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Colpo di grazia di Berlusconi all’Italia nel momento più buio: come la Sardegna con Cappellacci

di Giorgio Melis
27 ott 2011 | 2.412 views

Lettera all’Europa su un decreto mai nato. L’“uomo del fare”, bravo soprattutto a straparlare, ora riesce solo a scrivere. Ma con le chiacchiere, anche epistolari, Berlusconi sta per dare il colpo di grazia all’Italia. Figurarsi l’ilarità dei leader europei e i mercati (specie i fondi internazionali “padroni” dei nostri Buoni del Tesoro) per la sua “lettera d’intenti”. Aspettano per oggi misure d’emergenze, chieste da mesi con ultimatum reiterati. Ricevono una nota di buoni propositi da un governo in crisi: aperta anche se non formalmente dichiarata. Da un premier delegittimato. In balia di se stesso, delle sue ossessioni e dell’alleato leghista. S’annuncia un possibile accordo con Bossi sulle pensioni. Ma può bastare? La nave-Italia così va a sbattere. Ostaggio di un uomo politicamente finito che si aggrappa alla poltrona come uno Scilipoti qualunque. Senza dignità. Contestato da tutti. Deriso e umiliato purtroppo con l’Italia.

Tutto il mondo, non solo Merkel e Sarkozy, confonde il tutto con la parte: non si capacita che un grande Paese accetti di subìre un premier piccolo piccolo. Berlusconi non si dimetterà: può essere solo cacciato. Il colpo di grazia potrebbero spararlo proprio l’Europa e i mercati. Ma è l’ipotesi più tremenda: potrebbe essere fatale anche al Paese. Il premier si dibatte e annaspa come un uomo in procinto d’annegare. S’aggrappa a chi gli sta intorno per trascinarlo a fondo con sé. Questo è il destino dell’Italia nel caos governativo, mentre vanamente Napolitano incalza Berlusconi senza riuscire a scalzarlo: come a questo punto dovrebbe fare per salvare il Paese. Non c’è speranza se la credibilità dell’Italia dipende da Bossi che insulta l’italiano Draghi, appena insediato alla Banca europea, accusandolo d’essere il fucilatore di Berlusconi per il pressing della Ue.

Davvero non si ricorda una fase così oscura e oltraggiosa nella nostra storia recente. Crisi anche drammatiche sono state affrontate e superate. Perché c’erano uomini all’altezza. E le congiunture erano gravissime ma non grottesche fino al ridicolo. Pensate che nella bozza del “decreto per la crescita” è finita anche la riforma del diritto di famiglia per consentire a Berlusconi di privilegiare i due figli maggiori rispetto a quelli avuti da Veronica Lario. Fino all’ultimo, le questioni personali, familiari e di successione ereditaria del Caimano anti-italiano vengono caricate sulla spalle di un Paese stravolto. Da risolvere abusivamente in Parlamento: profittando dell’emergenza per includerlo nel decreto-sottosviluppo.

Non si vede come si possa scendere più in basso di così. Ma accadrà, se non il premier non sarà sfrattato. Anche dall’esterno, vista la viltà dei sodali verso l’Italia. Paradossalmente, la situazione politica sarda è analoga, quasi peggiore di quella nazionale. La Giunta e il fallimentare presidente Cappellacci sono riusciti a fare il pieno del dissenso possibile. Hanno tutti contro. Perfino un inedito fronte unitario tra Confindustria e sindacati. Due di questi (Cisl e Uil) erano stati fra gli oppositori più duri di Soru. Maè la totalità delle forze sociali e dei cittadini a essere schierata contro una Regione a tocchi per il servilismo esiziale verso il governo. In queste tenebre, Cappellacci e il centrodestra (dilaniato da feroci lotte) pensano solo a far approvare uno scellerato piano-casa. Proprio mentre il Governo impugna quello varato dal Lazio: molto meno invasivo del nostro. È l’equivalente nostrano dell’articolo sull’eredità-Berlusconi. Il segno di una politica nemica, estranea al bene comune, con personaggi indecenti.

Pubblicato il 26 ottobre su SARDEGNA24. La vignetta su Berlusconi-clown-incendiario con Draghi-pompiere è tratta da The Economist

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