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	<description>Il blog di Giorgio Melis</description>
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		<title>Apocalisse sarda nell’era di Cappellacci: a giudizio. Cellino e Pili, doppio castigo di Dio. Coinvolto Riva: che errore Gigi! Anche Zuncheddu indagato, sull’Unione solo un rigo</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 18:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Melis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima pagina]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2328" href="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2013/04/riva_cellino.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2328" title="riva_cellino" src="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2013/04/riva_cellino-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Vediamo cose che voi sardi immaginari, autocolonizzati e puniti, non avreste potuto immaginare appena pochi anni fa. Affonda tutto, ma proprio tutto, nella Sardegna apocalittica e crocifissa dell’era Cappellacci. Accadono fatti talmente incredibili che un vecchio scrivano auto-silenziatosi da 14 mesi per rigetto della realtà deprimente ed emetica non riesce più ad accettare il proprio silenzio. Mentre nella falsa informazione dilagano quelli col sasso in bocca e dalla lingua a spatola per cupidigia di servilismo. Nel pasticciaccio brutto della Cellino-story, ad esempio, è purtroppo finito anche un monumento isolano e nazionale come Riva. Sì, il nostro amato Gigi. Campionissimo dello sport ma anche, per sobrietà e rigore morale, maestro di vita. Autentico “Sardus Pater” benché brianzolo: i galloni se li è guadagnati sul campo e fuori. Che tristezza vedere Gigi indagato per atto dovuto di magistrati che hanno solo registrato il rapporto della polizia penitenziaria inviato da Buoncammino. Siamo fiduciosi che possa essere prosciolto: la versione da lui fornita in Procura lascia credere che sia stato indebitamente coinvolto per ingenuità dopo un atto di generosità malmeritata dal destinatario. Ma poi, vederlo abbinato a un doppio castigo di Dio come Cellino e Mauro Pili. Dove passano loro non cresce più neanche l&#8217;erbaccia. Il  primo è un flagello, vero Attila. Da Cagliari (S.Elia) a Elmas (passa e arrivano giudici e finanzieri, sindaco Piscedda sotto inchiesta con lui). A Quartu, dove quasi serve un cellulare per la retata in Comune, Is Arenas è chuso, forse da demolire (si salva il Cagliari, va riconosciuto:  forse a sua insaputo come lo stadio rifatto). Di Mauretto sono fin troppo note le gesta per doverle ricordare.</p>
<p><strong>Mistero buffo sullo sciopero all’Unione Sarda. Nessuno ha capito che le controparti sono il direttore e la figlia più l’azienda versus la maggioranza della redazione. </strong>Dunque è stato corretto che L’Unione Sarda abbia annunciato il processo a Cappellacci appena a pagina 27. Niente di nuovo sotto il sole. Domenica il quotidiano “un grande formaggio, un grande giornale” (copyright di Giovanni Maria Bellu nel 1986 sulla “Nuova”) aveva pubblicato a pagina 23 il comunicato della redazione per raccontare le ragioni della sciopero di sabato scorso: a seguire, la replica dell’azienda. Tra il documento sindacale e la risposta della proprietà, quelli tra i lettori che hanno visto in pagina il “mattone” senza titolo, non hanno capito una beneamata mazza: nessuno ha infatti spiegato alcunché. Soprattutto che lo sciopero era stato innescato dalla reazione contro la sospensione di un redattore (questo c’era), accusato di condotta presunta sconveniente (smentita da alcuni colleghi) verso una redattrice. Il dato omesso e sconvolgente è che la giornalista in questione sia Francesca Figus, figlia del direttore  Paolo Figus. Protagonista come responsabile del giornale e come padre. Straordinario tuffo nel ridicolo mondiale: taciuto ai lettori per evitare un’epidemia di decessi per risate mortali. Infatti la notizia piccante è filtrata solo in alcuni blog (<a href="http://www.vitobiolchini.it/2013/04/06/uno-sciopero-da-toccarsi-i-coglioni-ecco-perche-lunione-sarda-oggi-non-e-in-edicola/">http://www.vitobiolchini.it/2013/04/06/uno-sciopero-da-toccarsi-i-coglioni-ecco-perche-lunione-sarda-oggi-non-e-in-edicola/</a>) e nei gossip bocca a bocca: in senso molto lato. Ecco, anche un episodio pazzesco come questo (merita approfondimento di scenario: a presto) qualifica, ovvero squalifica larga parte della disinformazione  sarda.</p>
