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La ballata triste di “SARDEGNA24″. Editore improbabile e responsabile per vite allo sbaraglio. Sasso in bocca e lingua tagliata: silenzio sull’Isola che resiste

di Giorgio Melis
31 gen 2012 | 13.782 views

Nessuna sorpresa ma l’amarezza è grandissima. Come molti, sapevo che l’avventura di “Sardegna 24” poteva avere i giorni contati. Nonostante l’enorme lavoro di Giovanni Maria Bellu e il suo impegno coraggioso e generoso fino all’assunzione del ruolo di editore, con risorse personali e familiari. Come molti altri collaboratori (a titolo assolutamente disinteressato, semmai con oneri personali), l’impegno nel giornale è stato un atto civico di fiducia esclusivamente nella professionalità e nel rigore di Bellu: non nell’improbabile “editore”. Con la convinzione che un giornalista della sua esperienza e prestigio – insieme a una redazione combattiva, senza il marchio degli  yes men invertebrati – fosse una risorsa per il pluralismo dell’informazione sarda. Vassalla della malapolitica e di ogni potere opaco. Con forme estreme di disinformazione e complice servilismo foraggiato con i soldi pubblici, o di conformismo per le proprie convenienze. Il sipario su “Sardegna 24” è  fatto grave. Da oggi tace una voce di denuncia contro lo scenario mediatico greve e condizionante. Dal 2000, è stato determinante per l’affermarsi del peggior asservimento della Regione-zimbello al potere berlusconiano. E nel contrasto feroce agli avversari della destra: con connivenze pesanti nel centrosinistra autolesionista e irresponsabile. Con i limiti non della linea ma di un progetto editoriale gramo e ambiguo, anche con numeri minoritari “Sardegna 24” ha rotto questa crosta soffocante. Ha denunciato e documentato un saccheggio sistematico delle finanze regionali con strategici “investimenti” per ricambiare i favori dell’informazione di regime o acquisire la neutralità di quella teoricamente autonoma. Con i partiti liquefatti e rigettati dai cittadini, solo un’informazione credibile può orientare i cittadini. Com’è avvenuto per la grande stampa contro lo strapotere delle tv asservite. Nella varietà di voci e interessi, ha dato un forte contributo alla  liquidazione di Berlusconi, all’avvento di Monti e ora al rilancio della dialettica democratica anche con puntuali critiche a posizioni e esponenti del governo. Questa funzione di servizio pubblico è inesistente, semmai rinnegata in Sardegna. Dove affonda tutto: con la connivenza o il silenzio di giornali e tv. Dai quali sono stati banditi l’analisi critica generale, il dibattito serrato e approfondito, le opinioni libere. La chiusura di un piccolo quotidiano di denuncia cancella una voce discorde dal pantano disperante. Senza una reazione per altra iniziativa, la Sardegna col sasso in bocca e lingua tagliata resterà dominio della malainformazione vincente, che l’ ha ridotta a cumulo di macerie. Non c’erano grandi aspettative su “Sardegna 24”. Bellu e la redazione hanno fatto più di quanto possibile. Ma non si può fare un buon giornale senza un editore. Figurarsi con un budget ridicolo (in mano a dilettanti allo sbaraglio), senza i mezzi elementari per un break-even al minimo temporale di un anno. Non è il comodo senno del poi. Indicando preventivamente responsabilità da ribadire, il 9 giugno scorso  – su www.altravoce.net, ancora consultabile – scrivevo sulla “Guerra preventiva al nuovo quotidiano diretto da Bellu, sponsor Soru”. La parte finale è pertinente come conclusione di oggi.  Eccola (in sintesi): “ Il terzo (giornale) incomodo sarà quel che riuscirà ad essere per la forza che gli sarà dato di esprimere. L’eccellente direzione non basterebbe a garantirgli d’essere robustosu e forte, se avrà alle spalle gracilità di mezzi e di apertura mentale nel segno dell’autonomia.. Un giornale nuovo non fa primavera, neanche sarda, se nascendo piccolo non cresce per orizzonti larghi che si dà e percorre: resta rachitico. La sfida non è solo per Bellu. Se non potesse affrontarla con concrete possibilità di vincerla, il fallimento non sarebbe suo ma soprattutto dell’editore in senso lato. Ricadrebbe anche su Renato Soru come sponsor:  sul piano umano, politico, d’immagine e di sostanza. Sarebbe anche un’occasione perduta per la Sardegna, ormai quasi senza chances su tutta la linea”.

PS. Nessuno obbligava alcuno a promuovere un nuovo quotidiano, se non aveva, non poteva o non voleva mettere in campo quel che serviva per farlo vivere. Dunque, è responsabile della sua morte: senza poter nascondere la mano dopo averci comunque messo la faccia, appena travisata dietro altre fisionomie. Dunque, nella ballata triste di Sardegna24″ c’è stato un editore improbabile ma responsabile, l’opposto del direttore. La figura dell’editore responsabile in questo caso è particolarmente grave perché penosa sul piano imprenditoriale, disastrosa su quello “politico”, inaccettabile su quello morale.  In sintesi, insipiente arroganza che ha mandato allo sbaraglio professionisti e persone. Trattati con sprezzante insensibilità, come entità trascurabili: vite di scarto per l’indifferenza di personaggi che ignorano il fattore umano nei loro aridi conti.

Pubblicato il 29 gennaio su “SARDEGNA 24

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3 commenti »

  • Anna dice:

    Direttore Giorgio Melis. Io sono tra la persone che ha letto Sardegna24 dal primo momento, ma per cortesia può dirmi che cosa è capitato? Sarò ingenua, ma chi sono le persone scorrette nei confronti di GM Bellu? quotiamoci per far rinascere Sardegna24

  • Giovanni Di Pasquale dice:

    E’ difficile pensare che una persona dell’esperienza di Giommaria Bellu possa essere stato turlupinato da imprenditori/e senza scrupoli. La sua esperienza non era sufficiente a sventare un raggiro così grossolano? Chiudere un giornale dopo sei mesi è davvero troppo: è vero che in Sardegna di giornali se ne sono nati e morti parecchi, dal secondo dopoguerra ad oggi, ma qui, davvero, con tutto il rispetto per chi oggi si trova con un pugno di mosche in mano, siamo al ridicolo. Io penso che siano cambiate parecchie cose, negli ultimi mesi, nella politica sarda, che hanno nuociuto al futuro di Sardegna 24. Penso in particolare alla situazione nel PD: che messaggio avrebbe lanciato Soru, in questa situazione, se avesse deciso di tenere in vita un quotidiano di battaglia che non fa sconti a nessuno? Lo spazio, per i giornali davvero indipendenti, in Italia c’è, e il caso del Fatto è emblematico: in Sardegna, a mio parere, lo spazio è chiuso per la prostrazione economica, sociale, morale che ci schiaccia ciascuno verso il proprio destino personale.

  • Grupposancarloforever dice:

    Un saluto da un gruppo di Sassaresi d.o.c.

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