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Videolina e il telecomando, battaglia estranea alla libertà d’informazione: tradita da Zuncheddu. I suoi lecchini politici se ne fregano de “Il Sardegna” e del pluralismo

di Giorgio Melis
16 lug 2010 | 3.215 views

La Sardegna boccheggia. Non solo per l’afa. Perché sta finendo di crollare il poco di economia ancora in piedi. Dopo gli altri innumerevoli scippi, il governo si sta preparando a derubarci del miliardo e 400 milioni del nuovo regime delle entrare concordato tra Soru e Prodi nel 2006. L’assessore smentisce e rassicura: come per il G8 borseggiato. La politica è in stato comatoso. Avvolta nelle spire oscure, immorali, illegali e malavitose delle varie cricche non solo eoliche. Il presidente della Regione, col suo più fidato assessore e diversi alti dirigenti, è  coinvolto fino al collo nell’inchiesta. Avendo come compagni di sventura personaggi del calibro etico di Flavio Carboni e compari vari: alcuni in galera. Ma anche poche ore prima di essere interrogato a Roma sull’affaire eolico, Cappellacci era impegnato – come accade da mesi – nella difesa strenua della fondamentale collocazione di Videolina nel telecomando.

I sardi non sono sgomenti per le prospettive tenebrose dell’economia e il profilo giudiziario che il loro rappresentante si trova ad occupare anche sulla scena nazionale. Il brivido che li angoscia riguarda appunto sapere se Videolina riuscirà ad essere tra le top ten del telecomando. Respinta con perdite, finora. Dopo una battaglia politico-parlamentare-editoriale che ha visto in campo tutti gli amici di Sergio Zuncheddu, editore e palazzinaro nonché tutor ampiamente rappresentato nella Giunta.

Ora, è legittimo e anche condivisibile che si tuteli la visibilità e rapida accessibilità delle tv locali nel telecomando. Ma qui si è superato ogni limite. Oltre il ridicolo. Con paginate a saturazione. Patetici articolo di fondo (schiena). Interviste a raffica. Un tormentone asfissiante e ormai fastidioso. Come se fosse il problema dei problemi, la questione fondamentale della Sardegna. Grottesco.

La rivendicazione era e resta condivisibile. Pensando ai molti, bravi e corretti colleghi che lavorano a Videolina. Ma la preoccupazione va riservata solo a loro. Non certo al suo editore (e al servizievole direttore dell’Unione Sarda). Anche se a Videolina fosse assegnato il numero uno nel telecomando, cambierebbe nulla nel giudizio che i telespettatori sardi hanno dato dell’emittente, facendone crollare l’audience. Mentre ancora era ed è nella prima fascia del telecomando. Per rigetto dei contenuti. Di una linea editoriale faziosissima, servile e insieme pesantemente censoria. La voce del padrone arrogante e dei suoi sodali di volta in volta illuminati per interessi scoperti: privatissimi, mai vagamente collettivi. Al dunque, è l’editore che ha squalificato, delegittimato e allontanato i telespettatori: ben più numerosi anche in anni non lontani. Ha ridotto a bollettino padronale un’emittente con meriti considerevoli. Ha umiliato con una linea da caserma una redazione nella quale operano colleghi di tutto rispetto, professionale ed etico.

Di che si duole, Zuncheddu col suo inserviente di Terrapieno? Può indurre, convincere e costringere politici di servizio a sposare la sua battaglia e coinvolgervi anche personaggi autorevoli come Nichi Vendola: di certo disinformato del degrado imposto dall’editore alla sua tv come al quotidiano.  Ma nessuno s’ azzardi a presentare questa faccenda come attinente alla libertà d’’informazione. Perché non è nel telecomando ma nella linea di Videolina che è realizzato il massimo di vulnus, offesa e negazione della libertà informativa in Sardegna. Non saranno altre dieci o venti paginate della succursale stampata a Terrapieno a convincere i sardi che la Videolina zuncheddiana merita rispetto: come testata quanto meno corretta, accettabile pur con una linea politica ben definita e legittima. E’ tempo che questa montatura venga sgonfiata, pur sperando che la battaglia del telecomando possa premiarla. Ma oltre non è consentito andare oltre: per decenza.

