Paolo Villaggio, Oliviero Beha e la Sardegna infelix: meno male che Ugo non c’era
di Giorgio Melis
Uomo tutto d’un pezzo, Cappellacci ha disertato la puntata di “Brontolo” in polemica con Oliviero Beha. Ovvero: meno male che Ugo non c’era. Correttamente. Non si vede a quale titolo sostanziale, oltre il ruolo formale, possa rappresentare la Sardegna che ha portato alla malora. Poco
dopo la trasmissione, i sindacati gli hanno pure scagliato contro lo sciopero generale numero tre nei tre dannati anni della sua gestione. Gli stessi sindacati – Cisl e Uil, soprattutto – in lotta continua col suo predecessore in Regione. Con tutte le forze imprenditoriali e sociali, giudicano Cappellacci il peggior presidente di sempre. A giorni alterni ne chiedono le dimissioni. Insieme a qualche partito della fantasmatica maggioranza, che chiede salvifiche elezioni anticipate. In questo scenario, la rinuncia a comparire in tv certifica che l’Ugo-spot (ignoto e ignorato a ogni livello informativo) non se la sente più di esporsi come rappresentante della Sardegna: solo su giornali e tv di servizio. Per gli altri, è delegittimato e sfiduciato all’unanimità. Può solo esprimere il proprio fallimento inflitto ai sardi, che lo scaricherebbero volentieri nella spazzatura berlusconiana. Lo ha accertato il report annuale del “Sole 24Ore”, che ha piazzato Cappellacci – in base agli umori dei sardi – all’ultimo posto fra i “governatori”: in picchiata sul penultimo del 2010. Imbarazzante, se Oliviero Beha avesse chiesto della penosa performance. Forse è questa la vera ragione della rinuncia dopo aver accettato l’invito.
Ormai Paolo Villaggio non c’entrava più nulla. La sua archeologica e cialtronesca battuta sui pastori sardi e le pecore era stata superata dalla scuse perfino sovrabbondanti e imbarazzanti. Aveva fatto torto soprattutto alla sua intelligenza, mostrando l’incontinenza dei forzati dell’eccesso che non resistono a una battuta: specie se troppo facile, banale e volgare. Soprattutto, molto anacronistica. Circolava fra i sardi trent’anni fa: “ta bellu senz’e coa”, il commento attribuito dalla vulgata a un pastore reduce dal bordello. Basta Villaggio (solo evocato ieri), Beha ha centrato la puntata riparatoria sui drammi della Sardegna infelix. Era pertinente che Cappellacci non ci fosse, evitando il processo corpore praesenti al reo. La sua contumacia ha permesso analisi stringenti con interlocutori accreditati. Da Luigi Zanda a Massimo Zedda, Franco Siddi (ha fulminato l’Ugo-disertore: “un uomo in fuga”), Mario Sechi, i rappresentanti delle organizzazioni in lotta. Non succede più in Sardegna. La puntata – in giorno e ora impossibili – andrebbe rilanciata per quanto possibile. L’assenza di Cappellacci è stato un atto difensivo, di autotutela. Patetica la contrapposizione a Beha : “interlocutore non adeguato”. Sacrosanto. Interlocutori ben più all’altezza erano Flavio Carboni, Verdini e Dell’Utri: compagni di merenda autorevoli, prima di dichiararsi “babbeo” per averci a lungo trafficato.
Ma l’assenza dalla tv infida era già compensata dalla presenza edificante sull’Unione Sarda. Ieri annunciava in prima la storica rinuncia di Cappellacci all’autoblu: al contrario degli assessori. Per caso, ha omesso di ricordare che l’aveva già fatto – non richiesto e senza “rivelarlo” – il predecessore: appena otto anni fa, nel 2004, il giorno dell’insediamento in viale Trento. Una carineria come una settimana fa. L’ultimo posto nella classifica del “Sole 24 Ore” era finito in evidenza sulle prime pagine di tutti, proprio tutti i giornali sardi. Non sull’Unione, che l’aveva sistemato all’interno con un titolone: sul secondo posto di Massimo Zedda fra i sindaci. Non su Ugo recidivo, permanente fanalino di coda regionale. Lassù qualcuno lo ama.
Pubblicato il 24 gennaio su “SARDEGNA24“











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