<p><strong>Riva ingenuo o caduto in un tranell</strong><strong>o.</strong> Torniamo a Riva indagato. E’ stato un ingenuo, nel caso un poco sprovveduto, o è inciampato in una tranello? Insomma il suo slancio solidaristico verso Massimo Cellino ci sta anche se è poco spiegabile. E’ una vita che dissente dal padrone del Cagliari. Su tutto, specie sullo stadio di S.Elia: l’oppositore più duro assieme all’avvocato ex consigliere regionale Carlo Dore.  E poi, come dimenticare che nel 2004 Cellino si era candidato vice di Mauro Pili contro Renato Soru alle elezioni regionali? La prima, primissima scelta di Berlusconi era stata per Riva. Che gli aveva detto no: come 45 anni prima aveva fatto con l’Avvocato, Gianni Agnelli, che lo voleva alla Juventus. Il prode Cellino aveva raccolto gli avanzi elettorali di Riva, si era candidato ed era stato sconfitto sonoramente col capolista Pili. Insomma, non c’era il tanto per solidarizzare sul piano umano con Cellino, assolutamente a suo agio a Buoncammino, e tanto meno in generale. Lo stadio di Is Arenas era ed è un così palese e gigantesco pasticcio e/o imbroglio da poter escludere che Riva ci potesse mettere la faccia di specchiato galantuomo. Sia pure generosamente, privilegiando il fattore umano sulla conclamata sua disistima per Cellino. Ma collocandosi contro l’evidenza anche se non ancora sanzionata penalmente, il buon senso, la giustizia che aveva scoperchiato un vaso maleodorante.</p>
<p><strong>Gigi da presunto “colpevole” a vittima. Ha firmato la scheda per entrare in carcere: “ma l’ha compilata Mauro Pili”.</strong> Adesso, dopo il colloquio col magistrato, Gigi Riva ha spiegato come sono andate le cose. Prima lo ha fatto il suo avvocato, Massimiliano Ravenna: <em>“Il mio assistito è stato accompagnato a Buoncammino dall&#8217;onorevole Pili che gli ha fatto firmare un foglio. Nessuno poteva pensare che avesse una identità diversa, che fosse un collaboratore o un accompagnatore, visto che è conosciuto ovunque, quindi non si è posto alcun problema. Non conosceva nemmeno le regole che sovrintendono gli ingressi in carcere, era convinto che si potesse fare senza</em><em> </em><em>intoppi&#8221;.</em><em> </em>Poi (sempre testuale dall’Unione Sarda.it) è stato l’ex bomber del Cagliari a spiegare<em>: &#8220;Sono tranquillo, ho già parlato ieri sera con il magistrato, dovrebbe finire tutto con una spiegazione. Che dovrà dare anche l&#8217;onorevole Pili&#8221;. </em>Ha aggiunto ironicamente<em>: “Non sapevo che fossi un portaborse, nella vita non si finisce mai di imparare. La scheda per entrare in carcere non l&#8217;ho compilata io ma l&#8217;onorevole Pili, che per farmi entrare doveva scrivere che ero il portaborse. Io l&#8217;ho soltanto firmata&#8221;.</em> Al dunque, Riva sembra una vittima di un suo discutibile atto di generosità, parrebbe strumentalizzato da Mauro Pili.</p>
<p><strong> Ma Zuncheddu poteva non sapere che si esponeva al rischio di un reato? C’era il clamoroso precedente di Renato Farina, condannato a 2 anni e 8 mesi per un fatto identico.</strong> C’è un presunto convitato di pietra in questa vicenda: Sergio Zuncheddu. Che fosse stato indagato, lo avevano scritto giornali nazionali e locali, specie i blog. Il suo giornale aveva dapprima “imboscato” la notizia per poi darla in un rigo o poco più (come segnalato in particolare e a suo tempo da “Sardinews”, di Giacomo Mameli): L’Unione Sarda come Videolina per poco non si strozzavano in sintesi più che tacitiana. Ma come aveva spiegato il fatto l’editore-costruttore? Riportiamo quanto pubblicato nei giorni caldi da “Sardinews”.<strong> </strong></p>
<p><em>(Cagliari 24 febbraio &#8211; C&#8217;è un&#8217;inchiesta sulla visita fatta in carcere, a Buoncammino, al presidente del Cagliari <strong>Massimo Cellino</strong> da parte del deputato del Pdl <strong>Mauro Pili</strong> che, lunedì 18 febbraio, si è fatto acompagnare dal &#8220;collaboratore&#8221; <strong>Sergio Zuncheddu</strong>, editore del quotidiano L&#8217;Unione Sarda e potente immobiliarista. L&#8217;indagine è condotta dal pm <strong>Gaetano Porcu</strong> che ha sentito come &#8220;persona informata sui fatti&#8221; il direttore del penitenziario <strong>Gianfranco Pala</strong>. Il dottor Porcu ha voluto sentire Pala sulla prassi che regola il potere di ispezione dei politici. Dopo aver insabbiato per giorni la notizia (dando invece ampio risalto alla successiva visita di Pili con l&#8217;ex bomber del Cagliari <strong>Gigi Riva</strong>), dell&#8217;inchiesta avviata dalla Procura ne dà conto anche L&#8217;Unione Sarda nel