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C’è del marcio nell’informazione sarda e fa marcire la malapolitica: bavaglio ai cittadini e alla realtà oscurata

di Giorgio Melis
31 gen 2012 | 9.149 views

C’è del marcio nell’informazione sarda. E’ in conflitto d’interesse perfino con le notizie. Non la linea politica, i commenti, le analisi: proprio le notizie. Materia prima fondante, elemento primario, pane quotidiano del giornalismo. Cancellate, rimosse, oscurate benché di grande rilievo se sgradite magari per oscure ragioni. Alle documentate censure e distorsioni della realtà del gruppo Unione Sarda-Videolina, si sommano incomprensibili omissioni del quotidiano di Sassari. Mentre la Rai e le testate televisive minori si accodano supinamente come fossero soggette a una regia unica. In sintesi, ecco l’emergenza democratica dell’informazione che appesta la vita politica e istituzionale e compromette il dibattito civile. Inquinato o impedito dalla mancata circolazione di notizie significative o decisive per il libero formarsi di un’opinione pubblica consapevole. Una questione schiacciante al tempo di Rovelli. Quando tuttavia al monopolio petrolchimico spalmato sui due quotidiani sardi si opponevano robuste forze politiche, sindacali e culturali, la schiena ancora dritta di intellettuali e semplici cittadini mobilitati da partiti all’altezza del loro ruolo generalista. Di nuovo emergenza, dopo il crollo della Sir e alcuni anni felici,  nel 1994. Quando il gruppo Unione-Videolina, in gravissima crisi dopo la disfatta in Polonia, aveva ribaltato in 24 ore la precedente linea. Con epurazioni di vertice, Nicola Grauso e il prescelto neo-direttore a delinquere Antonangelo Liori, l’avevano schierato prima tra gli ultrà berlusconiani e poi in velleitarie avventure politiche fino a trame malavitose e paragiudiziarie con forti e inquietanti alleanze a tutto campo. Ma in quegli anni, al fianco della decisiva magistratura cagliaritana, aveva fatto barriera mediatica La Nuova Sardegna, scontrandosi frontalmente con Grauso e il suo variegato sistema di alleanze politiche et ultra. L’uscita di scena di Grauso (con Liori lasciato al suo posto prima d’essere travolto da inchieste a catena per reati comuni) non ha migliorato affatto la situazione. Sergio Zuncheddu dal 1999 ha scatenato il gruppo prima a fianco della destra peggiore, dal 2004 in forme pazzesche contro Renato Soru, poi come house organ berlusconiano e ora di Cappellacci al servizio. Senza quasi incontrare resistenza dentro e fuori le redazioni piegate a tutto. Con politica e istituzioni clamorosamente vassalle – da destra a sinistra – anche degli interessi extraeditoriali del costruttore e massone fattosi dominus dell’informazione per imporre un’egemonia tous azimuts. Nell’interminabile declino dei partiti fino al rigetto dei cittadini, il controllo della comunicazione resta non solo strategico ma totalizzante per imporre una volontà autocratica e gli interessi connessi. Anche quando  sono in collisione con regole fondamentali e con quelli generali della comunità sarda. Uno stallo pauroso specie oggi che la Sardegna è di fatto senza rappresentanza istituzionale, con la Regione sede vacua e vacante, i sardi senza voce mentre la carestia li avvilisce e li schiaccia.

Un quadro disperante che non potrà cambiare finché l’emergenza-informazione non sarà riconosciuta e affrontata come concausa del degrado democratico, di quello morale della politica, etico e deontologico di tanto giornalismo invertebrato. Non può esserci riscatto, improbabile che possa anche nascere, senza un dibattito vero, aperto, approfondito e veritiero. Non può passare per partiti ridotti al lumicino. Figurarsi senza l’insostituibile informazione se è ridotta alla penosa, esiziale caricatura attuale. Fino a offendere, oltre i lettori e la decenza, le regole elementari. Gli esempi sono mille ma restiamo agli ultimissimi. Viene bocciato ­- dopo quattro anni di istruttoria – il progetto da 250 milioni della Sorgenia per costruire a Macchiareddu la maggior centrale solare termodinamica italiana. Notizia ufficiale, delibera regionale nel sito di viale Trento dal 23 dicembre. E’ quella che, scusate la volgarità, chiamiamo un cazzo di notizia. Perché Sorgenia vuol dire Carlo De Benedetti, secondo produttore di energia elettrica, storico nemico ora vincente di Berlusconi, nonché editore de La Repubblica. E’ un progetto presentato sotto Soru. Sotto tiro dal 2009 (con la destra vittoriosa), prima stoppato da Cappellacci al Cacip perché sgradito e forse d’ostacolo a Carboni-Verdini per l’eolico sempre a Macchiareddu. Notizia così proposta da “Libero”, ripresa in solitudine (giugno 2010) da chi scrive, ignorata da tutta l’informazione sarda: benché ghiotta di per sé, per gli interessi e i personaggi coinvolti. Tace perfino La Nuova Sardegna, di cui De Benedetti è editore. Dopo 18 mesi, verdetto finale: salta tutto. Può piacere, dispiacere, essere bella o brutta ma è una grossa, grassa notizia, di grande interesse: per tutti. Tranne i due “storici” quotidiani, l’intera informazione radio-tv sarda e i loro lettori e spettatori: quasi tutti i sardi. Viene pubblicata con evidenza solo da Sardegna24 e Sardegna Quotidiano il 6 gennaio. A oggi, non una riga o un fiato sul resto dell’informazione e neanche si capisce perché. Una roba da età della pietra dell’anti-giornalismo, impensabile anche nel Ruanda. E tutti zitti, non un commento, una dichiarazione. Come quando Roberto Capelli innescò con centinaia di documenti l’infuocato dibattito di una giornata in Consiglio sui 42 milioni di autopromozione spesi da Cappellacci. Riassunto in dieci righe generiche sull’Unione Sarda, in poco più spazio sulla Nuova, zeru tituli e parole su Videolina. Il Consiglio regionale brutalmente censurato dall’informazione in nome e per conto della Giunta che variamente la foraggiava e finanziava. Bavaglio ben accetto: non una protesta. C’è del marcio e altro nell’informazione sarda (e nella politica al guinzaglio). In conflitto d’interesse perfino con le notizie. Ma soprattutto con questa povera Sardegna immerse nelle sue stesse tenebre.

Pubblicato il 13 gennaio su “SARDEGNA24″

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