La stabilità di Cappellacci-record: 30 assessori in 30 mesi di sgoverno. Dal 1999 al 2004, “solo” 24 con le tre Giunte del Polo. Surclassato Soru: 17 assessori in 5 anni
di Giorgio Melis
Sardegna superstar, da Guinness dei primati: grazie alle Giunte Cappellacci. Prima in Italia (forse nel mondo) per numero di assessori e loro rotazioni. Un governo come una porta girevole affollatissima. Entrano-escono-rientrano “ministri”
in quantità industriale rispetto agli 80 consiglieri di un’assemblea pur pletorica. In due anni e mezzo sono stati alternati 24 assessori (26 considerando i cambi di ruolo). Ora è in corso il rimpasto causa sentenza del Tar per far posto alle donne estromesse dall’ultima maschia Giunta. I ricambi saranno – non solo per la quota rosa – almeno quattro. Quindi si raggiungerà o supererà la fatidica quota 30 assessori in 30 mesi. Un assessore per ogni mese di governo. Un gruppo pari al 37,5 per cento dei consiglieri regionali: rapporto grottesco. Berlusconi ha 22 ministri e 49 sottosegretari, un totale di 71 persone. Siamo al 7 per cento dei quasi mille e deputati e senatori. La quota di “ministri” sardi è abnorme anche rispetto al peggior passato. Anche dei 5 anni – 1999-2004 – della precedente, letale legislatura della destra: quella comprata-venduta prima che si aprisse. Tre presidenti (Mariolino Floris, Mauro Pili e Italo Masala) e cinque Giunte ma “solo” 24 assessori nei sessanta mesi di durata. Nella metà del tempo, Cappellacci è riuscito a mettere in pista altrettanti assessori: anzi, due in più con le alternanze nei ruoli. Potrebbe raddoppiare, arrivando a 50 assessori, con nuovi rimpasti: è sulla strada giusta. Di quelli della prima Giunta ne sono rimasti tre: l’immarcescibile Giorgio Oppi, Giorgio La Spisa (“ministri” anche nel 1999-2004) e Antonello Liori.
Nel segno della virtuosa discontinuità, il presidente-spot ha surclassato il predecessore. Renato Soru non ha proprio scaialato, anzi. In quasi cinque anni, gli sono stati al fianco in Giunta appena 17 in tutto: con 5 sostituzioni in corso d’opera. Una miseria, davvero: sarà doppiato da Cappellacci, prima di tornare a casa per restarci. Soru peraltro era stato invece smodato, senza regole od obblighi stringenti, nel ricorso alle donne. Primo in Italia ad imporsi nel 2004 la regola del fifty-fifty: sei uomini e sei donne. La quota rosa più alta, scesa nel finale a da sei a cinque assessore.
Cappellacci ha ripristinato il machismo cancellando quelle che c’erano nella penultima Giunta. Exploit straordinario: applaudito anche dal Tar che lo azzerato. Bene ma fino a un certo punto. Tutti a chiedere giudizi solo a qualificate rappresentanti del mondo femminile. Ma nessuno ha contestato a Cappellacci, gli assessori e i tanti consiglieri del centrodestra soi-disant liberali e progressisti, uomini di legge (eh, Giulio Steri, avvocato dello Stato e Antonio Pitea, questore e prefetto) perchè non abbiano subito contestato una scelta insostenibile sul piano del costume, politico-morale ma soprattutto legale: zitti prima, muti oggi, temerariamente. Il presidente-spot ha imposto un aumento enorme dei costi della presidenza: censurato anche dalla Corte dei conti. Fra i tanti collaboratori e consulenti non c’è nessun consigliere legale in grado di dirgli che stava violando la Costituzione? L’Ugo che co-finanzia assieme a Flavio Carboni (50mila euro nostri) un convegno giuridico a Forte Village, non sollecita un parere illuminato. Forse gli è stato fornito, ma lo ha gettato nel cestino: come i documenti unanimi del Consiglio sulla vertenza-entrate e ignorati da lui. Eppure subito, Francesca Barracciu aveva denunciato l’irregolarità e poi con Claudia Zuncheddu aveva presentato al Tar l’esposto poi accolto. Neanche a quel punto è venuto un dubbio a macho-Ugo, agli assessori e ai consiglieri anche “femministi” del centrodestra. Neanche quando è stata spazzata via la Giunta romana di Alemanno. Cappellacci e la maggioranza non “potevano” far niente: benché sicuramente consapevoli. La lottizzazione feroce aveva imposto la cacciata delle donne in Giunta per far posto a Mariolino Floris, Christian Solinas (il nostromo della frottola sarda, cocco col ciuffo di Giacomo Sanna e Maninchedda), Mariano Contu (per soddisfare Cicu) e Oscar Cerchi. Talmente ferrea da non consentire varchi di legalità al femminile. Per effetto della sentenza del Tar, si è creata una paralisi della Giunta, poco o molto che duri, che ha costi grandi, quantificabili. Il responsabile è noto: Cappellacci. Sia che fosse consapevole, sia per omissione nell’acquisizione di un parere pro veritate. Governanti e politici non pagano mai. Un atto dovuto una class action non di sole donne contro il presidente: i costi della paralisi regionali gli vanno addebitati per colpa palese.
E’ solo uno scandalo e una vergogna ma non meno esiziale la rotazione di 26 assessori in 26 mesi, presto di 30 in 30 mesi. I danni sono fin troppo evidenti. Il tourbillon negli incarichi è un inno selvaggio alla stabilità, conoscenza dei problemi per continuità nel ruolo. Pensate che all’Ambiente si sono succeduti quattro assessori, uno anche al raddoppio: Emilio Simeone, Giorgio Oppi (quante volte, figliolo? Due), Giuliano Uras, Giorgio Oppi. Tre ai Trasporti, per allargare la cultura di un settore strategico: la psichiatra Liliana Lorettu, Angelo Carta e ora Christian Solinas ma con un interim fondamentale del presidente-ammiraglio. Tre all’Industria, che naviga a gonfie vele e non necessita di un assessore stabile: Andreina Farris, Sandro Angioni e Oscar Cherchi. Ecco, è la stabilità, gente. Unita a continuità nei ruoli e competenza: si acquisiscono applicandosi ai problemi, seguendone gli sviluppi nel tempo. Per questo le Giunte Cappellacci sfornano risultati straordinari, hanno restituito il sorriso ai sardi: grati e felici. Col coltello fra i denti, digrignando.
(pubblicato su Sardegna24 il 6 agosto)











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