Segnali di fumo mefitico a mezzo Assostampa. Guerra preventiva al nuovo quotidiano diretto da Bellu, sponsor Soru: allarma L’Unione Sarda. Si parla di “services” pensando ai “servi” all’opera da Grauschwitz-Liori a Zunk. Sfida al conformismo sicario
di Giorgio Melis
Segnali di fumo mefitico a mezzo Assostampa lasciano confusi i lettori sardi. Unione e Nuova hanno pubblicato criptici comunicati sindacalesi per lanciare il sasso nascondendo la mano. Tacendo soprattutto il bersaglio, i cecchini, i beneficiari e le ragioni. L’obbiettivo nel mirino è il nuovo quotidiano (“Sardegna 24”) che uscirà (dovrebbe) entro giugno in Sardegna. Diretto da Giovanni Maria Bellu, già inviato speciale di ”Repubblica” e scrittore, ora condirettore de “l’Unità”. Lo sponsor politico-morale è Renato Soru.
Attraverso alcuni noti e importanti imprenditori-amici che finanziano il progetto assieme al titolare della tipografia di Macomer dove sarà stampato e che concorre con una quota del 40 per cento. Nel progetto l’ex presidente formalmente non figura benché per la sua caratura gli venga attribuito, a ragione o a torto, il ruolo di dominus esterno. Il nuovo giornale allarma i due sulla piazza. Ma in particolare L’Unione Sarda. In crisi di lettori e pubblicità come quasi tutti i quotidiani. In più, con Sergio Zuncheddu in difficoltà anche per la moria elettorale dei suoi punti di riferimento in una destra al collasso: in Sardegna ne è stato e resta sponsor quasi padronale, per i suoi interessi immobiliari e non solo. Gli resta solo il patetico Ugo Cappellacci: traballante e in caduta libera di consensi. Ma al top per sospetti e inchieste a suo carico.
In soccorso e contro la nuova iniziativa editoriale sembra invece correre il sindacato dei giornalisti sardi. Emana documenti sdegnati e minacciosi. Incomprensibili ai più: anzi, alla generalità dei lettori. I quali vengono traditi appunto anche dall’Assostampa. Lancia proclami muscolari violando la prima regola del buon giornalismo. Dire “chi, come, quando, dove e perché”. Nel suo prolisso comunicato, è infatti taciuto l’oggetto delle reprimende. Manca ogni riferimento a persone e cose. Note solo a una ristretta cerchia di addetti ai lavori. Ignorate dalla quasi totalità dei lettori.
Chi ha letto, non ci ha capito una mazza. Ha solo potuto pensare a un’oscura guerra di carta, antico preludio a giornali di merda. Per cui l’intemerata sindacalese ha dato una precisa impressione, virata subito in convinzione. Mixato con problemi veri e preoccupazioni fondate a 360 gradi, il proclama dell’Assostampa appare come un attacco preventivo e una preoccupata difesa padronal-corporativa dell’esistente. Il tutto motivato con l’allarme per l’eventuale ricorso (in non precisate redazioni) ai “services”: società che forniscono “pacchetti” di informazioni prodotte all’esterno. La versione giornalistica delle esternalizzazioni di servizi applicata nel pubblico e nel privato. Il problema c’è, è annoso, si è posto e resta attuale anche in Sardegna: per gli smemorati, proprio all’Unione, in passato e sotto forme diverse. Ma nel nostro caso appare solo il pretesto per l’ultimativa dichiarazione bellica dell’Assostampa con altri fini e pessimi mezzi. Si usa una questione vera per sparare su altri obbiettivi non citati. Una brutta ipocrisia opportunistica ammantata di motivazioni finto-nobili “a tutela del lavoro e del prestigio della professione giornalistica”. Naturaliter, il “prestigio” andrebbe riferito a certi giornali e giornalisti nuragici issatisi su vette di moralità e deontologia professionali che, avrebbe detto Mauro Masi, “neanche nello Zimbabwe”: dove non sarebbero tollerati.
