E il Venerdì santo Renato Soru scese dalla croce dov’era inchiodato da anni. Finisce il calvario, inizia il suo riscatto: ma per la Sardegna è troppo tardi
di Giorgio Melis
Di Venerdì Santo, Renato Soru è sceso dalla croce dove lo avevano inchiodato da molti anni. Sarebbe blasfemo parlare di resurrezione anticipata sulla Pasqua vera. Ma certo per lui è una liberazione grande, drammatica. Come il pianto che l’enorme tensione interiore accumulata nel tempo gli ha fatto sgorgare alla lettura della sentenza. Lacrime liberatorie con un applauso risarcitorio: per un onore mai perduto ma messo in dubbio. Il verdetto, comunque, lo ristabilisce pubblicamente e definitivamente. Del resto, lo stesso Pm che chiedeva la condanna, aveva escluso implicazioni corruttive, di tangenti o altro riconducibili all’ex presidente. In una vicenda nella quale – ma di questo poco o nulla si è detto – non è corso un solo euro, né la Regione ha sborsato alcunché alla Saatchi&Saatchi per la gara contestata e poi annullata. Per queste ragioni avevo deciso da tempo di scrivere queste stesse cose anche se il verdetto avesse sanzionato Soru: per comportamenti formali arbitrari e illegittimi ma non sfiorati dal sospetto di interessi sporchi.
Il calvario di Renato Soru non è stato specificamente giudiziario. Perché l’inchiesta c’è stata, era legittima a prescindere dal successivo verdetto, dovuta anche in presenza di molteplici accuse ora giudicate infondate. Incluse quelle che per la prima volta in Sardegna e in Italia hanno visto un ex presidente della Regione (Mauro Pili) recapitare alla magistratura un dossier (forse tratto da fonti coperte) contro il suo successore. La via crucis di Soru è stata politico-mediatica, istituzionale e personale. Gli sviluppi giudiziari fino all’esito positivo del processo non erano e non sono stati contestati. Né tanto meno rigettati con reazioni scomposte, accuse di complotto o altro. Sono state accettati fino in fondo. Confutati nelle sedi preposte. Nel processo, appunto: non fuori o contro. Anche per questo l’immagine di Soru, pur dopo la caduta, non è stata deturpata fino alla sentenza. Benché le accuse e il rinvio a giudizio possano aver concorso per una parte alla sconfitta elettorale del febbraio 2009, senza però essere determinanti. Il rifiuto di commenti, lasciando l’ultima parola a quelle pronunciate dal collegio giudicante, suggella un comportamento coerente dall’inizio e che ancora segnala Soru come rara anomalia nello scenario politico: ogni riferimento specie a Berlusconi è assolutamente non casuale e voluto.
La fine del calvario è anche l’inizio del riscatto. Probabilmente del rilancio politico di Renato Soru. Ma non della Regione e della Sardegna. Talmente sprofondate nella crisi da apparire destinate al naufragio economico e sociale dopo quello politico-elettorale segnato dalla sconfitta di Soru nelle urne. In poco più di due anni, l’eclisse della Sardegna è stata assoluta. Per gli attacchi incessanti e devastanti del berlusconiano “governo amico” alla sua autonomia e alle sue risorse finanziarie. Per l’inconsistenza servile e vergognosa della Giunta e della maggioranza di centrodestra: inclusa la pattuglia parlamentare, che avrebbe potuto giocare un ruolo decisivo. Oggi la Regione sarda è fra le più invisibili e imbelli nello scenario nazionale. Sono state assunte decisioni e sono accaduti disastri che l’hanno portata oltre il punto di non ritorno: salvo miracoli per i quali nessuno è attrezzato, a Roma e a Cagliari. Il tracollo di sostanza e d’immagine rispetto agli anni di Soru – anche con le parti in ombra, controverse e/o correttamente contestate, nehatibe – non poteva essere più radicale. Ecco perché, come scritto da molto tempo e ancora pochi giorni fa, è solo realismo essere pessimisti all’estremo.