numero di domenica 24 febbraio, ma senza farne alcuna menzione né nei titoli né nei sottotitoli. Il deputato Pili ha dichiarato in carcere che l&#8217;editore Zuncheddu è un suo &#8220;collaboratore&#8221;. Ha violato la legge? Forse no, perché di collaborazione fra Pili e L&#8217;Unione Sarda ce n&#8217;è sempre stata davvero tanta. I deputati possono portare chiunque nelle loro ispezioni nelle carceri (non è assolutamente necessario che l&#8217;accompagnatore del parlamentare sia contrattualizzato). <strong>Silvio Berlusconi</strong> pootrebbe benissimo andare con i suoi super-collaboratori <strong>Maurizio Belpietro</strong> e <strong>Alessandro Sallusti</strong>. Anche Pili, quindi, può portare l&#8217;editore di un giornale regionale: Ma che cosa ha dichiarato Zuncheddu mentre firmava il registro matricola? Su questo la Procura indaga. A giorni sarà interrogato lo stesso Zuncheddu (61 anni, di Burcei). </em></p>
<p><em> </em>Ecco il seguito di ’Sardinews’<em>. <strong>“</strong>L&#8217;editore dell&#8217;Unione Sarda <strong>Sergio Zuncheddu</strong> (61 anni, nato a Burcei) è un “collaboratore” del deputato del Pdl <strong>Mauro Pili</strong>: così è registrato nel registro-matricola del carcere di Buoncammino dove l&#8217;imprenditore-immobiliarista si è recato lunedì 18 febbraio per visitare il presidente del Cagliari <strong>Massimo Cellino</strong>, arrestato per l&#8217;inchiesta sullo stadio “Is Arenas” di Quartu Sant&#8217;Elena. Successivamente, sempre nelle vesti di “collaboratore” del deputato di Forza Italia, ex presidente della Regione, si è recato l&#8217;ex bomber rossoblu<strong> Gigi Riva,</strong> come riportato il 21 febbraio dal quotidiano L&#8217;Unione Sarda che ha però imboscato la visita del proprio editore. È vero o falso che Zuncheddu e Riva sono “collaboratori” del parlamentare? È vero che l&#8217;editore ha dovuto correttamente dichiarare, agli agenti carcerari, di “non essere un giornalista”? Nessuna indagine è stata aperta alla Procura della Repubblica di Cagliari ma si sa soltanto che “accertamenti sono in corso”.  Un parlamentare può portare con sé chiunque? Sì. Ma c&#8217;è anche chi eccepisce che in questo caso si è trattato di un &#8220;abuso&#8221;. Per accertarlo occorre coinvolgere la presidenza della Camera dei deputati. Una cosa è comunque certa: tra l&#8217;editore Zuncheddu e il deputato Pili &#8220;collaborazione&#8221; ce n&#8217;è. E non poca. E collaborare è lecito”</em></p>
<h3>Fine del resoconto di Giacomo Mameli. Ma ora va aggiunta qualche precisazione. Poteva Zuncheddu non sapere di rischiare parecchio? Dura da sostenere. Perché l’11 luglio 2012 i giornali nazionali riportavano una notizia clamorosa, che qui citiamo nella versione del “Corriere della sera on line”.</h3>
<p><em>“Il parlamentare del Pdl Renato Farina è stato condannato con rito abbreviato dal gup di Milano Elisabetta Meyer a 2 anni e 8 mesi di carcere, senza la sospensione condizionale della pena, per falso in atto pubblico in quanto lo scorso 17 febbraio si recò in carcere per far visita a Lele Mora in qualità di deputato portando un giovane amico dell&#8217;ex talent scout che avrebbe spacciato per un suo collaboratore. Al ventenne il giudice oggi ha inflitto invece 2 anni di pena (sospesa) per lo stesso reato contestato a Farina.  Secondo l&#8217;accusa formulata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dal pm Antonio Sangermano i due «si sarebbero qualificati all&#8217;ufficio controllo documenti» di Opera «affermando il falso». In particolare sostenendo che il ragazzo «era un collaboratore dell&#8217;onorevole Farina».  Renato Farina che, come ha riportato il sito «Tempi.it», ha definito la sua condanna a 2 anni e 8 mesi di carcere «sconvolgente» e di «incredibile accanimento nei miei riguardi», nel febbraio del 2007 aveva patteggiato la pena a sei mesi (convertiti in pena pecuniaria, 6 mila e 800 euro) nell&#8217;ambito del procedimento sul sequestro di Abu Omar. Il giornalista, allora vice direttore di Libero, era stato indagato per i suoi rapporti con alcuni componenti del Sismi. Gli allora procuratori aggiunti milanesi Armando Spataro e Ferdinando Pomarici lo accusarono di favoreggiamento nell&#8217;occultamento di prove nell&#8217;inchiesta sul rapimento dell&#8217;Imam da parte di agenti della Cia. Proprio da Spataro e Pomarici, Farina, in codice «Betulla», avrebbe tentato di avere informazioni intervistandoli insieme ad un redattore del quotidiano rapidamente risultato del tutto estraneo ai fatti. Per questo episodio Farina era stato radiato dall&#8217;Ordine dei giornalisti e successivamente reintegrato dalla Cassazione”.</em></p>