Anche perché dei tanti politici (Cappellacci e Pili in testa, seguiti dal beneficato Silvio Lai) in prima linea su questa battaglia di retroguardia, nessuno ha speso una parola sulla situazione drammatica de “Il Sardegna”. Un giornale che pur nel travaglio di una condizione precaria, con l’acqua sempre alla gola, ha garantito un’informazione ben più onesta e di Videolina e Unione messe insieme. Moltissime notizie, anche importanti e qualificanti, sono venute alla luce solo grazie all’impegno dei colleghi de “Il Sardegna”. Dopo essere state brutalmente oscurate o stravolte dall’informazione targata Zuncheddu. “Il Sardegna” non è in edicola da una settimana e attraversa una difficilissima crisi. Ma nessuno dei difensori telecomandati da Zuncheddu ha speso una parola, ha assunto un’iniziativa a favore di un quotidiano in cui lavorano decine di validi giornalista sardi.

Cappellacci del tutto assente: troppo impegnato a lisciare l’editore e nei rendez vous a getto continuo con Flavio Carboni e il resto della cricca. Ma neanche dal centrosinistra si sono mossi in misura adeguta. Si capisce perché. Il sostegno a “Il Sardegna” non sarebbe gradito a Zuncheddu, che invece può illuminare od oscurare a sua arrogante discrezione: a destra e sinistra. Anche queste ragioni spiegano il vergognoso, assordante silenzio che avvolge “Il Sardegna” e l’irresponsabile, colpevole indifferenza sulla sua sorte. Un atteggiamento anche autolesionistico. Perché la sopravvivenza del quotidiano è comunque una garanzia di pluralismo per tutti. Consente di conoscere fatti altrimenti censurati o distorti. Permette a tutti i politici di non essere solo schiacciati dal tallone del gruppo Unione-Videolina o di doversi umiliare a leccare i glutei del padrone. Altro che numero di telecomando come ultima spiaggia! Nella difesa e nel sostegno a “Il Sardegna” ci sarebbero ragioni infinitamente superiori davvero attinenti alla libertà d’informare e, per i sardi, di conoscere la realtà senza essere ingannati, depistati, prevaricati. Questa è il tema che davvero conta, ignorato da politici insieme vili e ciechi. Proprio vero che non c’è peggior sardo di chi non vuol sentire: geneticamente tarato sul servilismo e il lecchinaggio del più forte e prepotente.

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7 commenti »

  • Gino dice:

    Si lamentano solo loro! Altri non ne ho sentiti lamentarsi. E poi chi dice che videolina debba essere sul 9?. Esistono altre emittenti come Sardegna Uno,Cinquestelle,Telenova che potrebbero andare tranquillamente sopra questo fatidico 9.

    Se Viedolina e la tv di qualità guardatevi i telegiornali, non c’è un giorno che non riescano a farne uno senza errori di montaggio sui servizi, e che dire dell’espressione dialettica e sintassica dei giornalisti?

    mammamia lasciamo perdere…

  • Federico dice:

    non sapevo che IlSardegna fosse in difficoltà….lo leggo ogni giorno on-line….spero si riprenda perchè non ci possiamo permettere di spegnere un’altra voce

  • francesco dice:

    solidarietà per i lavoratori de IL SARDEGNA.
    Ma il giornale da chi è controllato? una volta pare ci fosse di mezzo anche Dellutri
    per quanto riguarda videolina sul mio telecomando è passato dal 6 al 40 e non c’entra niente agcom.

  • Eugenio dice:

    Che io sappia non esiste alcun vincolo che impedisca ad ogni possessore di un DDT (Decoder/Digitale/Terrestre) di poter riorganizzare la lista dei canali.