Il rilancio di Soru ben poco potrà mutare nel panorama politico isolano: se non psicologicamente e in tempi lunghi a favore di un centrosinistra sconfortante. Anche se l’uomo venuto da Tiscali avrà un grande recupero, nella Regione cimiteriale di destra fungerà da gigantesco spauracchio. Potrebbe essere addirittura il fattore aggregante per paura, nella destra a tocchi, per trovare un disperato ricompattamento, a qualunque costo. Per tirare a campare sapendo benissimo di avere ormai un gradimento sottozero. Può solo galleggiare sperando di arrivare alla scadenza elettorale naturale. In caso di crack prematuro, sarebbe sicuramente spazzato via non dal centrosinistra ma da un Soru di nuovo lanciato alla riconquista della Regione. Grazie alla sua rilegittimazione e ai fallimenti annunciati e confermati degli avversari. C’è stato un solo anticipo di voto regionale dal 1949: non a caso imposta da un uomo di rottura come Soru. Figurarsi se un miracolato come Cappellacci, che neanche i profani santi protettori osano più difendere, farebbe l’azzardo di andare a elezioni anticipate. Solo un grande incidente di percorso, eventualmente collegato a un black out di Berlusconi, potrebbe portare alla disgregazione dell’armata Brancaleone regionale. Ma resta un’ipotesi al momento poco realistica. Anche perché, e duole dirlo, la Sardegna del 2004, le attese, le speranze, la mobilitazione popolare di quella stagione non ci sono più. E le condizioni materiali sono talmente peggiorate da rendere improbabile che a breve si possa ricreare lo spirito adatto per una vera ripartenza. In qualche modo, per i tempi a media scadenza, Soru è stato l’ultima occasione per ridare fiato a una svolta drastica della Sardegna. Era diventato un modello di successo, studiato e prestigioso, soprattutto fuori della Sardegna. Anche temuto, e perciò combattuto da fuori e dentro. E’ stato spazzato via per responsabilità grandi e diffuse, di molti, anche sue. Più che il rimpianto, bisogna puntare a costruire altro e diverso: senza rinnegare le idee-portanti.
Per il Soru rilanciato si possono spalancare verosimilmente prospettive nazionali, già nelle sue disponibilità e negli auspici di Prodi prima della botta elettorale. Intanto nessuno potrà più contestargli la leadership del Pd regionale, per il quale si è impegnato anche contro gli umori dei suoi sostenitori. Fino all’appoggio incondizionato – infine maldestro, forse generoso ma improbabile e ambiguo – a favore di Antonello Cabras nelle primarie di Cagliari. Liberato da ogni ombra giudiziaria, ridiventa spendibile a o per Roma, dove il parterre delle leadership è di una piattezza disperante. Ricordando che negli anni passati Soru si era imposto come personaggio importante e significativo. Ricercato, interpellato, tenuto in gran conto da molti protagonisti dell’establishment nazionale, anche della cultura e delle istuituzioni. E’ probabile che possa ora rimettersi in pista per ruoli apicali, elettorali (quando sarà il momento) e politici.
Comunque l’assoluzione di Soru è anche una sconfitta della destra, dell’informazione che fa capo a Sergio Zuncheddu, di parti e personaggi del centrosinistra che l’hanno combattuto ferocemente, calunniandolo già appena si è profilato il suo impegno politico. Il calvario è cominciato molto prima del 2004. Con l’inimicizia inesorabile – concorrenziale, politica e personale – di Zuncheddu e degli uomini di partito di ogni tendenza dei quali è stato e resta referente. E’ corretto ricordare che nessun personaggio di grande successo, qual era Soru nel 2004, ha pagato per il suo impegno pubblico un prezzo tanto alto quanto lui sul piano politico, economico, morale e infine giudiziario prima del verdetto assolutorio. Gli è stata scatenata contro una guerra a oltranza che non ha risparmiato niente di lui: neppure la sua casa, presa d’assalto e coperta di immondezza, l’azienda, il privato. Perché era anche l’icona della moralizzazione, della politica pulita. Con i tagli agli sprechi, alle auto blu, agli enti non solo inutili ma esiziali. Per l’impegno di lavoro incessante e il personale, totale disinteresse. Attento agli altri ma ancor prima a se stesso, esemplarmente. Nessuno ha notato o detto e scritto che per quasi cinque anni non è comparso su nessuno dei tre quotidiani sardi un solo necrologio dell’allora presidente della Regione. A differenza, forse perfino esagerando, di predecessori e successori: alcuni dei quali sguazzano nelle partecipazioni funebri magari a spese nostre. Uno stile di vita sobrio oltre l’austerità, un rigore per molti imperdonabile ne hanno caratterizzato l’esperienza politica. Intollerabile per costumi opposti e diffusi. Per questo era necessario anche attaccarlo per sfregiarne l’immagine morale, facendo anche leva su suoi atteggiamenti antipatizzanti.
