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Il premier che odia i sardi, i ruffiani ringraziano

di Giorgio Melis
23 feb 2010 | 1 views

In tempi drammatici, meglio coltivare la comicità. L’Unione Sarda scopre l’acqua calda e lancia un insinuante sondaggio: “La Sardegna non ha rappresentanti nel governo nazionale in misura sufficiente per tutelarne gli interessi. E’ giusto o no?”. Quesiti sconvolgenti, drammatici. Ma ecco la prima ondata di risposte. Giustissimo, sacrosanto: meglio non avere ministri nel governo. Anzi, dovrebbero espellere i sardi dal Parlamento: non servono tutele a Roma della Sardegna. A noi pensava e pensa Silvio Berlusconi. Già prima e poi dal 2008, quando è tornato al governo. Soprattutto prima e dopo le elezioni regionali. Ha giurato che sarebbe stato lui il superministro dei e per i sardi: chi insinua che è uno spergiuro? Anche voi di Terrapieno comunisti e disfattisti, partito dell’odio? Il vostro sondaggio è una provocazione: vergognatevi! Queste risposte arrivano dai lettori intelligenti, i più dotati, consapevoli  e combattivi.
Quelli fessacchiotti, con un quoziente intellettivo inferiore ai geni del quotidiano cagliaritano, replicano sgarbatamente: com’era da attendersi. Proprio voi chiedete se è giusto che contiamo meno di zero, che ci trattino a calci nei denti, scippati, umiliati, ignorati, spernacchiati, cornuti e mazziati? Ma ci avete preso per idioti, proprio voi scrivani sdraiati e scodinzolanti? Proprio voi paraninfi che tacevate e applaudivate servilmente mentre Berlusconi ci scippava cinque deputati, cancellava la Sardegna dal governo nazionale dopo 60 anni, rinnegava l’impegno per il seggio europeo e, in progressione, ci fregava il G8, ci derubava i miliardi Fas, azzerava la Sassari-Olbia, ridicolizzava i suoi “interventi” con Putin e l’Eni per l’alluminio e la chimica? Ma come vi permettete di chiedere se è giusto tutto questo quando voi, col centrodestra di maggiordomi e parte del centrosinistra di collusi, siete corresponsabili del micidiale inganno di Berlusconi?
Ma poi: sono domande retoriche e insieme idiote perché sappiamo tutti che non c’è niente da fare.  Siamo (ci avete) fregati assieme al Cavaliere. Cari mentecatti, certo che ci vorrebbero anche ministri sardi. Che scoperta mirabolante! Ma due anni dopo l’esclusione, denunciata invano da pochi quando si doveva insorgere!  E  cosa servirebbero i ministri se la politica del Pdl sardo è condotta da invertebrati che hanno paura anche della loro ombra e da tanti centrosinistri che non fanno opposizione ma danno l’appoggio esterno? Tutta questa poltiglia, con le debite eccezioni quasi impotenti, non vale un’unghia della determinazione di Bossi che si è messo e resta al centro dei grandi giochi, perché ha saputo combattere, resistere quando era alle corde e ora, piaccia o non, fa il bello e il cattivo tempo.
E’ Berlusconi a dipendere da lui e non viceversa. Ma Bossi è un vero leader popolare, di schiena dritta. Quando mai avrebbe consentito al Cavaliere di imporgli parlamentari paracadutati, scegliergli i presidenti, negargli ministri, sottrarre alle regioni dove comanda soldi e infrastrutture? Lo avrebbe mandato, a quel paese: come ha fatto anche espugnando la presidenza del Veneto.
Altro che “sedotta e abbandonata”, come lamenta il patetico scrivano-capo di Terrapieno sia accaduto alla Sardegna ad opera del Cavaliere. Piagnucolando, senza uno straccio di autocritica, che la Sardegna sia afona e svirilizzata. Ma senza spiegare che questo accade per volontà di Berlusconi e per acquiescenza degli ascari sardi e dei corifei che hanno rilanciato, accreditato, esaltato le sue balle spaziali. Per come ha agito e agisce il cosiddetto “governo amico”, si dovrebbe concludere per un premier  che odia i sardi dopo averli blanditi e presi per i fondelli come beoti. Lo stesso Berlusconi che si piega a ogni rivendicazione della Lega. E subisce anche, senza fiatare, che il siciliano Lombardo gli mandi mezzo partito all’opposizione e gli faccia una Giunta contro: non gli taglia i viveri ma concede i miliardi del Fas bloccati alla Sardegna.
