Il Rambo-spot, pioggia d’oro sui giornali amici contro il Piano paesaggistico. Parole e musica truffaldine, idee di Gavino Sanna. Ugo ne risponderà alla Corte dei Conti
di Giorgio Melis
Toh, c’è Rambo alla Regione. Ugo-spot-bancomat si agita da padrone delle ferriere: con i soldi nostri. Sul filo di un “golpismo” istituzionale, e finanziario. Richiederebbe un faro delle magistrature ordinaria e amministrativa. Il Pdl complice-vittima non lo sopporta ma subisce: per evitare il “tutti a casa”.
Forte di questo panico preventivo, Cappellacci accentua la protervia. Ma intanto incassa uno stop parziale sul caso delle pagine pubblicitarie a pagamento contro il Piano paesaggistico: per preparare la cementificazione integrale della Sardegna.
Vi ha investito 170mila euro nostri: da aggiungere ai milioni per altre performaces ad personam, amici, affini& coloniali, da Flavio Carboni a monsignor Mani. E le destina selettivamente ai due maggiori quotidiani sardi, discriminandone altri. Polemica accesa dopo la prima uscita. Ma è stata bagarre alla vigilia della seconda, bloccata in extremis benché sollecitata dai quotidiani. Non per resipiscenza politica, ignota al tetragono Rambetto di villa Devoto. Doverosamente, l’Ufficio trasparenza ha eccepito su contenuti e finalità delle pagine appaltate a Gavino Sanna. Il noto pubblicitario aveva curato la campagna elettorale di Soru nel 2004, passando nel 2009 a quella contro Sorudi Cappellacci, che ora gli ha affidato (qual è il budget?) la raffica di pagine anti-Ppr. A capo dell’Ufficio Trasparenza c’è una signora che fa onore alla dirigenza regionale. È Michela Melis, figlia del grande Mario. Aveva affrontato con Soru la tempesta della Saatchi& Saatchi, uscendone a testa alta. Impossibile parlarci: auto-blindata. Si è comunque ricostruito l’accaduto. Sul testo della seconda puntata anti-Ppr, ha espresso un motivato parere: dovuto.
Le pagine con domande – risposte a tesi forzata non rientrano nella comunicazione istituzionale. Se Cappellacci vuole sparare sul Ppr, può farlo con dichiarazioni, documenti, conferenze stampa: non spacciando pubblicità e pagandola. Pare che la seconda puntata fosse una sortita pesantissima contro una legge in vigore e contro la Giunta che l’aveva fatta approvare a larga maggioranza. In sintesi, un attacco di parte a spese del contribuente. Poteva farlo il centrodestra: picche. Mancavano i nostri 170 mila euro “investiti” da Ugo-spot. Davanti ad un parere invalicabile e dopo tempestose riunioni, il testo è stato rivisto e corretto per la pubblicazione.
Nel frattempo l’Ordine dei giornalisti aveva sanzionato duramente l’uso improprio della campagna e l’invasione becera nell’informazione. Ugo-Rambo replica per confermare l’iniziativa: tacendo di aver dovuto arretrare. Può dirsi fortunato. Col testo originario, la sanzione della Corte dei conti sarebbe stata inevitabile. Ma ha speso un mucchio di soldi per pagine peraltro illeggibili dal comune cittadino: anche pubblicitariamente inutili. La storia non finirà qui. A questo Rambo vanno prese misure stringenti: andrà a sbattere.
pubblicato il 22 settembre su SARDEGNA24











Rispondi!