<p>Ovvero, come poteva non sapere Zuncheddu che per un fatto all’apparenza assolutamente identico, il noto personaggio Farina aveva subìto una condanna appena sette mesi prima? L’editore ha intense frequentazioni editoriali e giornalistiche a Milano: oltre a poter contare su una straordinaria batteria di prestigiosi e rigorosi giornalisti, editorialisti e scrittori anche papalini nella sua scuderia sarda. Davvero, come poteva non sapere? E se qualcosa sapeva, perché ha rischiato? Un uomo come lui, il massimo della diffidenza, ritrosia ad apparire e comparire in pubblico, esporsi in prima persona. Eppure si affida come “collaboratore” a Pili per andare a solidarizzare con Cellino. Solidarizzare con Cellino, che in carcere mostra una clamorosa padronanza di sé e ci vuole rimanere o tornare ora che è ai domiciliari nel centro sportivo di Assemini? Semmai si dovrebbe solidarizzare con gli agenti di Buoncammino e gli altri detenuti: assai meno a loro agio di lui. Dunque resta il quesito o mistero buffo che dir si voglia. Perché Zuncheddu ha osato e rischiato  contro se stesso, alla fine? Nessuno se lo è chiesto pubblicamente, in questa Sardegna allo sbando. Dove porre domande elementari è giudicato eversivo e chi dovrebbe per professione la lingua preferisce inghiottirsela piuttosto che usarla per chiedere; al massimo per leccare fino a scorticare i glutei dei padroni permanenti o di passaggio. Questa è ciò che passa il convento. Non è sempre stato così. Dunque, anche se è cattivo gusto auto-citarsi, chiudiamo (provvisoriamente: c’è tanto da dire ancora e chiedere) con la  cronaca di un fatterello che mi riguarda. Per ricordare che qualcuno la schiena non l’ha mai chinata. E ha avuto ragione dalla magistratura, anche a distanza di anni: contro i prepotenti, arroganti di ieri, oggi e sempre alla Massimo Cellino.</p>
<h2><em> </em>“Provocazione” di Cellino per ritorsione contro un articolo. “Sanzionato” il presidente del Cagliari, assolto Giorgio Melis</h2>
<p><em>Massimo Cellino ha attuato una “provocazione” che legittimava una dura reazione vietando ai giornalisti de “Il Sardegna” l’ingresso nella sala stampa del S.Elia: ritorsione contro un articolo sgradito. Sette anni dopo i fatti (ottobre 2004), il presidente del Cagliari è stato indirettamente “sanzionato” dalla Corte d’appello di Cagliari. Ha assolto due dei giornalisti coinvolti:<a href="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2011/10/CELLINO.jpg"></a> condannati in primo grado a un’ammenda condonata a Oristano, mentre al terzo è stata ridotta. La sentenza (il Pg Giuseppa Geremia aveva chiesto la conferma) assume – in attesa delle motivazioni – un valore generale per il diritto-dovere dell’informazione. Ben oltre quello particolare per gli interessati: Giorgio Melis, ex condirettore de L’Unione Sarda, vice de La Nuova Sardegna, poi direttore editoriale di Epolis; Antonio Cipriani direttore della catena di quotidiani; Alberto Masu, redattore sportivo de Il Sardegna. Infatti la Corte d’appello, presieduta da Maria Grazia Corradini, ha in particolare ritenuto “non punibile” Giorgio Melis (difeso da Andrea Chessa) per il suo severo commento contro il presidente del Cagliari. “Non punibile” perché di reazione alla “provocazione” di Cellino. Una sorta di legittima difesa. Come hanno sottolineato gli avvocati Chessa e Roberto Nati (per Masu) e Melis in una dichiarazione spontanea, la sortita costituiva un vulnus senza precedenti. Lesivo della libertà di stampa e per l’agibilità professionale di un giornale preso di mira e arbitrariamente prevaricato in una sede “pubblica” come lo stadio S.Elia. Dove Cellino – noto per molte intemperanze e fatti di rilievo penale – aveva posto in essere una discriminazione dichiaratamente ritorsiva. Perché in un articolo Alberto Masu aveva ipotizzato che l’assenza del centravanti Suazo dall’incontro Cagliari-Milan potesse dipendere da trattative per la sua vendita alla società di Berlusconi. Senza alcun intervento presso la direzione del giornale per richiesta di rettifica o altro, Cellino era passato subito a vie di fatto. Facendo bloccare, con arroganza padronale, l’ingresso in sala stampa dei giornalisti de Il Sardegna. Inutili i tentativi verso le autorità regionali e comunali per farlo recedere. Vicenda con vasta risonanza e veementi proteste locali e nazionali, condanne di Federstampa e Ordine dei giornalisti. Per reazione, lo sferzante commento di Melis e un altro articolo di Cipriani contro Cellino, che aveva poi  presentato le scuse all’Unione nazionale stampa sportiva “per la forma sbagliata di una protesta impulsiva”. Ma aveva proceduto contro Melis, Cipriani e Masu davanti al Tribunale di Oristano. Dove – difesi dall’avv. Alessandro Diddi -  erano stati condannati a un’ammenda. Verdetto ribaltato ieri in Appello. Melis “non punibile” per aver reagito alla “provocazione”, Masu assolto perché “il fatto non sussiste”; condanna ridotta per Cipriani. Ma la sentenza sanziona soprattutto Cellino: ribadendo anche il diritto di critica anche aspra, se fondata su fatti veri e documentati.</em></p>
