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Ecco il badante, schiavetti sardi: firmato Silvio. Komincioli supervisore del Berluscoland-Pdl: umiliato e contento. Viva l’autonomia!

di Giorgio Melis
22 giu 2010 | 2.172 views

Anche il Pdl sardo ha il suo fattore K, come il vecchio Pci. Si chiama Komincioli. Di nome fa Romano(v). Non è russo ma brianzolo. Alla moda del vecchio Kgb, è il commissario politico del Kremlino di Arcore. E’ assoluto plenipotenziario per il Sardistan-Berluscoland: trascurabile colonia insulare di buoni selvaggi domestici. La metà circa vive genuflessa, scodinzolante, felice, sempre leccando i glutei del padrone e dei suoi guardiani. Grand’uomo questo Komincioli: domatore di conigli nuragici in forma di bipedi pseudo-umani. Li ha tenuti in gabbia dal 1994 fino a pochi anni fa. Prima era impegnatissimo in Gallura in acquisti e speculazioni sui terreni turistici con Flavio Carboni, che operava con vari ceffi mafiosi e della banda della Magliana. Eletto trionfalmente al Senato dopo essere scampato – rendendosi diffidente – a qualche mandato di cattura, aveva lasciato il suo protettorato sardo per tornare a Roma. Ma sempre tenendo d’occhio i sudditi insulari.

Ora ritorna: da domatore. Doveva essere il commissario del Pdl sardo in decomposizione dopo la stangata elettorale propiziata dal disastro di Cappellacci alla Regione. Ma il Sultano di Arcore lo ha nominato supervisore: molto di più. Ovvero il paron, viceré, missus dominicus per i “sì buana” sardignoli. E’ uomo-Fininvest da sempre: compagno di scuola e poi brasseur d’affaire del padrone. Anche Ugo Fantocci Cappellacci è uomo-Fininvest fin da ragazzo, erede del ruolo paterno. Rispetto al supervisore Komincioli è però un trascurabile sottostante. Come tutti i dirigenti immaginari del Pdl. Usi servir tacendo, prendendo ordini e calcinculo ma sempre ringraziando.

Il Cavaliere ne ha un tale rispetto che ha nominato Komincioli mentre il “vertice” spuntato dei pidiellini isolani era riunito e approvava un documento fondamentale. Nel quale confermava la fiducia ai dirigenti e a Cappellacci . Soprattutto, rigettava l’ipotesi che il partito venisse commissariato. Prontamente ascoltati. Berlusconi ha appunto azzerato nelle stesse ore il partito: mettendolo in capo a Komincioli. Ma solo perché non è stato tempestivamente avvertito. Non lo ha fatto neanche il Cavaliere, per la verità. Ma da quando in qua si informa preventivamente la servitù delle decisioni padronali? Marcia o crepa, schiavo. Vale anche per personaggi come Mariano Delogu e altri. Eppure hanno una storia personale, professionale e politico-elettorale ante-Silvium natum. Strada facendo, da ultimo hanno dimenticato di avere dignità e rispetto: di se stessi, degli elettori e dei sardi in genere. E’ la nuova autonomia: eterodiretta da Arcore e dai suoi messi.

Ci saranno proteste, reazioni, rivolte? Ma no, solo applausi. Del resto, neanche nel centrosinistra si erano mai levate proteste per il fatto che il vero dominus fosse Komincioli. Di Forza Italia e, per estensione, della Regione. Dove la sua volontà valeva ben più dei presidenti destri. Figurarsi adesso, con la pallida comparsa Cappellacci. Il supervisore (ma sui conti fallimentari della Regione potrà solo accertare il dissesto) dichiara in ordinaria esclusiva all’house organ Unione Sarda che “bisogna fare in fretta” perché nel Pdl “la situazione è arrivata al punto di non ritorno”. Anche quella della Sardegna regnante (si fa per dire) il noto “Castellacci”. Di questo a Komincioli frega meno di niente. Deve rendere conto al Cavaliere solo delle sorti malcerte dei suoi sudditi politici e dei loro voti in caso di elezioni anticipate: nient’altro conta.

Il supervisore sarà accolto dai suoi (e anche nei dintorni del Pdl) con rispetto e reverenza: per non passare guai. Scatta ancora e sempre il forte orgoglio sardo: interpretato al meglio e temerariamente dagli eroi azzurri ed ex neri. Mica come quei sediziosi siciliani (vale per lombardi e veneti leghisti, in questo davvero celoduristi) che respingono ingrati la normalizzazione da Arcore con commissari “stranieri”. I destri sardi sono fieramente tafazzisti: soprattutto orgogliosi di riaffermare la natura neo-coloniale del Sardistan.

Meno male che Silvio c’è, dunque. E meno male che c’è anche il Psd’az dello stratrombato Giacomo Sanna e Paolo Maninchedda. Hanno chiesto, quasi intimato al Pd di firmare la loro mozione per l’indipendenza della Sardegna. Corretto. In perfetta sintonia e coerenza. Loro hanno già firmato l’accordo di dipendenza da Berlusconi, scavalcando perfino il Pdl. Indimenticabile il glorioso segretario dei Quattro Mori prostrato mentre consegna la bandiera di Emilio Lussu ai piedi del successore: Silvio Berlusconi, nuovo Papi Mannu dei fasciomori. Oltre l’autonomia mutilata: quello fu il primo atto di vera indipendenza sarda.

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3 commenti »

  • Alessandro Mongili dice:

    Arcorestan, ecco come ci siamo ridotti

  • caterina becciu dice:

    mi viene la pelle d’oca talmente è vero questo articolo.I sardi non vedono, non sentono, non parlano come le tre scimmiette , la differenza e che loro operavano le loro scelte il piena autonomia, meglio dei sardi sicuramente che avrebbero dovuto invece impalare( già, proprio come facevano i turchi) sul gennargentu l’infame che ha regalato la nostra bandiera a quel porco .Era la bandiera di tutti noi , ora per me ha significato come un pezzo di carta igienica …usato

  • Davide Corda dice:

    E’ tutto un problema interno al PDL, è inutile stare a stracciarsi le vesti.
    Per chi lo avesse scordato ricordo che successe esattamente la stessa cosa all’ interno del PD.

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