Due referendum antinucleari: 500 mila euro di differenza. Spesi da Cappellacci miles gloriosus per finanziare giornali e tv
di Giorgio Melis
Qual è la differenza tra i due referendum anti-nucleare celebrati in Sardegna? Elementare. Uno era consultivo e solo nostrano. L’altro abrogativo e nazionale. Risposta giusta? No, avete toppato. La differenza è stata di 500 mila euro, circa un miliardo di vecchie lire. Non ne ha parlato nessuno, in questa strana terra di gente e informazione distratta, taciturna quasi tacitiana. O forse opportunista, connivente, un filo omertosa. Per il referendum abrogativo, la Regione non ha scucito un euro. Per quello sardo, la Giunta ha cacciato 500 mila euro.
Investiti in decine di paginate sui quotidiani (perfino controcopertine di quattro pagine sull’Unione Sarda), inviti firmati al voto, spot a gò-gò su tv e radio locali etc. Per il referendum nazionale, niente di niente. Proprio “zeru tituli” ed euri.
La Regione non ha prodotto neanche l’uno per mille di quel che aveva fatto per l’altra consultazione: appunto consultiva. Promossa dagli indipendentisti e antinuclearisti sardi ma quasi diventata azione personale del presidente. L’ha brandita come fosse cosa sua e solo sua. Ignorati, rimossi, cancellati “Sardigna Nazione Indipendentzia”e il comitato “NoNuke!”: avevano raccolto 16286 firme. Mai citati nelle interviste genuflesse a Cappellacci, presentato come l’eroe della resistenza sarda al nucleare. Men che mai negli spot a valanga inflitti dalle tv isolane. Ricordate? L’Ugo denuclearizzato avanza da una radura verde, accorato appello in primo piano ai sardi, dietrofront, dissolvenza sull’ennesima furbata propagandistica a spese nostre O nelle paginate nei quotidiani. Sicuramente molto gratificanti perché gradite – specie per quantità mai vista – in tempi di carestia pubblicitaria. Certo, legittima una spinta al voto. Ma i sardi – senza un euro di pubblicità – erano dilagati nella consultazione antiscorie: spinti anche dai quotidiani e tv, da sempre autonomamente sul fronte anti-nuke.
C’è anche un altro aspetto singolare. I 500 mila euro spesi – in buona o grande parte se non totalmente: mancano informazioni dettagliate – tra giornali, tv e radio, non sono stati imputati alla pubblicità istituzionale. Sono stati scaricati (presumibilmente con le spese materiali per il voto) dai fondi del Servizio elettorale. Dunque nessuno potrà mai sostenere che sia stata pubblicità ad personam. Benché l’unico, assoluto, esclusivo protagonista in video e in firma sia stato per l’appunto il Cappellacci d’assalto: un po’ sopra le righe, da miles gloriosus di una battaglia pre-vinta. Era lo stesso che aveva rifiutato di firmare con altre 11 Regioni il ricorso alla Corte costituzionale. Ma tant’è. Nessuno sospetti che questa valanga di euro sia stato un arruffianamento a spese nostre degli organi di informazione o un finanziamento occulto. Forse in proporzioni molto disuguali. Forse molto più uguale per un certo gruppo anziché un altro. Qualcuno chiederà i conti e i mittenti delle fatture? Avremo la gioia di sapere a chi sono finiti i soldi, nostri, non di Cappellacci? (Questo articolo è pubblicato sul nuovo quotidiano SARDEGNA24)










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