La Regione-cricca-loggia: Carboni ordina, Cappellacci esegue: con Asunis. Altro che Farris: si dimetta il presidente. Nelle mani della P3: ricattato, ricattabile e/o complice
di Giorgio Melis
Si sono già dimessi il magistrato Martone (ex presidente dell’Anm e avvocato generale della Cassazione) e l’assessore regionale Sica appena eletto i n Campania. Stanno per saltare il taurino Denis Verdini, coordinatore del Pdl. Presto toccherà ad altri personaggi istituzionali coinvolti nelle trame della nuova P2 di Flavio Carboni. Arrestato con due dei principali compari per aver cercato di influire sul verdetto della Corte costituzionale sul lodo Alfano facendo ricorso a rapporti stretti confluiti nei vertici a casa sua col sottosegretario alla giustizia, avvocati e magistrati. Eccole le toghe rosse su cui strepita Berlusconi.

Ce n’è parecchie altolocate azzurre: lordate dalla partecipazione a intrighi a favore del Cavaliere e dei suoi amici, per aggiuntare processi e sentenze perfino della Consulta e fare dossieragigo conbtro un candidato preferito a un altro con mandato d’arresto per collusione con i Casalesi. Questione morale anche per una parte dei magistrati, mentre Berlusconi e i suoi massacrano quotidianamenti quelle che difendono la legalità: dunque, “metastasi” del sistema. Si sta sta scatenando un terremoto. Ma in Sardegna, epicentro iniziale e successivo del sisma, stiamo ancora a chidere e chiederci se debba dimettersi il pupillo di Flavio Carboni. Quel funzionario voluto dal faccendiere ora a Regina Coeli. Altrimenti “salta tutto”: l’affaire dell’eolico e altro. Per il quale aveva raccolto pare otto milioni di euro da distribuire per ungere le ruote presumibilmente regionali. Una parte – 800 mila euro – li ha fatti transitare da una banca di Iglesias (sub-centro dello scandalo che ruota attorno a Carboni, con la sua compagna e altri compari tutti allocati nella città di Giorgio Oppi) nelle casse di Denis Verdini. Carboni era il collettore di imprenditori od oscuri affaristi che dovevano saturare la Sardegna di eolico terrestre e marino: con il contributo determinante di sponde arde.
Allora, parliamo ancora di Farris? E’ Ugo Fantocci che deve sgomberare. Farris è e resta al suo posto nonostante la richiesta di dimissioni di Mario Diana, del Psd’az, dell’Udc e della flebile opposizione: a parte il sub-comandante Soru, di ben altra combattività. Cappellacci si è elegantemente pulito i glutei con i documenti degli autorevolissimi, temuti
alleati che chiedevano la rimozione di Farris. E’ il nodo di tutto. Rischioso ogni giorno di più per Ugo Fantocci Cappellacci. Che però non lo scioglie né lo recide. “Sono tranquillo”, continua a dire dopo l’arresto di Carboni e compari vari. Tranquillo lui, allarmatissimi i sardi. Perchè Farris è intoccabile? Perché è coperto ben oltre Cappellacci? Perché è al centro della trama, sa molto o tutto. Doveva avere un ruolo decisivo. Dunque, in grado di ricattare per ritorsione il presidente che l’ha nominato sotto dettatura di Carboni-Verdini? O che altro? Comunque roba oscura, sospetta, maleodorante.
La Regione a disposizione di Carboni-Verdini: roba da impeachment. Gli ultimi sviluppi delle indagini, le intercettazioni rese note, hanno chiarito il quadro generale. E dato un ruolo primario a quel tristo assessore Gabriele Asunis. L’uomo che dal 2008, direttore dell’urbanistica nominato da Soru, tramava con Flavio Carboni per ottenere un miglior trattamento da parte della “Nuova Sardegna” della destra: per la quale tifava sfrenatamente (ricambiato poi con l’assessorato). Esempio preclaro di lealtà da parte di un manager regionale voluto dalla Giunta di centrosinistra. Asunis sembra un altro pezzo decisivo, come quel Franco Piga – il responsabile della campagna elettorale di Cappellacci – nominato allì’Autorità d’ambito senza averne i titoli e con procedura clamorosamente illegittima. Ma qual è il quadro che si presenta, oltre i profili giudiziari? La Regione era “a disposizione” di Carboni e Verdini, amiconi e comparoni del presidente. Le registrazioni delle telefonate e degli incontri, i pedinamenti e gli abbracci filmati dai Ros a Roma – oltre il convegno di Forte Village, finanziato da Cappellacci con 20 mila euro, per far incontrare molti protagonisti dell’affaire – mostrano una Giunta che ribalta le norme sull’eolico di Soru e le volge a favore della cricca capeggiata da Carboni. Ovvero, il presidente è l’esecutore degli “ordini”-interessi del faccendiere sardo da calare in normativa esecutiva. Nella quale si deve ancora inquadrare il ruolo dell’indispensabile Farris (“senza di lui salta tutto”) e per la quale Carboni raccoglie milionate di ieri” per incentivare le disponibilità necessarie in Sardegna.
