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Ugo, i’ vorrei che tu, Flavio e Denis: bella cricca. Cappellacci non scappi, parli

di Giorgio Melis
9 giu 2010 | 6.497 views

Ugo, i’ vorrei che tu, Flavio e Denis “fossimo presi per incantamento/ e messi in un vasel, ch’ad ogni vento/ per mare andasse al voler nostro e mio; /sì che fortuna od altro tempo rio / non ci potesse dare impedimento”.I versi sono di Dante Alighieri nel celeberrimo sonetto dedicato all’amicizia con Guido Cavalcanti e Lapo Gianni. Quasi come il legame che affratella un trio odierno. Appunto Ugo (Cappellacci), Flavio (Carboni) e Denis (Verdini). Anche loro ma prosaicamente “presi per incantamento e messi in un vasel, ch’ad ogni vento per mare andasse al voler nostro”. Che profeta, il sommo Dante!

Immaginare sette secoli prima ed evocare una futura triplice compagnia anch’essa incantata dal vento: per sottometterlo “al voler nostro”. Come nella realtà non poetica ma politico-giudiziaria  che coinvolge Carboni, Verdini, Cappellacci e molti altri. Il primo a ordinare e imporre persone in luoghi-chiave, forse raccogliere e distribuire milionate di euro. Il secondo a tramare, creare rapporti, far valere gli ordini e i desideri del compare. Il terzo a obbedire (perché? per cosa?) ed attuare la volontà degli altri due usando la Regione come sgabello dei sodali: solo esecutore finale o altro e per altro?

Crocifissi - Cappellacci ed i compari

Gli abbracci dei tre compari. Dovevano essere certi che nulla “potesse dare impedimento” e ostacolare il “voler nostro”. Meglio e perfino poetico se niente avesse turbato i rapporti di amorosi sensi. Documentati in immagini scattate da malfidati armigeri sub-specie di carabinieri. Avevano improvvidamente intercettato i loro dialoghi, indebitamente si erano insospettiti. Fino a pedinarli e financo a filmarli mentre si abbracciavano davanti alla romana magione di Denis: accoglieva Flavio e Ugo a braccia aperte (tutto documentato su “Il Messaggero” del 2 giugno). Incontri con affetto e confidenza naturali in una grande amicizia malignamente interpretata, benché “tanto gentile e tanto onesta pare”.  Ma contraddetta dallo svolazzo di 64 rettangolini di carta, volgarmente detti assegni, da 12.500 versi (pardon: euro) l’uno, transitati da Iglesias a Firenze per un totale di 800 mila euro-versi. Sarebbe solo parte della ricercata cornucopia del Flaviuccio nostro da Torralba. Sulla quale generosi filantropi amanti della discrezione avrebbero riversato al collettore altri quattro milioni 200 mila euro sempre per amore del maestrale nuragico.

Questione politica e morale enorme, prima che giudiziaria. Chissà se in Consiglio regionale finalmente Cappellacci, oltre che come “amico, uomo, genitore, presidente” ma vivaddio anche come “socio” dei due compari, parlerà ai sardi di questo sodalizio. Del perché e per come agisse. Quali finalità avesse. Ora basta scappare, farsi coprire dal regolamento del Consiglio e dalla sua vestale Claudia Lombardo per bloccare un dibattito a tutto campo. Non può più sfuggire una questione politica e morale enorme che lo vede indagato con gli amiconi, più i personaggi (Ignazio Farris e Franco Piga nominati da lui in 48 ore, il 6 e 7 agosto 2009). La questione morale  viene anche prima di quella giudiziaria. Pudicamente, nella seduta in Consiglio finita burrascosamente, il presidente non ha neppure nominato Carboni né Verdini. Ha eluso i fatti, le scelte e le persone: un’anguilla sgusciante ed equivoca, una pelata Alice appena giunta nel paese delle meraviglie. All’oscuro dei fatti di cui è protagonista come capo della Regione. Ha snobbato perfino il capogruppo del suo partito, Mario Diana, che per primo ha chiesto le dimissioni di Farris e Piga, voluti da Cappellacci all’Arpas e all’Autorità d’ambito: il primo sembra senza avere i titoli necessari e con procedure anche illegittime per il secondo.