Per anni, le campagne politico-mediatiche senza tregua sono rimbalzate addosso a Soru senza danni. Alla lunga il logoramento del “gutta cavat lapidem” è prevalso. Perché contro la sua rielezione si è organizzato uno schieramento di potenza mai vista. Capeggiata da Berlusconi in persona ma nella quale sono confluiti interessi forti e coperti, massonerie varie, potenze ecclesiali spregiudicate. E naturalmente squallidi pezzi del centrosinistra, irriducibili nella difesa del potere delle nomenklature, pronti a qualunque scelleratezza nel sostegno alle ricandidature degli “immortali”, dei loro sodali e sottopancia di servizio.
Forse questo fronte ampio si era messo azione ben prima delle elezioni . Pensate all’ex assessore Gabriele Asunis, che tramava dal 2003 in segreto contro il suo presidente e in sintonia con gli avversari, agli interventi chiesti e ottenuti da Flavio Carboni, pronto a rientrare nel gran gioco con la Giunta Cappellacci. Forse non ce l’avrebbero fatta se Soru non ci avesse messo del suo. Con opzioni giuste negli obbiettivi ma impietose nelle dolorose ricadute immediate. Nella scelta di personaggi sbagliati. Nella spigolosità di un carattere senza il tratto umano che anche la politica richiede. Nell’intransigenza purtroppo anche autoreferenziale e chiusa alle legittime ragioni delle altrui diversità. Infine, nel suo essere o apparire “anaffettivo”: come ebbe a definirlo Paolo Maninchedda cogliendo un aspetto che ha pesato e pesa. Nelle ultime settimane della campagna elettorale del febbraio 2009, impegnato allo spasimo benché sofferente e indisposto, Soru aveva trovato nella tensione positiva degli incontri in tutta la Sardegna un calore nuovo nel rapporto con la gente. Aveva colpito l’emotività, la capacita di commuoversi che gli si era letta in volto in quelle giornate che stavano per spalancare la rotta elettorale. Fosse andata diversamente, forse avremmo avuto nella seconda esperienza un Soru con meno durezza, più comprensione, più attenzione e sensibilità agli effetti delle sue scelte, meno radicalità. O forse no, è impossibile dirlo, per un personaggio ONGM: organismo non geneticamente modificabile. Tuttavia mai dimenticare l’odio forsennato, la diffamazione sistematica di cui è stato fatto oggetto. Mai dimenticare, anche andando oltre e superando l’indignazione del momento, una conversazione intercettata. Un politico chiede a un imprenditore quando un certo magistrato “slega i cani”, auspicando l’arresto di Soru e del suo assessore Carlo Mannoni, eccellente dirigente di assoluta, detestata integrità morale. Per dire a qual punto fosse stata sospinta l’animosità contro Soru e chi lo sosteneva. E quali feste si siano fatte per le inchieste e il rinvio a giudizio, prima del trionfo per la sua sconfitta elettorale. Nella micidiale cultura dell’invidia sarda, a Soru non è stato prima perdonato il successo personale, fuori dall’Isola e senza soldi pubblici. Poi, da beniamino di tutti, è stato trasformato nel nemico del popolo e messo nel mirino con una campagna mediatica di oscuramento e d’attacco mai vista. Perché da presidente era una minaccia a potenti, corposi anche sporchi interessi costituiti e dominanti da decenni: con le stesse persone.
Certamente molti di questi nemici non gradiranno affatto l’assoluzione piena di Soru. Sono quelli che avevano menato enorme scandalo, scatenato i loro mastini e azionato una inesausta macchina del fango per colpirlo ben sotto la cintola, ovunque, comunque e senza requie. L’assoluzione non risarcisce Soru dei danni patiti. Incassati da lottatore irriducibile, quasi stoicamente anche quando sono diventati problemi giudiziari branditi come clave tossiche. Ma oltre il dissenso politico legittimamente persistente, sarebbe il momento che gli avversari-non-nemici riconoscessero all’ex presidente l’onore delle armi sul piano morale. Dopo le polemiche astiose e orrende degli anni scorsi, sarebbe tempo di prendere atto politicamente e pubblicamente del verdetto di un collegio giudicante. Ha assolto Soru dalle accuse più sgradevoli per lui. E per quanti hanno sostenuto molte delle sue posizioni: anche oltre le insofferenze per gli aspetti caratteriali dell’uomo. Talora con un furore contrapposto scaturito, come è accaduto a chi scrive, in difesa non solo di Soru ma di idealità, strategie, visioni appartenenti a quanti avevano investito disinteressatamente nell’uomo di Tiscali per vederle inverarsi.
