Ufficiale: l’Italia è una Repubblica fondata sulla corruzione. Paese-gelatina, le tangenti sono seriali: come i killer. Svettano i ministri. L’onnipresente Sepe pare il cardinale del “Codice da Vinci”
di Giorgio Melis
Uno scandalo al giorno leva la Republica di torno: ci siamo quasi, ormai. Dopo le fantasmagoriche imprese della “cricca”- coinvolti ministri, politici vari, altissimi dirigenti dello Stato, il Vaticano con cardinale e “gentiluomini di Sua Santità” – ecco esplodere il millesimo scandalo delle Ferrovie dello Stato. Ora si chiana Trenitalia. E’ cambiato il nome ma non lo storico vizietto delle tangenti sugli appalti. Per l’ultimo caso, arresti, accuse di tangenti da dieci milioni, coinvolti nomi importanti.
L’esempio viene dall’alto: come il pesce puzza dalla testa. Nelle stesse ore, arrestati il direttore del carcere di Massa e i presunti complici di un giro d’appalti naturalmente truccati. La cronaca non dà tregua. Nei giorni scorsi un generale della Finanza si è suicidato in casa durante una perquisizione. Ormai è solo una rubrica enorme, l’inchiesta sulla fogna a cielo aperto della “cricca”: mobilita quattro Procure. Provvisoria ciliegina sulla torta fecale, in attesa di sicuri nuovi scandalosi eventi, la retata a Trenitalia. Dove nel passato remoto e recente le corruzioni e gli arresti si sono susseguiti a ritmi ben più elevati dell’alta velocità.
E’ sotto gli occhi non più esterrefatti degli italiani rassegnati al peggio che bisognerebbe aggiornare il primo articolo della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Intanto perché si regge non sul lavoro ma sulla massima disoccupazione. Soprattutto si può ben affermare dire che la Repubblica è fondata sulla corruzione e sulle tangenti. Ora anche seriali: come i killer. Ma molto più diffusi, invasivi, inarrestabili. Negli anni sessanta, il presentatore Corrado fu licenziato in tronco dalla Rai per aver detto, in termini leggeri innocenti e fondatissimi, che l’Italia era un Repubblica fondata sulle cambiali. Verissimo. Il carburante dei consumi erano appunto i “pagherò”: ben più diffusi dei bancomat.
Oggi nessun Corrado sarebbe censurato se dicesse l’ovvietà conclamata che la tangente è il motore dell’economia anche legale. Basta che un magistrato gratti la crosta di qualunque superficie di appalti, concorsi e altro perché scopra un verminaio: a colpo quasi sicuro. Altro che sistema-gelatinoso, come è stato definito quello della “cricca”. Ormai siamo all’Italia-gelatina. Un unicuum di corruzione a ogni livello territoriale. Incistato dal malaffare in superficie e nelle profondità del sistema. Illegalità di massa: la società già detta civile è sprofondata nell’immoralità.
Anche perché è dall’alto che continuano a venire gli esempi più fulgidi. Soprattutto dai vertici ministeriali, politici nazional-regionali-comunali, manager pubblici e privati. Naturalmente a spese dei cittadini-contribuenti e del parco-buoi dei piccoli azionisti delle società quotate in Borsa. C’è una situazione ai vertici governativi ed ex che non ha precedenti né uguali nel mondo. A prescindere dall’imprescindibile Berlusconi e dell’alter ego Dell’Utri, sono sotto inchiesta o processo ministri e sottosegretari: da Cosentino per camorra, Bertolaso, Lunardi, Scajola, Verdini, il braccio destro di Matteoli. Da ultimo, il memorabile Brancher: accetta il processo, bontà sua, e dà in Tribunale le dimissioni “spintanee”. Condivise dal Cavaliere, molto più responsabile politicamente e non solo: lo ha nominato perché potesse sfilarsi dal processo e ora lo ha costretto a dimettersi dopo l’intemerata di Napolitano. Solidarietà fra vecchi compari degli anni ruggenti, quando che Brancher finanziava Psi e Dc per conto di Fininvest. Finito a lungo in galera ma senza dire una parola: come l’eroe Mangano, il mafioso caro a Berlusconi&Dell’Utri.
Non bastasse, si va registrando un aumento esponenziale nel malaffare di alti e altissimi ufficiali, una valanga di alti funzionari statali, non pochi magistrati, anche della Corte dei, del Consiglio di Stato, perfino in qualche autority a difesa dei cittadini. Per non parlare della cloaca mai spurgata né spurgabile nota come Rai.
