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L’Isola degli onorevoli: sardi primi in Italia. Un Consiglio da tagliare: insieme alle indennità e al costo del personale privilegiato

di Giorgio Melis
9 ott 2011 | 7.288 views

Meno consiglieri uguale meno rappresentanza, meno democrazia nel parlamentino sardo? Obiezione corretta e pensosa di chi teme un’egemonia di gruppi e personaggi forti sui molti delle zone e ceti sociali più deboli, con pochi mezzi e maggiori difficoltà a emergere. Lilli Pruna e altri temono una selezione negativa. Marcello Fois e molti più altri  vuole un drastico taglio del pletorico Consiglio: senza credere che più onorevoli significhi maggiore e migliore rappresentatività popolare. Può esserci una posizione mediana. Ma non è dimostrato e dimostrabile che 50-60 consiglieri anziché gli 80-85 equivalgano a minor rappresentanza e peggior selezione. Altrimenti i nove decimi dell’Italia regionale patiscono un grottesco deficit democratico rispetto alla Sardegna. Sovrarappresentata nel suo Consiglio rispetto a tutte le altre Regioni: speciali e ordinarie.

Nessuno ricorda più che la nostra assemblea era composta all’inizio – nel 1949 – da 60 consiglieri: cresciuti a dismisura senza apprezzabili miglioramenti di qualità, semma il contrario. Bisogna volgersi anche all’esterno, oltre il perimetro isolano. Guardare solo il nostro ombelico è peggio che provincialismo. Significa dividersi su una questione di lana caprina. Anzi, aiutare gli opportunisti delle nomenklature consiliari e di partito contro ogni riforma. La polemica sul taglio alla castixedda consiliare è un doppio errore: imbriglia anche l’altra misura decisiva. Oltre ridurre i consiglieri, vanno contestualmente ridimensionati indennità, rimborsi, benefit, vitalizi: privilegi faraonici. Per puntare a una vera, radicale riforma con due falci in azione. Sul numero degli onorevoli e sul costo individuale e complessivo: sottratto anche al controllo della Corte dei Conti.

L’accetta sui costi del personale del Consiglio. C’è di più, per procedere simultaneamente. Meno consiglieri significa un taglio severo anche al personale del Consiglio. E’affollato, costa una tombola e ha sempre fruito di contratti privilegiati: in sinergia con gli onorevoli. Un risparmio importante e moralizzatore. Si sommerebbe a quello di tempo e spese  nelle commissioni e nell’aula più a lungo in funzione per vacui ludi oratorii di troppi consiglieri. Con 50-60 onorevoli, si ridurrebbero tempi ora lunghi fino all’estenuazione e costi irrefrenabili. Una riforma complessiva potrebbe essere la scossa salutare per l’intera politica sarda. Nel segno di una nuova sobrietà e più serietà. Adeguando le spese ai drastici tagli che la crisi impone alla generalità dei cittadini.

I sardi sono più uguali degli altri italiani? Abbiamo un primato ridicolo, con numeri spesso grotteschi nel raffronto. Senza evocare gli Stati Uniti (il Senato con appena cento componenti per 250 milioni di abitanti), vediamo cosa accade in Italia. Dalle tabelle elaborate da la voce.info, si è visto che in rapporto al Pil e al reddito, alcune Regioni fra le più povere ( Sardegna in testa) pagano i consiglieri molto più delle Regioni ricche. Non è stato valutato nel dettaglio il il dato anagrafico, il rapporto abitanti-consiglieri. In Sardegna abbiamo un consigliere ogni 21 mila abitanti: il più basso in assoluto. Per i lombardi (quasi dieci milioni) c’e un consigliere ogni 122 mila abitanti: sei volte in più. Un rapporto grottesco. La rappresentatività è penalizzata in una realtà tanto popolata e articolata. Altri numeri, più piccoli ma sempre enormi differenze. In Campania (quasi sei milioni di persone) 60 consiglieri: uno ogni 97mila abitanti. La florida Emilia-Romagna (quasi quattro milioni e mezzo) campa benissimo con 50 consiglieri: uno per 87mila abitanti. Solo la Sicilia, per oltre 5 milioni di abitanti, ha 90 deputati (tali sono per Statuto): uno ogni 56mila residenti, quasi due volte e mezzo il rapporto sardo.

Regioni con zone impervie e isolate. Anche pesando le difficoltà territoriali, il confronto non aiuta. La Calabria isolata e con orografia tormentata, ha un Consiglio di 40 persone per oltre due milioni di abitanti. Meglio la risparmiosa ma accidentata Liguria: 40 consiglieri. Metà di quelli sardi avendo una popolazione uguale.

Insomma, non c’è un parametro – reddito, demografico, geografico – che giustifichi l’anomalia sarda. Semmai ce n’è uno politico-elettorale a sfavore. Con 8 province 8 in altrettanti collegi elettorali, basta che un capobastone o boss politico riesca ad avere poche migliaia di voti in due-tre paesi per avere la quasi matematica certezza di diventare onorevole. Rappresentante non di una provincia ma del proprio elettorato ridotto e concentrato. Così si favoriscono le clientele: il mandato elettorale sarà speso a loro beneficio. Alla faccia delle esigenze generali di zone periferiche e deboli. Insomma, neanche l’evocazione delle zone più sfigate serve a contraddire un Consiglio da ridotto a proporzioni serie: magari migliori qualitativamente.

Pubblicato il 9 ottobre su SARDEGNA24. La vignetta è di Ruggero Soru

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