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Da “sa die de sa Sardigna” a “sa die de su burriccu”: solo per onorevoli. Da cacciare in groppa agli asini se non falceranno emolumenti scandalosi

di Giorgio Melis
2 ott 2011 | 6.214 views

Giorgio Napolitano, ovvero “re Umberto”. Così noto per la somiglianza con Umberto di Savoia. Ebbene, “re Umberto” s’è proprio rotto dell’Umberto minore: Bossi. Come Vittorio Emanuele II. Nel 1859 raccolse il “grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso noi”. Così Napolitano. Ha detto in toni mai così duri quel che gli italiani pensano. Basta Padania. Basta Lega impunita e secessione minacciata. Mentre con Berlusconi dilaga nei ministeri romani. Ha potere spropositato. Diritto di veto su tutto. Perfino sul successore di Draghi a Bankitalia. Dove Bossi vuole Grilli anziché Saccomanni “perché è milanese” e l’altro romano. Non ha giocato di fioretto, Napolitano: ha sguainato la sciabola. Alla secessione si risponde con la forza della legge e delle armi: come sul separatismo siciliano del 1947. Un alt perentorio, definitivo. Bossi, acciaccato e patetico, potrà ancora sgolarsi con “Padania libera”:  mostrandoci il dito medio. Ma ormai sarà solo un penoso flatus voci: da ridere. Un maleficio si dissolve dopo aver dissolto l’Italia con la venefica coppia B&B, Cavaliere-Senatur. A  nome degli italiani, il signorile “re Umberto” ha scagliato parole come pietre sul volgare dito medio di Bossi. E sulla tracotanza del compar Silvio. Il grande pacchista di Arcore ha realizzato l’unico dei fasulli “miracoli” che mai avrebbe voluto s’avverasse. Un fronte di unità-salvezza, un comitato di liberazione nazionale. Di tutti contro di lui. Tranne i pretoriani nero-azzurri, gli Scilipoti e le escort orbe di buste post-alcova, ha proprio tutti contro. Partiti, sindacati, associazioni, la Chiesa ex del silenzio: quasi come quella gloriosa dell’est sovietico. L’unico, immenso guaio, è che tutti sono d’accordo solo per defenestrare l’uno reprobo. Ma in disaccordo e disuniti su tutto. Però lui è al capolinea: dura minga. L’Italia è a rotoli, scatta l’istinto di sopravvivenza. Con valanga di sì per il referendum anti-porcellum del porcellone leghista Calderoli. Spinta popolare irrefrenabile. Napolitano l’ha colta e tradotta. E’ il suo benservito a Berlusconi. Notificato a Bossi perché Silvio intenda. I colpi di coda del Caimano sono pericolosi. Servirebbe un “Mr. Crocodile Dundee”. Ma ce la faremo. Lo spiraglio di luce s’intravvede nel tunnel buio.

Tenebre fitte, purtroppo, in Sardegna. Onorevoli filistei hanno seppellito l’autoriduzione del Consiglio. Parce sepulto? Non moderano sa tirannia. E’ ora di agire sul bunker di cristallo fumé (per la trasparenza) di via Roma. Un presidio permanente. Un piccolo (non troppo) assedio. Finché non voteranno un  taglio radicale di indennità e vitalizi. Scandalosi, come documenta “lavoce.info”: ripresa solo da noi. Eravamo i primi: restiamo i peggiori. L’ho denunciato per anni. Nel 2004, il Consiglio costava 104 milioni di euro: più della Sicilia, il doppio della Lombardia. In rapporto al pil e al reddito, i più poveri pagavano e pagano i loro pletorici consiglieri molto più dei più ricchi. Affossata l’autoriduzione, ora glisseranno sul taglio delle indennità. C’è da anni una proposta di legge popolare con 17mila firme: cestinata. I promotori propongono una sana iniziativa. Una sorta di “sa die de su burriccu”: una variante molto politica, indignata e pedagogica de “sa die de sa Sardigna”, dedicata solo ai nostri onorevoli. Ottanta asinelli sardi doc da portare davanti al Consiglio. Per schiaffarci sopra simbolicamente (solo?) i filistei d’oro (con eccezioni) e cacciarli dal Consiglio, fuori città. Magari a son’e corru: come un tempo per feudatari, vescovi e prelati indegni. In testa al corteo, sul molente più scalcinato, Sardus-ugo con la sua berritta-cappellaccio. Siamo realisti, chiediamo l’impossibile? No, solo il dovuto: con humour sardonico. Una risata li seppellirà? Forse. Ma si può provare. Facciamolo.

Pubblicato il 2 ottobre su SARDEGNA 24. Nella foto, asinelli in libertà nel parco Mui Muscas di ortueri.

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