Governo nemico e vecchia-nuova Tirrenia ordinano a Cappellacci l’ammazza-sardi: zitto e rema. E lui: agli ordini. Il gioco della flotta, battaglia navale ridicola: affondato Ugo-trinchetto
di Giorgio Melis
Tirrenia: niente di più inedito del già detto e strascritto. Non è elegante citarsi, ma talvolta serve. Contro passati silenzi e inerzie, improvvise scoperte dell’acqua calda dei pasdaran e armatori nostrani dell’ultimissima ora. Il 6 luglio dell’anno scorso scrivevo: “Cappellacci sta riuscendo a far naufragare la Sardegna anche nella storica battaglia contro la Tirrenia….Finiremo per navigare non più sotto una compagna monopolista statale ma privata e dominante. Tratterà i sardi come sempre: colonia invertebrata politicamente, da spremere. Un inabissamento: ringraziamo Cappellacci, l’ammazza-sardi”.
Infatti.Tutto va nel peggiore dei modi possibili. Una Giunta-travicello passiva. In sinergia col governo-nemico. Ha coperto la sporca operazione dal 2008. Pro Tirrenia prima. Ora degli armatori consociati anche a tutela degli interessi occupativi-elettorali napoletani e siciliani. Il nostro ritorno al futuro è una old-newco: Compagnia Borbonica delle Indie Sarde. Così ribattezzata ai tempi dei Gava e più. Anche con un sardo ( Ariuccio Carta) per anni ministro della Marina mercantile: senza scalfire il blocco di potere “borbonico”. Rilanciato da Berlusconi nel 2008 con la scandalosa conferma (contestatissima da Soru) dopo 30 anni alla Tirrenia di Giorgio Pecorini: micidiale boiardo di Stato, letale per la Sardegna.
Più che il nemico, poté il fuoco amico regionale: genuflesso e complice dei potentati nazionali. In primis, il ministro Matteoli: ha autorizzato i maxi-aumenti Tirrenia, decisivo anche per l’eolico-offshore. Ma la barra regionale era forte e sicura. Per lo strategico settore dei trasporti, la Giunta ha alternato tre-assessori-tre in due anni. Folgorante sequel nuragico dei “Tre uomini in barca” (con variante in rosa), richiamato da Chicco Gallus. Partenza a razzo nel 2009 con la psichiatra sassarese Liliana Lorettu. Sostituita da Angelo Carta, ora sindaco di Dorgali, nei rimpasti a puntate con singhozzo. Infine – dopo un interim breve e decisivo di Cappellacci - ecco l’astro Christian Solinas. Reduce da 5 anni all’Ersu di Cagliari: dunque fra i massimi esperti mondiali di trasporti, come la psichiatra. Continuità di linea, azione e persone: strategia vincente. Al top quando Cappellacci e Solinas, derubati di playstation e del vecchio Monopoli, scoprono il “gioco dell’armatore”. Versione esiziale della classica “battaglia navale”. Con una sola unità colpita e affondata: la Sardegna. Nell’ultima variante, la Regione ci mette i soldi (15-25 per cento del capitale), rotte, passeggeri e merci: in cambio, una scialuppa insonorizzata. Concessa dai capitani oltraggiosi per i naufraghi: la Regione-armatore e i sardi tutti. Scambio alla pari? Di più: superbingo sardo! Riassunto nella consegna a Cappellacci: zitto e rema. Squilla festosa anche la mitica campana dei Lloyd’s di Londra: contratto marittimo del millennio.
C’è speranza? A oggi, proprio no. La Giunta è un morto che parla e non cammina, farfuglia e fa solo danni. E’ al capolinea, dicono alcuni partititi: Riformatori e il già silente Psd’az, mentre Giorgio Oppi incassa e basta. Nega l’umiliato gerarca Nizzi, arrogante mini-Starace olbiense. Salterà dal cerchio di fuoco affondando nella palude di Cappellacci. Non se ne andrà. Dovrebbe, per bancarotta e dignità politica: se l’avesse. Resisterà a oltranza. Bis del 2003-2004: destra barricata in Regione con 33 voti su 85, impegnata allo spasimo nel sacco finale delle casse regionali. Scioglimento del Consiglio? Una chimera: con indennità da 137mila euro annui più benefits, nessuno vuole il “tutti a casa”. Alcuni fingono: pre-tattica ipocrita.Salvo incidenti di percorso, magari extrapolitici. Cari sardi: zitti e remate.
(pubblicato su SARDEGNA24 il 23 luglio)











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