Sulla nuova iniziativa ha tempestivamente e ampiamente fornito anticipazioni il periodico (anche on line) “Sardinews”, animato dall’inesauribile tamburino sardo Giacomo Mameli. Ma le notizie sono continuamente da aggiornare. In attesa di fatti concreti e decisivi (magari l’uscita del primo numero del giornale), non hanno ancora raggiunto il grande pubblico. Mentre nulla è stato detto per spiegare la sortita dell’Assostampa. All’ipocrisia di partenza, finisce per sommarsi quella diffusa di quanti, ovvero i più, preferiscono voltare la faccia e non procurarsi rogne. A partire dai politici alle corti editoriali. Per esserne illuminati, non oscurati o peggio maltrattati e intidimiti. Può farlo uno scrivano attempato come me, alquanto azzardato: abituato a non scansarle, le rogne. Per un vecchio spirito di denuncia, vocazione caratteriale e abitudine all’indocilità, al rifiuto del conformismo e delle mistificazioni. Anche uso ai rischi doverosi, senza troppe paure, avendo preso le sue brave botte ma avendone date di più, tante: smazzolando solo e sempre potenti e prepotenti.
Al dunque, la discesa in campo e in basso dell’Assostampa scaturiva dalla situazione di Sardegna 1, la tv di Giorgio Mazzella, dove non si pagano gli stipendi da mesi se non con acconti e dove appunto si starebbero introducendo massivamente i services. Ma era solo un punto di partenza per mirare al bersaglio vero grosso: spavaldamente senza nominarlo. Perché l’Assostampa e non solo risente di una dipendenza familistica-padronale.
Alcuni dei componenti provenienti o legati al gruppo Unione, se ne sentono rappresentanti e solidali anche in campo sindacale. Nel gruppo si è da tempo imposta la regola ereditaria dei posti di lavoro in redazione: di padre in figlio, per consanguineità, più assunzioni mirate di altri giovanotti, figli di colleghi in posizioni strategiche e di politici assai utili nelle istituzioni. Si può facilmente capire quanto questo andazzo giovi all’autonomia e alla schiena dritta di padri e figli, prima e dopo la successione, e degli altri in attesa.
In Terrapieno, in viale Marconi (Videolina) e dintorni, poi, c’è e persiste una lunga tradizione di subordinazione pesantissima dominante da metà degli anni novanta. Quando imperava l’allora direttore, ora conclamato delinquente comune, Antonangelo Liori. Imparzialmente coccolato da pezzi della sinistra ma adottato, usato e valorizzato da tutto il centrodestra. Erano gli anni della grande crisi – anche di disordine mentale ed emotivo, di sfrenatezze gravissime – dell’editore Niki Grauso. Grazie alle brutalità gratuite contro parti della redazione da parte del mazziere Liori, all’Unione si era creato un clima pesantissimo. I meno docili e più pestati, parlavano di “Grauschwitz”, ovvero di lager con reali rischi inveratisi di liquidazione dei dissidenti. Mentre un’altra parte, prima minoritaria poi allargatasi, si faceva complice entusiasta del duo Grauso-Liori e delle sue nefandezze. Bloccando gli scioperi difensivi con azioni puntuali e ripetute di crumiraggio e offrendo i suoi servizi al ribasso per ogni copertura di schifezze.
La situazione era cambiata ben poco, forse peggiorata per alcuni versi con l’arrivo di Zuncheddu. Che si era tenuto ben stretto per un periodo Liori prima di sostituirlo quando cominciava a essere travolto da vicende giudiziarie. Uguale o peggio la disponibilità a vivere sdraiati la professione di tanti redattori: quelli dalla lingua a spatola. Progressivamente insediati nei punti di comando mentre si indeboliva e veniva debellata la resistenza dei pochi con la schiena dritta: alcuni grazie a professionalità e temperamento. La deriva dell’obbedienza assoluta all’editore- padrone anche in redazione ha non solo appiattito il giornale sulla sponde estrema del centrodestra e di tutti gli interessi dei referenti e dell’editore-palazzinaro. Fino a performances memorabili che manco “Il Giornale” di “teschio”Sallusti. Che so, il post-it giallo genere “Chiquita Banana” applicato al giornale per il referendum sulla Statutaria anti-Soru. Il top con la guerriglia a Bonaria per i rifiuti campani ma omettendo che l’attacco era alla casa di Soru. Mai preso a verbale d’intervista in 11 anni da imprenditore e poi politico, sdegnato di titolo di spalla, foto e dichiarazione anche quando è stato assolto dopo essere stato massacrato per anni con la masima evidenza possibile. Più recentemente – in minima sintesi – l’annuncio a tutta pagina che per Tuvixeddu avevano vinto Comune e Cualbu. Un mese dopo, la notizia dell’esito opposto nascosto in un titoletto di cronaca. Straordinario esempio di solidarietà redazione, poi, per il vignettista Franco Putzolu, simbolo stesso dell’identità del giornale con le sue vignette. Messo alla porta senza uno straccio di reazione, dopo decenni; ne ha sofferto fino al pianto ogni volta che evocava l’estromissione: come possono testimoniare familiari e amici In queste ore, il quotidiano ignora del tutto il rilancio in grande stile, inquietante e gravissimo, di Gabriele Asunis alla programmazione unitaria della Regione. Imposta da Cappellacci sfidando la giustizia e ogni morale politica. Prevale la solidarietà da onorare (obbligata?) per il co-indagato nell’inchiesta sullo scandalo dell’eolico con la cricca di Verdini, Dell’Utri e soprattutto Flavio Carboni, l’amico di Asunis: mentore di Cappellacci presso il faccendiere di Torralba. Cappelllaci va coperto a ogni costo, essendo l’appiglio residuale a destra di Zuncheddu. Tra l’altro, ha nominato alla presidenza della Sfirs, come in altri ruoli strategici, un suo amico commercialista che sta cercando di comprare da Zuncheddu (estraneo, forse addirittura contrario all’operazione) i palazzi che dal 2004 vuole acquisire alla Regione: frustrato prima da Soru e poi dal Consiglio regionale.
