No voto, no party-fiducia. I 9 deputati sardi del Pdl votino contro il governo se la mazzata “finis Sardiniae” non sarà limitata. Diritti e soldi nostri scippati. Se non si ribellano ora, sarà il disastro. Senza scelta: o con gli elettori o felloni contro da mettere sotto accusa
di Giorgio Melis
Davanti a una minaccia mortale, almeno una volta i sardi non siano i soliti “pocos, locos y mal unidos”. Rinuncino alla loro guerra civile permanente. All’autofagia che ne divora lo spirito e la forza, li rende politicamente imponderabili. Magari solo per una settimana, siano capaci di unità per autodifesa. Urge alzare uno scudo contro il colpo di maglio del governo-amico, che il cielo lo incenerisca.
Come? Consiglio regionale, provinciali e comunali all’unanimità, sindacati, associazioni degli enti locali, imprenditoriali e di categoria firmino un proclama – breve, perentorio e solenne – per intimare ai parlamentari sardi del centrodestra di non votare al fiducia al governo sulla manovra: sarebbe il “finis Sardiniae”. Le mille voci dei sardi in un ultimatum ai rappresentanti parlamentari. Potranno sottrarsi? Certo. Ma dovranno farlo – con nomi, cognomi e soprannomi – agli occhi dell’intera comunità. Indicati a uno ad uno. Chiamati alla responsabilità d’essere difensori degli interessi vitali dei loro elettori. O nemici e anche rinnegati che si uniscono a chi li calpesta e li cancella.
Non sfugge che c’è non poca retorica. Sgradevole anche da scrivere: ma non c’è scelta. Se altri ha di meglio, lo proponga. Ma subito: tempo scaduto, la campana suona per tutti noi. Nel passato questa mobilitazione è stata vincente in passaggi epocali della nostra storia. Ora è senza alternative. E’ l’ultima chiamata per il morto annunciato: oggi ancora morituro. S’impone a chi ci deve tutto: intanto il seggio in Parlamento. Lo hanno fatto mille volte i leghisti, sempre i siciliani e i campani per la forza dei numeri, perfino i serissimi tedeschi dell’Alto Adige. Noi no? E perché mai, siamo i più fessi del reame berlusconiano? Così fan tutti: brutto adeguarsi. Ma non si può disertare: il disastro incombe. Voti dati o negati non per privilegi o più risorse arbitrarie. Al contrario: per diritti sacrosanti violati e soldi nostri scippati. Insomma: no euro, no party-fiducia. Berlusconi ci riconosca il regime delle entrate del 2007, bloccato anche grazie alla Regione inerte. O la manovra non deve avere i “si” dei suoi parlamentari sardi. Va ridotto il taglio alle autonomie speciali. Enorme e discriminatorio (lo dicono perfino Cappellacci e La Spisa) rispetto a quello per le Regioni ordinarie. Penalizza soprattutto la Sardegna: la Sicilia la sfangherà, Trentino e Friuli hanno già fruito del federalismo mentre a Cagliari si dormiva. Correzioni migliorative, altrimenti, tutti no dovuti dai destristi sardi. Alla Camera, Giuseppe Cossiga e Piero Testoni cugino, Mauro Pili, Bruno Murgia, Salvatore Cicu, Carmelino Porcu, Settimo Nizzi, Paolo Vella, Luca Barbareschi. Gli ultimi due non sardi potranno smarcarsi: maVella vive in Gallura e a qualcuno dovrà rispondere. Sono nove: quasi un esercito. Il governo si regge sui meno numerosi Responsabili for sale. In 9 possono imporre l’essenziale: o far cadere il governo. Se avranno la dignità d’essere ciò che devono, mettendo i loro voti e le palle sul tavolo. Diserteranno la sfida? Copriamo di manifesti la Sardegna con i loro nomi e facce: felloni da disprezzare, mai più eleggere.
Basta parlare di Cappellacci. Se ci rimettiamo a lui, andiamo a scopare il mare attorno alla flotta-frottola semivuota. L’ultima cappellacciata è delirio: “La ripresa sarda è iniziata”. L’ha avvistata solo lui: dal satellite donde ci osserva. Dice: l’occupazione è cresciuta nel 2009 dello 0,2 per cento, nel 2009 era diminuita del tre per cento. Esulta perché siamo a meno 2,8 per cento: questo è il saldo. Ovvero, continua la ri-presa: in giro.
(Pubblicato su SARDEGNA24)










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