<p><em>Pubblicato su SARDEGNA24 DEL 4 OTTOBRE 2011</em></p>
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		<title>COSA VOLEVA DIRE O SENTIRE ZUNCHEDDU DA CELLINO A BUONCAMMINO?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 18:36:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un intrigante interrogativo nella Cellino-story, fronte editorial-penitenziale. Sergio Zuncheddu va a Buoncammino (prima di Riva) con Mauro Pili: come “collaboratore”. Interrogato in Procura, avrebbe spiegato: per essere vicino all’amico Cellino. Che era però in gran forma. Subito spavaldo, scatenato contro il mondo. Popolarissimo, esaltato dentro e fuori Buoncammino. Insomma, non uno straccio d’uomo bisognoso di sostegno umano: come il funzionario di Quartu piangente e confesso, l’opposto. Eppure Zuncheddu sente ugualmente l’irresistibile bisogno di essergli vicino. Probabilissimo, anzi sicuro. Eppure, dal giorno soffia un furtivo spiffero. L’editore è sicuramente andato in carcere per sostenere Cellino (nel dolor si conosce l’amico). Magari, però, forse, anche per parlare. Dire o sentire; esternare o ascoltare? Ed eventualmente, se sì,  cosa e perché?  Non domanda maliziosa ma dubbio legittimo. Non sarà mai chiarito. Rassegniamoci.</p>
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		<title>La ballata triste di &#8220;SARDEGNA24&#8243;. Editore improbabile e responsabile per vite allo sbaraglio. Sasso in bocca e lingua tagliata: silenzio sull&#8217;Isola che resiste</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Melis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nessuna sorpresa ma l’amarezza è grandissima. Come molti, sapevo che l’avventura di “Sardegna 24” poteva avere i giorni contati. Nonostante l’enorme lavoro di Giovanni Maria Bellu e il suo impegno coraggioso e generoso fino all’assunzione del ruolo di editore, con risorse personali e familiari. Come molti altri collaboratori (a titolo assolutamente disinteressato, semmai con oneri personali), l’impegno nel giornale è stato un atto civico di fiducia esclusivamente nella professionalità e nel rigore di Bellu: non nell’improbabile “editore”. Con la convinzione che un giornalista della sua esperienza e prestigio &#8211; insieme ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuna sorpresa ma l’amarezza è grandissima. Come molti, sapevo che l’avventura di “Sardegna 24” <a rel="attachment wp-att-2272" href="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2012/01/sardegna-24.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2272" title="sardegna 24" src="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2012/01/sardegna-24-232x300.jpg" alt="" width="232" height="300" /></a>poteva avere i giorni contati. Nonostante l’enorme lavoro di Giovanni Maria Bellu e il suo impegno coraggioso e generoso fino all’assunzione del ruolo di editore, con risorse personali e familiari. Come molti altri collaboratori (a titolo assolutamente disinteressato, semmai con oneri personali), l’impegno nel giornale è stato un atto civico di fiducia esclusivamente nella professionalità e nel rigore di Bellu: non nell’improbabile “editore”. Con la convinzione che un giornalista della sua esperienza e prestigio &#8211; insieme a una redazione combattiva, senza il marchio degli  yes men invertebrati &#8211; fosse una risorsa per il pluralismo dell’informazione sarda. Vassalla della malapolitica e di ogni potere opaco. Con forme estreme di disinformazione e complice servilismo foraggiato con i soldi pubblici, o di conformismo per le proprie convenienze. Il sipario su “Sardegna 24” è  fatto grave. Da oggi tace una voce di denuncia contro lo scenario mediatico greve e condizionante. Dal 2000, è stato determinante per l’affermarsi del peggior asservimento della Regione-zimbello al potere berlusconiano. E nel contrasto feroce agli avversari della destra: