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Ora Cappellacci minaccia: tenetemi o faccio un macello. Scorta di Berlusconi in allarme. I bari dell’Unione Sarda

di Giorgio Melis
21 giu 2010 | 2.637 views

Attenti a Ugo Fantocci Cappellacci. Quando non ci fa piangere, rischia di farci crepare dal ridere. Intervistato con comprensione e in amicizia da “La Nuova Sardegna”, è riuscito a non dire nulla per una paginata intera. A parte l’ovvio e il banale: dietro i quali riesce a nascondersi e sfuggire agli argomenti pesanti. Sui quali non è incalzato, neanche sfiorato. Ad esempio, perché Farris – l’uomo imposto da Flavio Carboni – è ancora all’Arpas? Perché non viene dimesso, perché il presidente che lo ha nominato deve ancora a tenercelo? Per quali motivi e/o condizionamenti? Domanda non posta, risposta non pervenuta: eppure è quella decisiva dell’inchiesta sulla cricca dell’eolico espansa in Sardegna. Cappellacci si dice tranquillo anche perché lo si lascia tranquillo. Di dire parole in libertà senza contestargli non una ma le mille cadute da vassallo (strisciante o connivente) e per questo adesso anche sotto tiro della magistratura.

“Castellacci”, umorista involontario del vaniloquio. Nel vuoto spinto del suo vaniloquio, l’umorista involontario viene fuori di prepotenza. Rischia di dare ragione “a chi l’accusa di subalternità politica?”, gli viene chiesto. Allarmanti le risposte: col governo “apriamo una stagione di confronto che potrebbe andare ben oltre i toni della cortesia istituzionale”. Anche nel rapporto col governo Berlusconi? “A costo di andare allo scontro”. Ugo diventa gladiatore, minaccia sfracelli: tenetemi o qui finisce male. Come quando apprese dalla tv che Berlusconi aveva scippato il G8 alla Sardegna. Senza neppure informare il suo prestanome presidente della Regione. Nell’occasione, Cappellacci fu fermato con un pacco sospetto all’entrata di Palazzo Chigi: s’era temuto un gesto inconsulto, esplosivo. Aperto il pacco, il Cavaliere lasciò che il valletto sardo gli mescolasse il caffè dopo aver apprezzato pardulas e seadas recate in dono: una sfuriata terribile. Altri tempi. Ora “Castellacci” (ormai il cognome sbagliato da Sky e Tg1 è quello ufficiale) non si tratterrà. E’ pronto allo “scontro”: i cento componenti delle scorte ministeriale e personale di  Berlusconi sono  già in allarme. Mano alla fondina se arriva Ugo: è noto che il presidente putativo dei sardi è anche esperto di arti marziali.

Presidente gladiatorio: no al parco, “senza se e senza ma”. Ma Pili in attacco ricordi i suoi rapporti con Lunardi. Ormai Ugo non ne lascia passare una, al governo che tratta la Sardegna da stuoino. La ministra Prestigiacomo include il Gennargentu fra i parchi nazionali? Cribbio e doppio tradimento. Qui si dà ragione a Soru e al centrosinistra, che si erano battuti per anni. Si ridicolizza la destra sarda che ne aveva fatto una guerra di religione. E’ insorto Mauro Pili, come sull’eolico terrestre e off- shore. (Piccola digressione. Il bardo di Iglesias ha il merito di aver stoppato, con Roberto Frongia, il ritorno di Paolo Fogu alla guida della sua città. Onore al merito. Ma qualcuno gli chieda dei suoi rapporti da presidentre con Lunardi, ora fino al collo nel malaffare della cricca tra Balducci e il cardinale Sepe, Anemone e via elencando.  Con l’allora ministro – quello che “con la mafia bisogna convivere”: anche col Vaticano -  nel 2002-2003 aveva messo c in piedi e fatto approvare dal Cipe un progetto da 500 milioni. Per costruire due piccole dighe in Corsica, convogliarne l’acqua con una condotta nelle perigliose Bocche di Bonifacio e poi in Sardegna per immetterla nostra rete. Progetto tanto faraonico quanto demenziale e sospetto: la condotta sottomarina l’avrebbe realizzata la Rocksoil di Lunardi: se Soru e Carlo Mannoni non avessero fatto cassare dal Cipe l’intero progetto pronto al via, neutralizzando la spinta di Pili e della Regione. Fine della doverosa parentesi). Insomma, davanti a un Pili all’attacco, Cappellacci non può essere da meno. “E’ un sopruso da respingere con forza, daremo battaglia. Nessuno pensi di calare dall’alto decreti illegittimi”, tuona il presunto governatore. Come non sostenerlo fino in fondo? Il governo e Berlusconi lo (ci) hanno inchiappettato con decreti dall’alto e dal basso, di sotto e di sopra, da destra e sinistra, dal mare e su terra (la Sassari-Olbia), moralmente e concretamente (entrate finanziarie, fondi Fas scippati). Ora basta: Capparellacci fermerà nuovi soprusi:  “senza se e senza  ma”. Come il miglior Bertinotti. Ma più finge di alzare la voce, più fa ridere, amaramente, questo presidente virtuale.