Domande scottanti, risposte dovute. Cappellacci ha finora genericamente detto ai giornali di aver indicato Farris perché glielo aveva chiesto Verdini. Ovvero, “potevo dire di no a uno dei leader del mio partito?” Non è che poteva: doveva. Ma la destra sarda è usa obbedir tacendo, con tanti signorsì genuflessi. Tutto ok quando Berlusconi alle elezioni politiche del 2008 scippò sei parlamentari sardi facendo eleggere altrettanti paracadutati. Meglio ancora quando poi escluse ogni “indigeno” dal governo per la prima volta dopo 60 anni. Il massimo con lo scippo del G8 da La Maddalena: senza neppure informare Cappellacci, che lo apprese dalla tv. In questo giro di maggiordomi, potrebbe essere normale che un Verdini possa imporre alla Regione il responsabile di un ente tecnico ma strategico. Può farlo se sa di rivolgersi a un “dipendente” obbediente. O consapevolmente d’accordo, consenziente per motivi che sfuggono. Ma c’è un dubbio pesante. A volere Farris all’Arpas, a tutti i costi, era Flavio Carboni. Intercettazioni perentorie documentano che il “faccendiere” di mille vicende torbide su questo non transigeva: senza il suo prescelto all’Arpas, “avrebbe fatto saltare tutto”. E’ stato solo Verdini e  non anche Carboni, nei suoi molteplici incontri – in Sardegna e a Roma, alla Regione o in Consiglio regionale – a chiedere a Cappellacci la nomina? E’ già inaccettabile, inquietante,  che un personaggio da decenni convolto in storie a dir poco allarmanti, da maneggiare con le pinze e i guanti da fabbro, mentre era sotto processo per il caso Calvi e con una richiesta di ergastolo sulle spalle (poi assolto, comunque), possa essere non solo frequentabile pubblicamente e in privato dal presidente della Regione. Ma è da impeachment che sia messo in condizioni di decidere o influire in misura determinante su una scelta regionale evidentemente ritenuta di grande importanza. Per quanto possa sostenere Cappellacci, nell’estate del 2009 non solo Verdini ma neanche Berlusconi era in condizione di chiedere o imporre politicamente alcunché alla Regione Sardegna. Erano trascorsi pochi mesi furenti dallo scippo del G8, si erano dileguati i miliardi del Fas, si era disvelato appieno l’inganno sulla Sassari-Olbia, erano crollate vergognosamente le solenni promesse per l’Euroallumina, la Vinyls e tutti gli impegni solenni in campagna elettorale lanciati dal Cavaliere e dal “dipendente” sardo: dietro il quale marciavano compatti l’editoria-massoneria, monsignor Mani in alto e tutti gli interessi  classici della sanità privata e del cemento. Cosa doveva, se non durissime contestazioni,  la Sardegna ai responsabili del grande inganno, al governo più nemico che l’Isola abbia mai avuto? L’unico debitore obbligato a dire sì a qualunque richiesta, anche oscura e torbida, era solo e esclusivamente Cappellacci. Così è stato: sarà la magistratura a stabilire se l’abbia fatto non solo contro la Sardegna ma anche travalicando il limite della legalità.

Perché Farris all’Arpas ad ogni costo, cosa volevano da lui Carboni e Verdini? E’ questa la domanda delle cento pistole, il cuore della trama. Forse i magistrati hanno già qualche risposta ma a fornire le spiegazioni – per ora solo politiche ed istituzionali – dev’essere Cappellacci. Si sarà ben chiesto perché mai Carboni e Verdini volessero la nomina di Farris, che cosa si aspettavano che facesse una volta insediato. Il presidente non faccia il bell’addormentato nel bosco. E’ uomo di mondo, non provi a dirci che neppure ha chiesto ai compari perché puntassero proprio su un personaggio marginale per tutti ma essenziale per loro. E in aggiunta, chiarisca il perché della nomina all’Autorità d’ambito – con procedura stravagante e invalida -  di Franco Piga, indagato anche lui. Per quale filone, forse legato agli appalti da 300 milioni per opere idriche? Lo si capirà presto, quando saranno scoperte le carte che la magistratura tiene ancora riservate.

Stop al progetto Sorgenia da 250 milioni a Macchiareddu: eliminare concorrenti sgraditi a Carboni e Verdini? C’è un assordante silenzio in Sardegna su un’altra sortita poco prima che esplodesse il caso Carboni-Verdini-Cappellacci&company. Il 24 marzo scorso il presidente della Regione ha assunto una decisione pesantissima. Gli eventi successivi si incaricheranno di stabilire se non sia anche sospetta, sospettissima: forse legata all’affaire principale. Cappellacci ha bloccato l’iter finale con la Valutazione di impatto ambientale del progetto Sorgenia (gruppo De Benedetti) per la realizzazione di un “impianto solare termodinamico da 55MWe a Macchiareddu”. Era scaturito da un accordo di programma siglato il 15 dicembre 2008 sotto la presidenza Soru. Non è robetta da poco: un investimento da 250 milioni di euro, bloccato, forse saltato definitivamente. Cappellacci ne ha contestato la validità. Una grossa notizia che pare  non interessare nessuno, almeno in Sardegna. La rilancia solo “Libero” con un titolo che collega la vicenda all’affaire principale: “I progetti di Verdini rovinavano gli affari di De Benedetti”. Ovvero, la centrale solare nel Casip di Macchiareddu – sembrerebbe di capire – era d’intralcio: comunque è stata stoppata. Tranne un criptico cenno, l’informazione sarda se n’è disinteressata del tutto. Benché se ne sia accennato nella conferenza stampa del Casip (Emanuele Sanna e Oscar Serci) sull’inchiesta giudiziaria per possibili infiltrazioni mafiose nel famigerato ex Casic. Ci sarà qualcuno che in Consiglio regionale chiederà spiegazioni appaganti a Cappellacci anche su questo punto grandemente significativo, forse riconducibile – secondo “Libero – a un’unica connection dell’oscura partita sull’energia? Sulla quale c’è stato un ribaltamento misterioso, a scandalo esploso, da parte della Giunta. Ha rinnegato quanto deciso sempre nel fatidico agosto 2009. E’ stata l’inchiesta giudiziaria a consigliare un rovesciamento strategico o che altro?