Il tasso di corruzione è di tale ampiezza e profondità da dover ricorrere al termine che Berlusconi usa sistematicamente riferendolo ai magistrati: metastasi. Riepilogando, il Cavaliere governa e comanda da oltre sette degli ultimi nove anni, comandava allo stesso modo anche quando era all’opposizione. Il collasso morale e penale non è certo tutto attribuibile a lui e al suo sistema di potere: anche dall’altra parte ci hanno dato sotto. Ma è innegabile che il classico motto della destra, “legge e ordine” è stato applicato - malissimo – solo contro gli extracomunitari e, grazie a magistrati, forze di polizia e l’eccellente ministro Maroni – contro le varie mafie. Contro la criminalità dilagante dei colletti bianchi, nella sfera pubblica e privata ai massimi livelli, si è fatto poco o nulla. Semmai incoraggiandola con gli scudi contro ogni illegalità.
“Il miglior capo di governo degli ultimi 150 anni”, ovvero Berlusconi, non si è accorto di nulla? O meglio, perché non ha fatto nulla disponendo di una maggioranza enorme e di potere illimitati? Glielo hanno impedito? Ma quando mai si sarebbe lasciato fermare… Molto semplicemente, non ha voluto: specie nella cerchia allargata dei suoi sodali. Molti dei quali perseguiti dalla legge e coperti da leggi di copertura. Ha una responsabilità politica e personale enorme, che gli va contestata per il ruolo e la durata di governo mentre l’Italia è precipitata ai massimo della corruttela mondiale. Ha fatto nulla contro il grande malaffare. Moltissimo, e continua, contro chi tenta di frenarla. Da ultimo e ora, col micidiale intervento sulle intercettazioni e contro la libertà di stampa. Eppure, anche nel nuovo scandalo a Trenitalia, il Procuratore di Napoli sottolinea che le intercettazioni sono state determinanti.
C’è finito, ma ormai non quasi fa più notizia, anche il cardinale Crescenzio Sepe: solo nominato, non indagato come nell’inchiesta sulla “cricca” di cui era protettore massimo. Ricambiato, anche per le assunzioni di vari nipoti: secondo pietose tradizioni che vengono dal Rinascimento. Davvero poco esaltante, in un momento tanto tremendo per la Chiesa, il ruolo di questo prelato con potente vocazione anche politico-immobiliare. En passant, somiglia sempre più, anche fisicamente, al torvo cardinale de “Il Codice da Vinci”. E’ un’annotazione incongrua? Si dice che dopo i quarant’anni ciascuno è responsabile anche della propria faccia.
In soldoni e soldini, l’Italia affonda nella melma della corruzione e delle tangenti, ora seriali. Ma la priorità assoluta è bloccare le intercettazioni a magistrati e forze di polizia. Mettere il bavaglio, il sasso in bocca all’informazione. E’ l’Italia-gelatina che piace a Berlusconi. Questo non è da tempo un Paese per onesti. L’onestà è autolesionismo, una colpa da espiare.










Interessante il pezzo ma mi piacerebbe che commentasse la novità del programma del martedi su videolina e sardegna1(che per altro non ho ancora visto e non so se è già stato trasmesso)in cui si tessono le lodi di Cappellacci e del suo entourage.
“Tutti al mare”, Caro Giorgio, sembra che l’acqua salata lavi bene memorie e coscienze degli italiani, non ci si scandalizza più, niente indignazione per un paese ridotto alla fame ed al ludibrio del resto del mondo.
Qualcuno dice che il cavoliere è alla frutta, a me pare che anche l’opposizione sia alla “macedonia”, il paese dei santi sembra averli s-terminati tutti, a chi “votarsi” ora?
Da queste situazioni, storicamente, non è mai scaturito niente di buono…
Caro King George, qui in Sardegna ci vorrebbe uno Zorro, per segnare con la Z tutti quelli che vogliono ridurre in cenere, polvere e cemento (che grigiore) la Sardegna. Ci vorrebbero, però, anche tanti sardi (non sordi) coraggiosi per uccidere nella culla il nuovo progetto editorial – cementizio del padrone dell’Unione Sarda (sorda?). Di Zorro, però, non ce n’è. E di zac zac, quindi, neanche l’ombra. Così non ci resta che preparare una buona campagna elettorale. Perché, secondo me, lo schiavo di Roma e del Cavaliere di Arcore, tale Cappellacci non ce la fa a finire la legislatura. Ma dimmi, o “sir”, chi può fare fuori questa masnada senza mandarne dentro un’altra? Fammi sapere: sono preoccupato. Dimmi, King George …che c’ho un terribile mal di testa.
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