La controprova contro Cappellacci: svelate le prime intercettazioni, cambia tutto per l’eolico. Questo era o sembra il percorso che doveva seguire l’affaire. E sarebbe sicuramente andato in porto. Se il Corriere della Sera non avesse reso note le prime intercettazioni sugli ncontri tra Cappellacci, Carboni e Verdini. Qui è la svolta. In attesa di conferme dall’autorità giudiziaria, che comunque segue con convinzione questa pista, la diffusione delle intercettazioni avrebbe indotto o costretto Cappellacci a un cambio di rotta repentino nella normativa sull’eolico: perfino la funzionaria che aveva scritto quella precedente si duole d’essere tagliata fuori dalla rivisitazione radicale, di cui non si capacita. Ovvero, bisognava dimostrare che non si voleva favorire la cricca di Carboni. Anzi, si faceva qualcosa che somigliava all’opposto: precostituzione di alibi? Quest’inversione rischia invece d’essere la prova-regina contro Cappellacci. Il quale, da uomo di mondo ben informato da sempre di chi fosse stato e fosse ancora Carboni, lo incontrava ripetutamente in veste ufficiale e privata: benché ancora il faccendiere fosse sotto processo e con una richiesta di ergastolo pendente per l’omicidio del banchiere Calvi. Ugo “il tranquillo” può frequentare simili personaggi in rappresentanza della Regione, trattare e subire nomine e regole da costoro: salvo rovesciarle quando sono scoperti e resi noti i suoi legami pericolosi, inquinanti, molto sospetti. Non fa marcia indietro solo per Farris Non può, non vuole? E’ ricattabile, ricattato, connivente? Sul piano giudiziario si esprimerà la magistratura. Su quello politico non può esserci dubbio che un simile presidente, in mano a Carboni e compari vari, non può restare al suo posto senza portare la Regione a livello di istituzione sotto schiaffo, ricattabile quanto minimo. Non dimentichiamo che il potentissimo Scajola si è dovuto dimettere in pochi giorni per molto meno.
Non è un problema dell’opposizione e del presidente: investe pesantemente il centrodestra. L’insostenibilità della posizione di Cappellacci è evidente e non riguarda le sue parole e scelte: finora reticenti all’estremo. (En passant, è stato lui a intervenire con la cricca per un magistrato cagliaritano? Per i giudici, si è mosso il “vertice della Regione Sardegna”). La flebile opposizione sembra intenerita dal disagio dell’Ughetto. Ricordate la guerriglia, gli assalti, le commissioni d’inchiesta, le aule occupate a ogni polemica contro Soru? Il centrosinistra s’è dimenticato perfino cosa significhi fare opposizione vera: anche quando sono in ballo la legalità e la dipendenza di una Regione eterodiretta anche da un faccendiere come Carboni. Ma anche il centrodestra ha poco da rallegrarsi. Se sostiene Cappellacci, sarà chiamata a collettiva responsabilità. Oppure ritenuta connivente nei suoi intrighi con la cricca. Tanto più che viale Trento, questa Regione impresentabile, somiglia sempre più essa stessa a una cricca, la filiale di una loggia massonica: sia pure all’incenso disperso nell’aria dal turibolo di monsignor Mani in alto. I suoi tutori (Sergio Zuncheddu) sono massoni conclamati rappresentati direttamente in Giunta da Ketty Corona e forse da alcuni altri. Questo Asunis, culo e mutanda da molti anni col piduista Flavio Carboni, avrà per caso simpatie e sinergie esoteriche? La Regione-cricca-loggia-sottocuriale è un mai visto che può uccidere definitivamente il rispetto dell’autonomia nel cuore dei sardi. All’esterno è scomparsa, sepolta dal nullismo di un presidente per procura, ciambellano del padrone. Ma è inaccettabile che possa essere il simbolo di una decadenza morale, politica e forse anche giudiziaria di una Sardegna allo sbando.