Soru è l’ossessione di Zuncheddu (ben prima che entrasse in politica, per concorrenza sugli appalti informatici) e dovrebbe essere la vergogna-rimorso, se mai potesse provare questi sentimenti, della gloriosa redazione: per danni inferti non tanto al difficile, scomodo personaggio ma per quelli enormi fatti pagare ai sardi con forsennate operazioni. Sono persuaso che a questa ossessione sia dovuta l’imboscata che – piccola ma significativa – mi è stata dedicata a Pasqua dall’Unione. Un titolo a 5 colonne e mezza pagina di testo con foto ripescata dal web. Per raccontare in toni minacciosi che ero stato condannato (un’ammenda condonata e una provvisionale) per alcuni articoli del 2004 sul Giornale di Sardegna relativi a Zuncheddu-Balletto. Peccato che la notizia fosse stata già pubblicata sei mesi prima in grande evidenza. Spiegazione ufficiosa: la notizia era stata riattualizzata dalla diffusione delle motivazioni. Falso assoluto: erano state pdepositate ben tre mesi prima. Ma poi, l’articolo era stato confezionato con losco impegno killeristico. Come se la sentenza fosse del giorno prima (così l’hanno inrterpratata tutti i lettori), in un impasto di dispositivo e di motivazioni assolutamente non comprensibile da qualunque lettore. Una prestazione anonima miserabile, sulla quale il cdr, l’Assostampa e l’Ordine non hanno avuto nulla da ridire. Benché violasse ogni deontologia e fosse un fulgido esempio di cupidigia di servilismo sicario offerto al padrone. Sarebbe questo “il prestigio” giornalistico che il sindacato annuncia di voler difendere nel suo comunicato? In verità provo e magari riesco a difendermi da solo: a differenza di tanti che devono subire i colpi giornalistici e le beffe dell’indifferenza redazionale e politica. Infatti ho replicato sul web, letto da almeno diecimila persone. Spiegando la vicenda e le cause, a mio parere, dell’agguato. Pochi giorni dopo, l’avvocato di Zuncheddu mi ha intimato il pagamento della provvisionale. Neanche ho risposto: in attesa dell’appello che spero possa ristabilire i fatti e ribaltare la sentenza: venuta dopo una denegata difesa di fatto da parte dell’avvocato mio e di due colleghi. L’intimazione cronometrica come ad horas dopo il primo articolo. Pubblicato a neanche 24 ore dal mio commento sull’assoluzione di Renato Soru, la ricostruzione della sua vicenda politica, del ruolo decisivo alla lunga giocato dall’informazione dello Zunk-group e da altri poteri, massonici, ecclesiali e parapolitici anche a sinistra. Il collegamento è apparso immediato perché era ormai noto che si stava mettendo in pista il nuovo quotidiano sponsorizzato da Soru. Nel quale, con cantonata madornale ma eloquente, Zuncheddu o chi per lui hanno ritenuto partecipassi. Di qui la rappresaglia preventiva affidata a un pugnalatore senza nome: infatti ha scritto una classica lettera anonima visibilmente minatoria, spacciandolo per articolo che nessuno a Terrapieno gli ha contestato.