E’ possibile che Soru fosse e resti inadatto – per la sua cultura d’uomo d’impresa e di tycoon negato ai necessari, onesti compromessi – al governo di una Regione strutturata in tempi remoti, anacronistica ma complessa, sempre da riformare: ma senza dimenticare che l’ottimo è nemico del buono e quasi mai raggiungibile. Il problema non si pone ora: magari non si porrà proprio. Forse sarebbe davvero meglio che un personaggio particolare come Soru potesse spendersi sullo scenario nazionale. Come voleva Prodi, che lo reputava una risorsa alternativa anche all’allora vincente segretario del Pd Veltroni. E’ comunque una risorsa umana ritrovata pienamente anche per questo disgraziato popolo di Sardegna.










Una notizia cosi’ bella ci fa ben sperare per il futuro!!!
Caro Giorgio, grazie per questa testimonianza civile da grande giornalista che sei stato e ancora sei.
Mi auguro che tante persone leggano questo pezzo che condivido in toto.Grazie, Giorgio Melis.
Soru,sempre Soru,fortissimamente Soru.
Caro Giorgio, non se è vera, ma è molto verosimile secondo me, la frase che D’Alema disse a Renzi per intimidirlo (nello stile che contraddistingue i cosa-santissima) tempo fa, cioè che lui e la cricca-nomenklata, a Soru, lo avevano appena “maciullato” alle regionali sarde…
Soru nazionale? Io propenderei di più per il consiglio che gli diede a suo tempo Diego Cugia e per quelli che in molti gli offrono oggi, che si prenda due guardie del corpo (specie le spalle) e che si dedichi alla Sardegna senza farsi intrappolare troppo da questo PD dove alligatori e coccodrilli sono in ogni cuguzzo…. Buona Pasqua e Buonissima “Liberazione” a tutt*
Grazie a Giorgio Melis per questo bellissimo articolo.
Caro Giorgio,grazie per queste tue splendide e nobili parole,che fanno il paio con la compostezza e la dignità sempre dimostrate da Renato Soru durante l’evolversi della vicenda giudiziaria.Speriamo che questo possa essere il primo passo per poter ridare alla Sardegna una guida capace e un progetto di sviluppo fuori dall’intreccio clientelare-massonico-immobiliare che sta devastando le speranze di noi sardi.
…..senza voler entrare nel merito della sentenza ma qualcuno mi può spiegare perchè per lo stesso reato nella stessa inchiesta ci sono stati dei condannati???
ad ogni modo che il personaggio Soru fosse un tantino sopra le righe lo sanno anche le pietre e le testimonianze di molti che lo hanno visto all’opera valgono molto di più che un’articolo scritto da uno dei giornalisti più faziosi che la storia del giornalismo sardo abbia mai avuto
Ecco l’immancabile celebrazione alla sarda. Con tutto il rispetto che ho per Soru, l’articolo è francamente esagerato e non tiene conto di una serie importante di elementi che hanno caratterizzato sia il suo periodo di governo che talune discutibili scelte politiche quali, una per tutte, il suo ingresso nel PD. Si comprende benissimo che la sinistra sarda è alla frutta. Senza argomenti, senza programmi e senza orizzonte..l’unica loro speranza è che qualcuno resusciti!!
Un affresco grande e bello il tuo. Paloma, Palmira ed io ti leggiamo sempre volentieri. Qui occorre una scossa anche se la Sardegna risulta essere uno scoglio antisismico. Ciao Giorgio.
Sono una SORISTA sfegattata perche’ ammiro le persone serie e genuine come il nostro ex presidente.Grazie Melis per aver sempre sostenuto Renato Soru.Ho sempre letto il suo giornale e debbo ammettere che mi e’mancato,solo oggi ho saputo tramite il suo articolo su Sardegna democratica della riapertura e d’ora in poi lo leggero’ molto volentieri.Cordiali saluti e tanti auguri.
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