Ogni volta che leggo pezzi come questo provo una certa soddisfazione perchè “mi nutro” di una informazione sana e genuina.
E’ sempre un piacere leggere gli articoli di Giorgio Melis
Ogni volta che leggo gli articoli di Melis mi viene una rabbia contro la maggior parte del gruppo dirigente del PD. In particolare Silvio Lai, la Giudici, Cabras, Spissu, Giagu e compagnia cantante. Questa cricca non si è resa conto della P3, di Capellacci e di tanti massoni che stanno distruggendo l’ultimo lembo di credibilità della nostra classe politica. Lai usa il fioretto con Capellacci, mentre con Soru usava la scimitarra. Con queste persone non si farà mai una politica trasparente.
http://www.lunaset.it/attachments/28400_ordinanza_cosentino.pdf
Complimenti per l’articolo. Di tutto questo il direttore del giornale sardo non si è accorto di nulla, infatti il suo editoriale era tutto un piagnisteo per la mancata sintonizzazione del canale 9 di videolina.
Forse ha anche lui la benda negli occhi come i quattro mori ripristinati dal sub presidente, quale primo atto di sovranità popolare all’atto del suo insediamento.
GENTILE G.M,ho FINito di leggere ora il suo dettagliato articolo.SONO molto arrabbiata per tutto ciò che sta accadendo nella nostra terra.quello che mi manda di più in bestia è sentire che BERLUSCA difende a spada tratta VERDINI(L’HO appena sentito al tg).MI DOMANDO:che schifo più schifo sta succedendo? Non sarà lui il mandante?E perchè l’opposizione non riesce a buttare a calci in c… CAPP. e farris.LA STESSA giunta di destra…se la fa sotto,per caso?TEMONO ritorsioni sono collusi o sotto ricatto?
Ho sentito al TG3 il commento del segretario regionale del mio partito, il PD. Silvio Lai è ridicolo, patetico, deprimente, insignificante, inconcludente: nonché irresponsabile. Perché la responsabilità di un’opposizione seria, di fronte a quel che va svelando – fatti da accertare ce ne sono: ma la nomina di Farris è stata ordinata a Cappellacci da Carboni e Verdini, punto e a capo – l’inchiesta di cui all’articolo di Giorgio Melis, è di chiedere immediatamente le dimissioni del presidente della giunta regionale. Richiesta che, ovviamente, non sarebbe accettata: e allora si continua, manifestando, informando, tapezzando le città e i paesi della Sardegna con manifesti e volantini capaci di rompere il muro dell’omertà informativa dei servi di Zuncheddu. Questa è la responsabilità di un segretario e di un gruppo dirigente di un grande partito di opposizione. Ma questi qui son tutti allegri per avere conquistato sei provincie su otto in un turno elettorale con la più bassa affluenza al voto della storia: dei rischi che ha corso e sta correndo ancora la Sardegna finché sarà in mano alle escort del centrodestra sardo, non importa nulla a certa gente. D’altronde, a denunciare l’assalto dell’eolico è stato Mauro Pili – l’unica cosa decente che ha fatto nella sua carriera politica: Deus si dhu paghit, anche se è stato solo il frutto di una faida interna al PdL – non certo i damerini del PD. Non credo tuttavia che in questo atteggiamento vi sia solo negligenza o menefreghismo o incapacità di comprendere la gravità del momento: è che il pensiero che Cappellacci possa o debba dimettersi davvero atterrisce chi dovrebbe rinunciare inopinatamente a stipendi da 15 mila euro al mese.
Sono in perfetto accordo con Giuseppe. Il fatto che una parte dei politici del PD non si faccia sentire non è un caso.
Che siano all’opposizione non è un incidente di percorso.
Dopo aver duramente lavorato per eliminare il principale ostacolo al bene della Sardegna, Renato Soru, stanno aspettando e osservano in disparte: attendono che altri agiscano e facciano pulizia per impadronirsi dei posti lasciati liberi e riprendere le vecchie pratiche di coltivazione nei loro orticelli.
Caro Direttore, alla luce delle notizie odierne (18 luglio 2010) sembra che iul Presidente della Regione voglia farci credere di non appartenere alla loggia P3, ma all’organizzazione B3 (babbeo)!!!
Egli stesso ha aggiunto un altro termine simil-Fantozziano con cui apostrofare il suo già disatroso mandato.
Tutto gli si potrà dire a quest’uomo, ma non che sia avaro di spunti per la pubblicazione dei suoi articoli, che trovo sempre eccezionali.
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