E qui torniamo al punto di partenza. Il nuovo giornale e l’Assostampa. Che usa toni aggressivi evocando i services editoriali anti-prestigio professionale. Lapsus freudiano, viene da pensare. Tra “services” e “servi” ci sono solo tre lettere in più. Ma un abisso di dignità in meno. Scivolone involontario, forse, si attaccano i “services” ma sembra una difesa a tutto campo dei “servi” pluricollaudati nel gruppo Unione: dai tempi di Grauschwitz-Liori a quelli attuali. Prosternando l’informazione a bassezze inaudite e, a giudizio di molti lettori, a un dislivello di qualità assolutamente imbarazzante, anche nella scrittura. Probabilmente c’è consapevolezza di questa valutazione da parte di molti lettori. Alimenta la preoccupazione per la probabile uscita in edicola di “Sardegna 24”. La concorrenza è bellissima, ma vuoi mettere il monopolio? Allarme, dunque, e anche difese preventive sindacalesi à la carte. Ma non si era detto che ogni nuova voce, specie in un panorama di crisi profonda, era un’ottima novella? Possibile che l’eventualità dei “services” – ovviamente da valutare e se del caso contrastare – cancelli la positività dell’evento? Così è se ci pare: anche se non ci piace.
Al dunque, non ho idea se “Sardegna 24” sarà un competitor in grado di creare difficoltà all’Unione Sarda: che certo ne farebbe molto volentieri a meno. Conosco per sommi capi il progetto, non ci sono e non mi sarei coinvolto a livello gestionale. Non ho dovuto ricusare proposte che non ho ricevuto. Prima era stato affidato al collega Giancarlo Ghirra, che ha giustamente rinunciato per una sorta di impossibilità ad operare in un campo troppo ristretto, quasi impraticabile. Ora tocca a Giovanni Maria Bellu, forse con maggiori possibilità. E’ collega reso più esperto anche della gestione diretta di un giornale in trenta mesi di lavoro micidiale come condirettore de l’Unità con Concita De Gregorio, che a luglio lascera il giornale fondato da Antonio Gramsci, dal quale Soru potrebbe presto uscire . Prima di approdare a la Repubblica, Bellu ha lavorato con successo nell’Isola per oltre 15 anni, imponendosi fra i migliori de La Nuova Sardegna. Ha tempra e reputazione che non vorrà mettere a rischio. Ovvero, la persona più giusta per un’impresa ovviamente molto rischiosa ma anche esaltante: nonostante i tanti precedenti tutti finiti male e se potrà giocarsela con le carte giuste.
Un buon direttore non basta. Per fare un quotidiano, diceva Giorgio Fattori, giornalista-manager famoso, “serve un buon editore”. Cos’è? Uno che è e fa l’editore: ma si vede e si sente il meno possibile. Carlo Caracciolo, indimenticabile, fascinoso principe-editore de L’Espresso, della Finegil e di Repubblica, in un bellissimo libro-intervista (sintesi finale di una vita intensa) con Nello Ajello, si definiva (di qui il titolo) “Un editore fortunato”. Ma fortunati soprattutto i tanti che lo hanno avuto come editore. Esercitava il suo ruolo in modo unico. Ascoltava tutti dicendo a quasi tutti dei sì che il più delle volte finivano nel nulla o diventano dei veri no al lato pratico. Si circondava, oltreché di belle donne, di spiriti liberi e dei più stimati fra i giornalisti del suo gruppo: trattati alla pari, da amici e talora complici, nei giornali, al tavolo da poker, nelle sue serate in tenute agricole toscane e nel Lazio. Ne riconosceva il ruolo anche quando doveva – mostrando di patirne un poco – segarne alcuni: con ironia, rispetto e sorrisi sdrammatizzanti. Li rispettava al punto che alla fine del libro, alla domanda su chi fosse stato l’uomo decisivo della sua attività professionale, rispose quasi scandalizzato: “Ma Eugenio Scalfari, naturalmente! Altrimenti, di cosa avremmo parlato senza di lui?”.