Stona il violino scordato dell’Unione: dal te Deum al de profundis. Perché in sedici mesi la mollezza di Cappellacci di fronte al governo-nemico ha compromesso irreparabilmente le prospettive e il futuro della Sardegna.  Se avesse tenuto botta come doveva, si sarebbe salvato il salvabile. Magari ricorrendo alla Corte costituzionale contro veri abusi: come il blocco del regime delle entrate concordato a suo tempo tra Prodi-Padoa Schioppa e Soru-Pigliaru. Tutti gli scippi precedemti e successivi hanno creato un disastro irrimediabile. Sommato allo smantellamento dell’industria chimica alla faccia degli impegni di Berlusconi in campagna elettorale. Rilanciati dal ventriloquo nuragico, che prometteva di suo “centomila nuovi posti di lavoro in cinque anni”. Se va bene, ne perderemo un pò meno perché avremo finiti quelli disponibili. Ergo, siamo al “preavviso di disfatta”. Annunciato domenica in pompa magna e in prima pagina sull’Unione Sarda. Da chi? Renato Soru, Gavino Sale, dall’abatino Silvio Lai, pieddino di lotta dura senza paura? Ma no. Dal sedicente oppositore e direttore del quotidiano.

Una svolta? Avevamo annunciato che perfino il gruppo Zuncheddu stava mollando e scaricando l’inguardabile Cappellacci. Solo ora, il corifeo del miliardo di balle raccontate da Berlusconi in esclusiva genuflessa cartacea e televisiva, si accorge che con la destra al governo la Sardegna è avviata a sicura rovina. E’ la realtà che abbiamo denunciato già prima e subito dopo le elezioni regionali. Un epilogo ora definitivo. L’essersi lasciati derubare dal governo di tutto (entrate, fondi Fas, G8, industria), mette letteralmente a terra l’Isola mentre la crisi dilaga devastante. Solo le regioni forti e di forte rappresentanza (anche al Sud, come Vendola, e in Sicilia, come Lombardo) resisteranno. “Castellacci!”, giustamente “tranquillo”, potrà intonare il de profundis: magari insieme al cappellano forzista monsignor Mani, che invece intonava il te Deum per lui e il Cavaliere.

Disonore al merito: la malainformazione complice e determinante nel disastro sardo. Indietro tutta del quotidiano di Terrapieno e dei suoi bari in servizio permanente effettivo? Sì e no. Continuano a mentire anche quando non possono negare una realtà da cavare gli occhi anche a un cieco. Sardegna sedotta e abbandonata da Berlusconi, continua a stonare il violino numero uno (solo per il padrone). Macchè. Ingannata non solo dal Cavaliere ma soprattutto e avvelenata per anni, senza tregua e ancora adesso, dall’informazione più squallidamente falsa e provocatoria mai vista e non solo in Sardegna. Quella che scatenò l’assalto e la guerriglia alla casa di Soru per i rifiuti napoletani, smaltiti senza che nessuno se ne accprgesse. Solo nei giorni scorsi, per il processo ad alcuni dei responsabili, il giornale cagliaritano ha scritto che l’assalto era diretto alla casa di Soru. Mai dimenticare l’infamia – altro che legge-bavaglio – consumata a suo tempo. Quando nelle cronache infiammate, rilanciate in tutta Italia, L’Unione Sarda riuscì a riempire pagine e pagine senza mai dire che la guerriglia- innescata su una protesta della destra con leader e bandiere di partiti in testa a Bonaria – era alla villa di Soru: rischiò anche d’ essere incendiata. La persecuzione contro l’ex presidente ha ottenuto risultati elettorali che producono effetti esiziali: disonore al merito dello Zunk-group. Determinante nel tempo lungo dopo aver sparato per anni senza ferire Soru, colpito infine anche dal fuoco nemico di una parte del Pd.  Ma il quotidiano di regime è l’ultimo a poter dire qualcosa adesso. Non i suoi velenosi scrivani al servizio del peggio e ancora impegnati nella character assassination di Soru. Anche domenica, si sottolineava la sua “fissazione” per le archistar e il Betile, sul quale la cricca degli appalti aveva messo gli occhi. Una puntuale foto di Soru brindante con Balducci completava il servizio: suggerimento molto poco subliminale che accosta Soru al protagonista del malaffare spalmato da palazzo Chigi ai sacri palazzi vaticani. Emetico.