con connivenze pesanti nel centrosinistra autolesionista e irresponsabile. Con i limiti non della linea ma di un progetto editoriale gramo e ambiguo, anche con numeri minoritari “Sardegna 24” ha rotto questa crosta soffocante. Ha denunciato e documentato un saccheggio sistematico delle finanze regionali con strategici “investimenti” per ricambiare i favori dell’informazione di regime o acquisire la neutralità di quella teoricamente autonoma. Con i partiti liquefatti e rigettati dai cittadini, solo un’informazione credibile può orientare i cittadini. Com’è avvenuto per la grande stampa contro lo strapotere delle tv asservite. Nella varietà di voci e interessi, ha dato un forte contributo alla  liquidazione di Berlusconi, all’avvento di Monti e ora al rilancio della dialettica democratica anche con puntuali critiche a posizioni e esponenti del governo. Questa funzione di servizio pubblico è inesistente, semmai rinnegata in Sardegna. Dove affonda tutto: con la connivenza o il silenzio di giornali e tv. Dai quali sono stati banditi l’analisi critica generale, il dibattito serrato e approfondito, le opinioni libere. La chiusura di un piccolo quotidiano di denuncia cancella una voce discorde dal pantano disperante. Senza una reazione per altra iniziativa, la Sardegna col sasso in bocca e lingua tagliata resterà dominio della malainformazione vincente, che l’ ha ridotta a cumulo di macerie. Non c’erano grandi aspettative su “Sardegna 24”. Bellu e la redazione hanno fatto più di quanto possibile. Ma non si può fare un buon giornale senza un editore. Figurarsi con un budget ridicolo (in mano a dilettanti allo sbaraglio), senza i mezzi elementari per un break-even al minimo temporale di un anno. Non è il comodo senno del poi. Indicando preventivamente responsabilità da ribadire, il 9 giugno scorso  &#8211; su www.altravoce.net, ancora consultabile &#8211; scrivevo sulla “Guerra preventiva al nuovo quotidiano diretto da Bellu, sponsor Soru”. La parte finale è pertinente come conclusione di oggi.  Eccola (in sintesi): “ Il terzo (giornale) incomodo sarà quel che riuscirà ad essere per la forza che gli sarà dato di esprimere. L’eccellente direzione non basterebbe a garantirgli d’essere robustosu e forte, se avrà alle spalle gracilità di mezzi e di apertura mentale nel segno dell’autonomia.. Un giornale nuovo non fa primavera, neanche sarda, se nascendo piccolo non cresce per orizzonti larghi che si dà e percorre: resta rachitico. La sfida non è solo per Bellu. Se non potesse affrontarla con concrete possibilità di vincerla, il fallimento non sarebbe suo ma soprattutto dell’editore in senso lato. Ricadrebbe anche su Renato Soru come sponsor:  sul piano umano, politico, d’immagine e di sostanza. Sarebbe anche un’occasione perduta per la Sardegna, ormai quasi senza chances su tutta la linea”.</p>
<p>PS. <strong>Nessuno obbligava alcuno a promuovere un nuovo quotidiano, se non aveva, non poteva o non voleva mettere in campo quel che serviva per farlo vivere. Dunque, è responsabile della sua morte: senza poter nascondere la mano dopo averci comunque messo la faccia, appena travisata dietro altre fisionomie. Dunque, nella ballata triste di Sardegna24&#8243; c&#8217;è stato un editore improbabile ma responsabile, l&#8217;opposto del direttore. La figura dell&#8217;editore responsabile in questo caso è particolarmente grave perché penosa sul piano imprenditoriale, disastrosa su quello &#8220;politico&#8221;, inaccettabile su quello morale.  In sintesi, insipiente arroganza che ha mandato allo sbaraglio professionisti e persone. Trattati con sprezzante insensibilità, come entità trascurabili: vite di scarto per l&#8217;indifferenza di personaggi che ignorano il fattore umano nei loro aridi conti.</strong></p>
<p>Pubblicato il 29 gennaio su &#8220;<strong>SARDEGNA 24</strong>&#8220;</p>
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		<title>C&#8217;è del marcio nell&#8217;informazione sarda e fa marcire la malapolitica: bavaglio ai cittadini e alla realtà oscurata</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:08:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Melis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è del marcio nell’informazione sarda. E’ in conflitto d’interesse perfino con le notizie.