Spazzata via la maschia Giunta regionale: unica in Italia senza donne. Cappellacci aveva superato se stesso: quota rosa sottozero, come lui
di Giorgio Melis
Il Tar Sardegna ha spazzato via la maschia Giunta senza donne, accogliendo il ricorso presentato da Francesca Barracciu e Claudia Zuncheddu. Un’altra botta per Ugo-spot Cappellacci: ora dovrà ricorrere a un nuovo rimpasto. Riproponiamo il commento pubblicato il 23 giugno.
Il Corriere della Sera ha esaltato la scelta del neosindaco di Cagliari, Massimo Zedda, di portare al massimo la quota rosa della sua Giunta. Sei donne assessore su dieci.
Un primato. Una scommessa, e una sfida. Soprattutto, un impegno mantenuto e non era affatto scontato. Anzi, l’opposto, visto che i partiti hanno eletto solo due donne in Consiglio. L’exploit di Zedda fa risaltare sempre più l’oscurantismo strumentale, opportunistico perché imposto solo da ragioni di bottega partitica, comunque squallido della maschia Giunta regionale. Zero donne in Giunta, dopo l’espulsione di quelle iniziali. Peraltro, alcune presenti solo perché indicate perentoriamente dallo sponsor monsignor Mani in tasca. Come l’assessuora curiale Baire, poi giubilata al voto anche nel suo paese, Capoterra. O da Sergio Zuncheddu. Come Ketty Corona, anche in omaggio alla memoria e potenza massonica magari bisex. Anche lei sostituita ma premiata con la presidenza di “Sardegna ricerche”: per confermare il prestigio dell’ex parco tecnologico in linea con quello di Carlo Rubbia.
Fa bene, Francesca Barracciu a ricorrere al Tar (magari porti la sua denuncia in ogni sede nazionale) contro la violazione di un principio legislativo e soprattutto di un costume che si è imposto ovunque. Tranne in viale Trento, col Cappellacci che si fa umiliare anche dalla maschilissima Olbia (due donne nella Giunta di Gianni Giovannelli, che ha sbaragliato il suo complice Nizzi). Ma ogni richiamo è assolutamente inutile.
Questo Cappellacci si conferma in tutto personaggio di non ordinario squallore. Le sue uniche convinzioni sembrano quelle ondivaghe dei propri interessi opportunistici in progress. Gli hanno imposto assessori maschi, anche di un giovanilismo evergreen assoluto (Mariolino Floris e Giorgio Oppi, quasi 150 anni in due) e lui ha buttato fuori tutte le donne in Giunta. Una regressione vergognosa che gli scorre sulla faccia di bronzo come pioggia sul vetro. Se fra un mese dovessero chiedergli l’opposto, sbatterebbe fuori tre maschi e metterebbe al loro posto altrettante donne targate. Come torre che non crolla, convinzioni granitiche. Non mi spiego (si capisce lo stesso) ma mi piego sempre, se mi conviene: per sopravvivere.
In Sardegna le donne non sono soltanto maggioranza ma anche un patrimonio culturale, sociale e professionale che sta distanziando largamente i maschi: benché sottorappresentate per antica e perdurante discriminazione. Dovrebbero essere le istituzioni a frenare una deriva pessima e dare l’esempio in ogni situazione. L’aveva fatto, per primo e da solo, Renato Soru, senza che nessuno glielo chiedesse. Si continua in tante parti, con sindaci, presidenti di provincia, mondo universitario. Il sindaco presunto ragazzino Massimo Zedda ha dimostrato che non solo si può ma anche si deve. Cappellacci ha il sensorio fuori uso: donne off limits. Potrebbe cambiare idea e prontamente adeguarsi se glielo chiedessero Zuncheddu, Mani o magari gli amici Verdini o Flavio Carboni. Nell’attesa, Regione squalificata con disonore. Quota rosa sottozero: come Cappellacci nel giudizio dei sardi.










dal febbraio 2009 ,dichiarata non più sarda ma APOLIDE,mi sono resa conto che questa sardegna di burattini è destinata, con il suo silenzio a soccombere.Cappella Ugoglione andrebbe buttato fuori a calcioni
Cappellacci si può consolare adesso è in buona compagnia. A eguagliarlo ci ha pensato la neo sindachessa di Sinnai Barbara Pusceddu, che ha nominato una giunta di soli uomini. mi chiedo, è possibile nel 2011??
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