    Sono sicuro che il 90% dei possessori di DDT una volta effettuata la ricerca dei canali non faccia altro che riorganizzare la propria lista a seconda delle proprie abitudini ed esigenze. Quindi non vedo il motivo e ne tanto meno la logica di sistemare automaticamente Videolina sul canale 9.

    Poi chi dice che Vieolina sia la TV più seguita in Sardegna?

    Inoltre non credo che i posti di lavoro a Videolina siano a rischio perchè non sono sul canale 9!

    Che io ricordi quando c’era l’analogico mica il sintonizzatore impostava videolina sul 9!

    Visto che ci siete perchè non fanno mettere anche Radiolina sugli 87.9 in FM prima dei Network Radiofonici Nazionali?

    La notizia apparsa stamani sull’unione “Convegno di Sardafidi: credito agevolato
    per chi investe nell’informazione”

    Cioè io azienda decido di investire in pubblicità con un credito aggevolato vincolato solo al gruppo L’Unione Sarda, Videolina, Radiolina?

    Se io ho la mia emittente RadioTelevisiva diversa da questo gruppo dove preferisco investire che faccio? Niente?

    Mi sa che qui manca un qualcosa sul titolo:

    “Convegno di Sardafidi: credito agevolato
    per chi investe nell’informazione del Gruppo L’Unione Sarda, Videolina, Radiolina “

  • luca dice:

    mi associo…nn ci sono ormai più parole..

  • A.P. dice:

    Radiolina festeggia 35 anni come “PRIMA RADIO LIBERA IN SARDEGNA”

    Peccato che la prima radio libera in Sardegna sia stata RADIORAMA PRIMA radio privata della Sardegna che trasmetteva sugli 87.94, era il 10 Giugno del 1975 che successivamente prese il nome RAMASOUND.

    Nel 1977 dalla scissione di Ramasound lo stesso fondatore di RADIORAMA (Piergiorgio della Pina) fondà Radiomambo era il 1977.

  • Bruno dice:

    Da molto tempo non compro più l’Unione Sarda, spero che facciano la stessa cosa tanti altri sardi.
    Quello che era una volta il giornale dei sardi è diventato un pessimo foglio al servizio di una classe di potere incapace e faccendiera.
    E’ diventato il giornale portatore di interessi economici volti solo alla speculazione e non al bene della Sardegna.
    Leggere l’Unione vuol dire farsi propinare notizie false e di parte volte solo all’interesse di pochi e contro gli interessi di tanti.
    Basta vedere cosa è diventata Cagliari negli ultimi venti anni.
    Non c’è stata una sola opera degna di essere ricordata e meritoria di plauso.
    L’urbanistica per esempio, guardate via Santa Gilla, osservate la dimensione della strada, pensate a come avrebbe dovuto essere disegnata e progettata.
    Provate a immaginare cosa accadrà quando apriranno quelli orribili palazzoni che stravolgono il profilo della città, nascondendo il castello a chi proviene da fuori.
    Mentre in tutto il mondo, palazzi simili venivano abbattuti (pensiamo a Bari), a Cagliari venivano invece costruiti, addirittura su terreni dove sono presenti importanti resti archeologici.
    A chi appartengono quei palazzi?
    Appartengono al padrone dell’Unione Sarda.
    Occorre fare in modo che la gente apra gli occhi e non compri più quel giornale.
    Ci sono altri giornali, più onesti, meno faziosi con una informazione completa e veritiera.
    Cominciamo quindi a non comprare più L’Unione Sarda e cominciamo anche a non pubblicare i carissimi necrologi.
    I soldi dei necrologi possono essere dirottati per ben più nobili opere di bene dedicate alla memoria del defunto.
    Io uso fare offerte con dedica ad associazione di volontariato, opere di carità, di ricerca, ecc. ed invio copia del versamento ai familiari del defunto.
    Riesco a non far arricchire l’Unione, a fare un’opera di bene e a ricevere il ringraziamento convinto dei parenti che apprezzano più di qualsiasi inutile necrologio il bene reale compiuto.

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