Allora,  non è questione di ministri da elemosinare, un obolo che non sarà versato nel cappello teso dai questuanti isolani. Rappresentano di nuovo, dopo cinque anni di dignità e coraggio, un ectoplasma politico che si può prendere a calci quanto si vuole. Un vuoto a perdere perché c’è stata e c’è una componente trasversale di ascari e colonizzati geneticamente che ha smarrito ogni dignità e subisce tutto. Il massimo di reazione è questo piagnisteo ora diffuso dalla centrale di Terrapieno. Dopo aver fatto di tutto e di peggio per convincere subdolamente tanti sardi a mettersi sotto il tallone e alla mercé del Cavaliere, ora si atteggiano a grottesche, prefiche.
Sabato scorso è stato celebrato epicamente che una trentina di sindaci, più Cappellacci, la Lombardo e Silvio Lai, abbiano potuto manifestare per l’Alcoa a pochi metri dall’ambasciata americana a Roma. Si è esaltata trionfalmente la prima manifestazione ravvicinata a una sede Usa dall’Undici Settembre. E che sarà mai stata, una nuova presa della Bastiglia, con Cappellacci avvolto nella bandiera dei quattro mori? Ricordava il povero supertifoso Marius celebrante lo scudetto del Cagliari con lo stendardo rossoblu sulle spalle. Li hanno lasciati avvicinare: perché tenerli a distanza? Semmai avrebbero dovuti gratificarli con chewingum e popcorn: così inoffensivi e patetici da non riuscire neanche a parlare con un addetto dell’ambasciata e poi ricevuti a stento da un funzionario al ministero di Scajola. Una disavventura mortificante.
Sarebbe questa la falange sarda che deve “tenere calda una vertenza drammatica. Per questo abbiamo invitato a capeggiarla Cappellacci” – ha proclamato con forza il deputato Paolo Fadda – perché “ci rappresenta tutti”. Buon per lui che si sente così rappresentato e garantito. A differenza della maggioranza: “devo rilevare la totale assenza del centrodestra”.
Appunto, una larga fetta del Pdl e degli alleati, al contrario di Silvio Lai e Fadda non è affatto rassicurata ma preoccupatissima e in contestazione aperta del presidente e della sua imponderabilità politica. Ora lo proclama anche il sardista ondivago Giacomo Sanna, sempre su L’Unione Sarda: raccoglie il grido di dolore dei “sedotti e abbandonati”. E organizza una rivolta epocale. Col sondaggio alla Catalano: è giusto che non abbiamo ministri e non siamo tutelati nel governo? Ovvero, è meglio essere forti, ricchi, potenti o poveracci, traballanti e mendicanti? Se questa è  la partenza di una battaglia pura e dura, passiamo al dessert: anche la frutta è finita.
Se la situazione è drammatica, anzi tragica, Cappellacci con la sua Giunta vada a palazzo Chigi (non per la solita pacca sulle spalle e chiedere aiuto contro i contestatori interni), annunci le dimissioni di tutti, stavolta con l’opposizione: ma contestando a Berlusconi l’inganno perpetrato, gli abusi e gli attacchi ai diritti e ai soldi dei sardi. Il tutto per davvero, non per finta. Come Soru in Consiglio, a sei mesi dal voto, andando fino in fondo se non avrà garanzie immediate e concrete.
Purtroppo non accadrà niente di simile. Si galleggerà con vaniloqui e piagnistei. Berlusconi non ha i sardi in odio. Forse li disprezza soltanto. Sa che una buona parte subisce tutto senza reagire: i servi li si usa e li si getta, fanno comodo e mai paura, non destano rispetto perché lo hanno gettato nella pattumiera.
Il personaggio Cappellacci è un abile opportunista. Si mette alla testa delle proteste di cui dovrebbe essere oggetto, per sé o Berlusconi, sorride e tira a campare. L’idea di dimettersi per protesta non lo sfiora: era uno dei mille commercialisti di Fininvest, la casa-madre, fin da giovanotto. Lo resta anche da presidente della Regione nominato dal principale. Ci sono rivolte innaturali. Una sua contro il Cavaliere ricadrebbe in questa categoria. Tuttavia, possiamo consolarci. Appena il sondaggio-Catalano dell’Unione Sarda avrà raccolto l’oceanico parere sul decisivo quesito (“è giusto o no?”), le mura politiche romane crolleranno come quelle di Gerico. E beati i sardi assetati di giustizia, perché saranno giustiziati.

21 gennaio 2010
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