<a rel="attachment wp-att-2257" href="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2012/01/Edicola_Liberty1_b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2257" title="Edicola_Liberty1_b" src="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2012/01/Edicola_Liberty1_b-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a> Non la linea politica, i commenti, le analisi: proprio le notizie. Materia prima fondante, elemento primario, pane quotidiano del giornalismo. Cancellate, rimosse, oscurate benché di grande rilievo se sgradite magari per oscure ragioni. Alle documentate censure e distorsioni della realtà del gruppo Unione Sarda-Videolina, si sommano incomprensibili omissioni del quotidiano di Sassari. Mentre la Rai e le testate televisive minori si accodano supinamente come fossero soggette a una regia unica. In sintesi, ecco l’emergenza democratica dell’informazione che appesta la vita politica e istituzionale e compromette il dibattito civile. Inquinato o impedito dalla mancata circolazione di notizie significative o decisive per il libero formarsi di un’opinione pubblica consapevole. Una questione schiacciante al tempo di Rovelli. Quando tuttavia al monopolio petrolchimico spalmato sui due quotidiani sardi si opponevano robuste forze politiche, sindacali e culturali, la schiena ancora dritta di intellettuali e semplici cittadini mobilitati da partiti all’altezza del loro ruolo generalista. Di nuovo emergenza, dopo il crollo della Sir e alcuni anni felici,  nel 1994. Quando il gruppo Unione-Videolina, in gravissima crisi dopo la disfatta in Polonia, aveva ribaltato in 24 ore la precedente linea. Con epurazioni di vertice, Nicola Grauso e il prescelto neo-direttore a delinquere Antonangelo Liori, l’avevano schierato prima tra gli ultrà berlusconiani e poi in velleitarie avventure politiche fino a trame malavitose e paragiudiziarie con forti e inquietanti alleanze a tutto campo. Ma in quegli anni, al fianco della decisiva magistratura cagliaritana, aveva fatto barriera mediatica La Nuova Sardegna, scontrandosi frontalmente con Grauso e il suo variegato sistema di alleanze politiche et ultra. L’uscita di scena di Grauso (con Liori lasciato al suo posto prima d’essere travolto da inchieste a catena per reati comuni) non ha migliorato affatto la situazione. Sergio Zuncheddu dal 1999 ha scatenato il gruppo prima a fianco della destra peggiore, dal 2004 in forme pazzesche contro Renato Soru, poi come house organ berlusconiano e ora di Cappellacci al servizio. Senza quasi incontrare resistenza dentro e fuori le redazioni piegate a tutto. Con politica e istituzioni clamorosamente vassalle &#8211; da destra a sinistra &#8211; anche degli interessi extraeditoriali del costruttore e massone fattosi dominus dell’informazione per imporre un’egemonia tous azimuts. Nell’interminabile declino dei partiti fino al rigetto dei cittadini, il controllo della comunicazione resta non solo strategico ma totalizzante per imporre una volontà autocratica e gli interessi connessi. Anche quando  sono in collisione con regole fondamentali e con quelli generali della comunità sarda. Uno stallo pauroso specie oggi che la Sardegna è di fatto senza rappresentanza istituzionale, con la Regione sede vacua e vacante, i sardi senza voce mentre la carestia li avvilisce e li schiaccia.</p>
<p>Un quadro disperante che non potrà cambiare finché l’emergenza-informazione non sarà riconosciuta e affrontata come concausa del degrado democratico, di quello morale della politica, etico e deontologico di tanto giornalismo invertebrato. Non può esserci riscatto, improbabile che possa anche nascere, senza un dibattito vero, aperto, approfondito e veritiero. Non può passare per partiti ridotti al lumicino. Figurarsi senza l’insostituibile informazione se è ridotta alla penosa, esiziale caricatura attuale. Fino a offendere, oltre i lettori e la decenza, le regole elementari. Gli esempi sono mille ma restiamo agli ultimissimi. Viene bocciato ­- dopo quattro anni di istruttoria &#8211; il progetto da 250 milioni della Sorgenia per costruire a Macchiareddu la maggior centrale solare termodinamica italiana. Notizia ufficiale, delibera regionale nel sito di viale Trento dal 23 dicembre. E’ quella che, scusate la volgarità, chiamiamo un cazzo di notizia. Perché Sorgenia vuol dire Carlo De Benedetti, secondo produttore di energia elettrica, storico nemico ora vincente di Berlusconi, nonché editore de La Repubblica. E’ un progetto presentato sotto Soru. Sotto tiro dal 2009 (con la destra vittoriosa), prima stoppato da Cappellacci al Cacip perché sgradito e forse d’ostacolo a Carboni-Verdini per l’eolico sempre a Macchiareddu. Notizia così proposta da “Libero”, ripresa in solitudine (giugno 2010) da chi scrive, ignorata da tutta l’informazione