Al dunque, c’è una questione morale e politica da affrontare con determinazione e intransigenza. Nessuno dimentichi che il presidente della commissione antimafia, Beppe Pisanu, afferma ufficialmente che la mafia non sta infiltrandosi ma è già in Sardegna: sulla scia del business dell’energia eolica, terrestre, off-shore e non solo. I primi cinque anni (1999-2004) di governo della destra sono stati quelli del sacco della Regione. Con gli scandali a ripetizione culminati nella mega-inchiesta, i processi e le condanne per il cosiddetto “sistema Ranno-Fideuram”. Davanti ai giudici si è rivelato il “sistema Forza Italia”. Con gran parte della nomenklatura del partito coinvolta penalmente o politicamente nel peggior scandalo della storia dell’autonomia. I primi 16 mesi della destra di nuovo al governo propongono l’immagine e la sostanza di una Sardegna allo sfacelo sotto ogni profilo. Ma la Regione rischia di affondare anche nella melma: se non si farà chiarezza e pulizia in una oscura trama che ha riportato alla ribalta la Sardegna – scomparsa da ogni orizzonte nazionale – solo per una clamorosa vicenda di possibile malaffare politico-giudiziario. Sul quale la maggioranza fa muro anche se con difficoltà. E buona parte dell’opposizione, a parte Renato Soru e una pattuglia di combattivi consiglieri, mantiene un distacco, una mollezza tanto inqualificabile quanto ambigua e sospetta.

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18 commenti »

  • Paolo dice:

    Grazie per essere tornato a scrivere; la sua penna mancava a molti. Buon lavoro e in bocca a lupo!

  • andrea a. dice:

    Bentornato!

  • giuseppe dice:

    bentornato, da un avventato delatore ricreduto. ti seguo in bocca al lupo.

  • alessandro alfonso dice:

    Welcome back managing editor.

  • Anna dice:

    bentornato! in bocca al lupo e buon lavoro

  • Regina Madry dice:

    Caro Giorgio, che piacere rileggerti! buon lavoro :) )

  • Antonicu dice:

    Grazie e finalmente, le voci sono sempre gradite

  • Lilli Pruna dice:

    EVVIVA! L’Altra Voce, un’Alta Voce, ci mancava moltissimo! Bentornato, Giorgio. Le cose da dire non mancano… è la voce che ci manca!

  • mauro contini dice:

    Caro Giorgio,rileggerti è come aver ritrovato un amico,l’altra voce che ci sostiene nelle difficoltà e ci sprona all’impegno e alla perseveranza,soprattutto quando la realtà che ci circonda sembra ammantare di disgusto e rabbia impotente i nostri giorni.
    Bentornato,bentornato,bentornato.

  • Marco dice:

    Bentornato e buon lavoro!!!
    Aspettavamo un’altra voce…libera…

  • Renato dice:

    Bentornato! E grazie!

  • francesco giorgioni dice:

    Sono davvero felice del ritorno online de L’Altravoce. In un momento drammatico per l’informazione in Sardegna, si sentiva proprio il bisogno dell’affilata penna di Giorgio. Ciao, grande!

  • Caschetto Blu dice:

    Bentornato, vecchio pirata

  • luca dice:

    Non posso che ringraziarti per essere tornato e con immenso piacere torno a rilegge i tuoi articoli. Buon lavoro, hai tutta la mia stima

  • Marella Giovannelli dice:

    Caro Giorgio; la prima bella notizia della giornata è averti ritrovato. Mi sei mancato molto

  • nico.x dice:

    Giorgio Melis GRANDE!

  • Antonello dice:

    Sarà un piacere riprendere una lettura sempre interessante, mai banale.
    Bentornato online.

  • Adeci dice:

    Mi è piaciuto molto il tuo sito , amo le notizie piace questo sito che la gente ha votato per la squadra di persone per scegliere il twitter più grande squadra e competere per i premi http://www.twitorcida.com.br

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