esce” l’articolo sulle intercettazioni di Verdini-Fusi con Cappellacci. Il gioco è scoperto: c’è un’inchiesta in corso da tempo. Contr’ordine, compagni, o  camerati. Si ribalta tutto. E, ciliegina sulla fetida torta, un’intercettazione “coglie” un Cappellacci liquidatorio e perentorio contro i compari: abbassa la saracinesca, “mi sono rotto i coglioni”. Sicuramente parole uscite dal cuore. Ma ai magistrati sembra una recita a soggetto. Una conversazione farlocca per precostituire alibi che smentiscano il contenuto di mesi di dialoghi intercettati. Incontri a baci in bocca. Pranzi a destra e manca. Appuntamenti a ripetizione alla Regione e in Consiglio, oltre la celeste visione comune dell’arrivo dei re Magi alla grotta di Suelli. E soprattutto a Pula, al Forte Village. Al convegno “giuridico”. Casualmente finanziato dal nullatenente e incapiente Carboni. Più 20 mila euro elargiti da Capellacci: capiente con i soldi nostri.
Guarda cosa succede a un presidente babbeo se non ascolta i consigli di Comincioli. Per nostra disgrazia, è nominalmente l’indecente presidente della Regione. Ma comunque vada il cursus giudiziario, Capellacci è come se fosse decaduto, delegittimato, rimosso. Anche se si imbullonerà alla poltrona, ogni sardo ha il diritto di considerarlo un usurpatore arbitrariamente ancora insediato a viale Trento: da cacciare a sonu ‘e corru. Un presidente davvero babbeo ma corretto sarebbe sopportabile. Ma è un’umiliazione inaudita per la Sardegna, questo furbastro che vuole anche trattarci da beoti.

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10 commenti »

  • Antonicu dice:

    Il babbeo deve sparire con la cricca e i silvietti

  • Radio Londra dice:

    Adiosu Nanni, tenet’a contu,
    fache su surdu, ghettad’a tontu;
    e tantu l’ides: su mundu est gai
    a sicut erat non torrat mai.

    Liberamente tratto da Nanneddu Meu
    di Peppino Mereu Poeta di Tonara morto in tenera età
    e gentilmente dedicato come disinteressato dono a ub Presidente in tenera attesa della benedizione e delle coccole del Divino Papi e di Monsignor Money e anche… a Monsignor Money.

  • federico dice:

    la vignetta è mitica!!!!!!!

  • Pasquino dice:

    Solo una cosa contesto e so di non apparire gradevole a molti.
    I sardi non sono stati fatti fessi da B. e Ugo, ché tutte ste qualità mi sembra eccessivo riconoscere a questi due.
    I sardi erano già fessi di loro. Bisogna riconoscerlo. Solo i fessi possono credere alle minchiate viste e sentite prima e dopo la campagna elettorale. Fessi e minchioni.
    Ma si può cambiare….

  • CILIOS dice:

    Leggendo l’ultima di Mani in alto,l’ho associato a Don Verzè(altro buon esempio di ecclesiastico)il quale ,in occasione del premio assegnato a Berlusconi ha esordito con queste parole:”ecco l’uomo mandato dalla Provvidenza….”
    Che orrore!

  • roberto dice:

    e dai sempre a lamentarvi! abbiamo un presidente della Regione e un arcivescovo che fanno scuola. distillato assoluto del comportamento dei potenti che fanno strame di ogni diritto della gente, elettori e fedeli. ma dai, riconosciamone i meriti. Viva Scapollacci e viva monsignor Manixu. aiò sardegna, siamo i migliori. sempre in prima linea con le figuracce. puntiamo al record dai. s’andada de su fumu fatzant.

  • Giorgio dice:

    I veri babbei siamo noi che ancora crediamo alle fate! Tanto questa gente la farà sempre franca. Io spero in un cambiamento radicale, ma di questo passo la finiremo molto male.

  • Ugo-babbeo? @ PD Sestu dice:

    [...] da altravoce.net [...]

  • Sardegna Scollassati dice:

    In quanto alienato da se stesso (ed alienante x i Sardi)
    d’ora in poi egli sarà UFO Cappellacci.

  • Babbeo! | kinisera dice:

    [...] era troppo lungo… per chi volesse dargli un’occhiata (merita veramente!) questo è il link!  [...]

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