Dei Caracciolo si è perso lo stampo. Ma per il nuovo giornale sardo non servirebbe tanto: a parte uno spirito comparabile. Non ci sono editori “buoni” in partenza. Se il budino è gustoso, si sa quando lo si assaggia. Ma i segni premonitori dicono molto, se non tutto. Grauso è stato un eccellente editore sull’innovazione e sull’assoluta autonomia lasciata ai direttori su linea e contenuti (a parte la fase di follia distruttiva anche pseudopolitica dopo il 1994, seguita al disastro in Polonia). Lo è stato all’inizio anche sull’idea di Epolis, una formidabile invenzione affondata da manie di grandezza insostenibili. Grauso partorisce progetti chiavi in mano, incluso il virus autodistruttivo della sua incapacità di gestire: coniugata a ricorrenti ossessioni e diffidenze patologiche. Così anche per Epolis. Sul piano umano e della solidarietà dovuta, si è però comportato malissimo con i colleghi che aveva convinto a lasciare altri giornali per un’avventura partita alla grande. Anche dopo aver dovuto mollare l’azienda, aveva garantito a quelli che l’avevano seguito, che non li avrebbe lasciati a piedi. E’ proprio quello che ha invece fatto: imboscandosi e rifugiandosi nello squallore dell’irreperibilità per quanti aveva sedotto e infine tradito, rimasti e lasciati con un pugno di mosche, spesso disperati.
Cosa e come sarà “Sardegna 24”, a meno che non salti in extremis, è difficile immaginare. C’è attesa e attenzione. Anche molta tensione. E poco entusiasmo, dopo la falsa, frustrante partenza. Con in campo – anche se non direttamente – una personalità come Renato Soru (benché solo sponsor: ma Fabrizio Meli è l’amministratore delegato, stesso ruolo che ricopre all’Unità) potrebbe non essere facile comporre i caratteri e soprattutto le reali esigenze dell’autonomia giornalistica essenziali a Bellu. Altrimenti a cosa servirebbe dirigere un giornale privo del requisito fondamentale per svolgere una funzione alternativa all’Unione? Soprattutto di libero dibattito, di ascolto e confronto tous azimuts. La Sardegna allo sbando, di questo ha bisogno: quanto il pane che le manca. La Nuova Sardegna sta svolgendo anche meglio degli ultimi anni e in versanti importanti, un ruolo positivo, talora contraddittorio ma significativo. Ma purtroppo, dominante nel centro-nord, resta assolutamente minoritaria nella piazza decisiva di Cagliari e provincia. Dall’Unione nessuno si aspetta più niente: a partire dalla qualità, scaduta quanto è invece cresciuto il livello commerciale per le iniziative autoprodotte.
Il terzo (giornale) incomodo sarà quel che riuscirà ad essere per la forza che gli sarà dato di esprimere. L’eccellente direzione non bastererebbe a garantirgli d’essere robustosu e forte, se avrà alle spalle gracilità di mezzi e di apertura mentale nel segno dell’autonomia. Ci sarebbe un grande bisogno di un giornale che sveli ancor più la crisi di contenuti e stile dell’Unione, magari la costringa a cambiare e migliorarsi. Soprattutto che riporti il dibattito sulle idee, sulle grandi questioni senza essere cartastraccia di servizio. Prima che la Sardegna finisca di inabissarsi. Di tanti stimoli ed eccellenze che emergevano, sono rimasti solo parecchi buoni e anche nuovi scrittori e artisti. Pochi o zero politici, imprenditori , intellettuali di qualità, coraggiosi e generosi anche nel rapporto sociale e culturale. Un giornale nuovo non fa primavera, neanche sarda, se nascendo piccolo (benissimo) non cresce per orizzonti larghi che si dà e percorre: resta rachitico. La sfida non è solo per Bellu. Se non potesse affrontarla con concrete possibilità di vincerla, il fallimento non sarebbe suo ma soprattutto dell’editore in senso lato. Ricadrebbe anche su Renato Soru come sponsor: sul piano umano, politico, d’immagine e di sostanza. Sarebbe anche un’occasione perduta per la Sardegna, ormai quasi senza chances su tutta la linea.










ma sarà Bellu o la De Gregorio che lascerà l’Unità? Non si capisce…
entrambi.
Sarà l’occasione per ricominciare a comprare un giornale locale. Ho smesso di comprare l’unione da molto tempo. Informateci. Grazie a Giorgio Melis.
saluti
Ecco una buona notizia! Speriamo che finalmente a Cagliari e in Sardegna cessi il monopolio “zuncheddiano”.Non se ne può più di un giornale così fazioso..superficiale…provinciale…necroforo…bilioso…..
vendicativo…insulso….. e chi più ne ha più ne metta. Personalmente faccio parte del gruppo” Non compro L’Unione Sarda….se devo informarmi preferisco leggere “un” giornale! Un caloroso BENVENUTO e IN BOCCA AL LUPO a Sardegna 24 e al suo direttore .
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