Sardegna in serie B? Con Prodi conquiste da Champions Cup. I servi sciocchi devono sempre motivare le loro giravolte mentendo contro i nemici usuali. Perciò lo scrivano di Terrapieno afferma che “siamo considerati, dal centrodestra oggi, così come dal centrosinistra ieri, una regione di serie B”. Faccia di bronzo: obbligata nella cricca editorial-immobiliar-massonica. Si conferma solo spudorata. Con il purtroppo breve governo Prodi, la Sardegna era in serie A1. Aveva ministri importanti e alcuni sottosegretari. Prodi portò da Roma mezzo governo e tutto il governo algerino nel vertice di Algeri per il metanodotto. Parisi celebrò a Cagliari il G10 dei  ministri della difesa: esaltato anche dal sindaco Floris. Quel governo accettò le proposte della Regione per una radicale riforma delle entrate. Ci ha restituito una valanga di beni demaniali smilitarizzati. Ha assegnato il G8 a La Maddalena, con stanziamenti imponenti, inclusa la Sassari-Olbia. Mai la Regione aveva avuto tanto in tanto poco tempo. E mai un presidente della Regione era stato così al centro dello scenario nazionale. Altro che serie B: eravamo nella Champions Cup. In serie zeta siamo precipitati e ancora sprofondiamo con la destra e Cappellacci. Grazie anche, forse soprattutto, alla malainformazione di Terrapieno e viale Marconi-Videolina. Corvacci e avvoltoi che oggi vorrebbero trovare una nuova, impossibile credibilità svelandoci che siamo alla disfatta annunciata. Come se fossimo imbecilli e non l’avessimo capito: vediamo e soffriamo la crisi, ogni giorno. Soprattutto, da alcuni prevista per tempo. Nell’ipotesi scellerata che la Regione finisse di nuovo in mano alla destra: l’aveva distrutta (anche moralmente e penalmente) nel 1999-2004. Ora completa solo l’opera: con l’aiuto dei becchini di Terrapieno. Che oscurano e perfino e travisano, sottolineando l’unica “luce” (il turismo che in parte “tiene”) nelle brume del rapporto di Bankitalia sulla Sardegna: buio senza spiragli sull’Isola.

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6 commenti »

  • mario dice:

    In quali “MANI” siamo finiti!!!!!!

  • Bolscevico dice:

    Mi mancavano i commenti dell’Altravoce, tanti auguri alla redazione e al direttore.
    Ma cosa abbiamo fatto di male per meritarci tanta sfiga?

  • caterina becciu dice:

    bentornati!!!! la ragione della mia rabbia dopo la sconfitta alle regionali penso sia stata motivata da ciò che ho visto e vedo in crescendo, di giorno in giorno.eppure qualcuno non ha ancora capito nulla,e,se siamo in questa situazione lo dobbiamo soprattutto ai sardi che sono veramente un problema se ,insultati , offesi, umiliati , derisi
    continuano a stare chini e indifferenti.mia madre, donna di sani principi affermava” chi più si abbassa più il culo mostra” e noi non siamo a 90° ma a 360,in quella fase di godimento di luzzattiana memoria “rai per una notte”sono veramente amareggiata e ancora dopo più di un anno ,non ho ancora elaborato il lutto per quella stupida bruciante sconfitta. con stima cordiali saluti caterina becciu

  • antonello dice:

    é vero: mancavano i commenti dell’altra voce.net. Mancava l’indignazione erudita del suo direttore. cosi come manca un presidente che avrebbe preso per mano e per il bavero (che a volte serve di più) i sardi e li avrebbe portati a roma a gridare lo scandalo di una strada scippata, delle entrate scippate, dei fondi fas, della sufficienza con la quale la sardegna viene ora trattata: e lo avrebbe fatto con chiunque si trovasse a governare, destra, sinistra o centro.
    mio caro direttore avrei davvero fatto a meno di farmi stringere lo stomaco dalle sue parole perché, ora, mi sarà più difficile al lavoro, per strada, con i parenti, sentire parlare di politica e politici e far finta di niente: perchè, mi ripetevo, a che serve se dopo tanto impegno riformistico mi ritrovo il sito della regione azzurro come il cielo alle spalle di silvio; il rosso è scomparso totalmente, perché è il sangue e il suo pulsare che è scomparso dalle vene di questo nuovo presidente e da tutta la sua fatua maggioranza!

  • Federico dice:

    gran bell’articolo….grazie direttore :)

  • gavino ® dice:

    Mi chiedo dove sia finita l’indignazione, la rabbia dei sardi che solo due, tre anni fa, sembravano capaci di insorgere per qualche quintale di mondezza o per una legittima “tassa sul lusso” che, i sardi, in massima parte manco li sfiorava…
    Oggi che i quintali di mondezza li lasciano i nostri figli sulle panchine dei giardini e delle piazze, noi stessi nelle campagne e ai bordi delle strade, che le tasse e i debiti ci stanno asfissiando e l’orizzonte si profila ancora più nero i sardi tacciono, si rinchiudono in casa e non vanno a votare… Bella trovata!
    Così ci pensano tranquillamente i soliti 4 a decidere le sorti di tutti, a farci fare la fine di Pomigliano o del Sulcis, a costringerci a comprare il picco e la pala se vorremo lavorare.
    Ammesso che in molti se lo meritino, io credo di aver già dato, mi dispiace, e ai sardi che si piegano sarò il primo a sferrargli sonori calci nel posto più in vista, questa rimane la protesta più impellente che ci serva, forse l’ultima che ci resta..

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