sarda: benché ghiotta di per sé, per gli interessi e i personaggi coinvolti. Tace perfino La Nuova Sardegna, di cui De Benedetti è editore. Dopo 18 mesi, verdetto finale: salta tutto. Può piacere, dispiacere, essere bella o brutta ma è una grossa, grassa notizia, di grande interesse: per tutti. Tranne i due “storici” quotidiani, l’intera informazione radio-tv sarda e i loro lettori e spettatori: quasi tutti i sardi. Viene pubblicata con evidenza solo da Sardegna24 e Sardegna Quotidiano il 6 gennaio. A oggi, non una riga o un fiato sul resto dell’informazione e neanche si capisce perché. Una roba da età della pietra dell’anti-giornalismo, impensabile anche nel Ruanda. E tutti zitti, non un commento, una dichiarazione. Come quando Roberto Capelli innescò con centinaia di documenti l’infuocato dibattito di una giornata in Consiglio sui 42 milioni di autopromozione spesi da Cappellacci. Riassunto in dieci righe generiche sull’Unione Sarda, in poco più spazio sulla Nuova, zeru tituli e parole su Videolina. Il Consiglio regionale brutalmente censurato dall’informazione in nome e per conto della Giunta che variamente la foraggiava e finanziava. Bavaglio ben accetto: non una protesta. C’è del marcio e altro nell’informazione sarda (e nella politica al guinzaglio). In conflitto d’interesse perfino con le notizie. Ma soprattutto con questa povera Sardegna immerse nelle sue stesse tenebre.</p>
<p>Pubblicato il 13 gennaio su <strong>&#8220;SARDEGNA24&#8243;</strong></p>
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		<title>Paolo Villaggio, Oliviero Beha e la Sardegna infelix: meno male che Ugo non c&#8217;era</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:51:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Melis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Uomo tutto d’un pezzo, Cappellacci ha disertato la puntata di “Brontolo” in polemica con Oliviero Beha. Ovvero: meno male che Ugo non c’era. Correttamente. Non si vede a quale titolo sostanziale, oltre il ruolo formale, possa rappresentare la Sardegna che ha portato alla malora. Poco<a rel="attachment wp-att-2249" href="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2012/01/paolo-villaggio.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2249" title="paolo villaggio" src="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2012/01/paolo-villaggio.jpeg" alt="" width="120" height="90" /></a> dopo la trasmissione, i sindacati gli hanno pure scagliato contro lo sciopero generale numero tre nei tre dannati anni della sua gestione. Gli stessi sindacati &#8211; Cisl e Uil, soprattutto &#8211; in lotta continua col suo predecessore in Regione. Con tutte le forze imprenditoriali e sociali, giudicano Cappellacci il peggior presidente di sempre. A giorni alterni ne chiedono le dimissioni. Insieme a qualche partito della fantasmatica maggioranza, che chiede salvifiche elezioni anticipate. In questo scenario, la rinuncia a comparire in tv certifica che l’Ugo-spot (ignoto e ignorato a ogni livello informativo) non se la sente più di esporsi come rappresentante della Sardegna: solo su giornali e tv di servizio. Per gli altri, è delegittimato e sfiduciato all’unanimità. Può solo esprimere il proprio fallimento inflitto ai sardi, che lo scaricherebbero volentieri nella spazzatura berlusconiana. Lo ha accertato il report annuale del “Sole 24Ore”, che ha piazzato Cappellacci &#8211; in base agli umori dei sardi &#8211; all’ultimo posto fra i “governatori”: in picchiata sul penultimo del 2010. Imbarazzante, se Oliviero Beha avesse chiesto della penosa performance. Forse è questa la vera ragione della rinuncia dopo aver accettato l’invito.</p>
<p>Ormai Paolo Villaggio non c’entrava più nulla. La sua archeologica e cialtronesca battuta sui pastori sardi e le pecore era stata superata dalla scuse perfino sovrabbondanti e imbarazzanti. Aveva fatto torto soprattutto alla sua intelligenza, mostrando l’incontinenza dei forzati dell’eccesso che non resistono a una battuta:  specie se troppo facile, banale e volgare. Soprattutto, molto anacronistica. Circolava fra i sardi trent’anni fa: “ta bellu senz’e coa”, il commento attribuito dalla vulgata a un pastore reduce dal bordello. Basta Villaggio (solo evocato ieri), Beha ha centrato la puntata riparatoria sui drammi della Sardegna infelix. Era pertinente che Cappellacci non ci fosse, evitando  il processo corpore praesenti al reo. La sua contumacia ha permesso analisi stringenti con interlocutori accreditati. Da Luigi Zanda a Massimo Zedda, Franco Siddi (ha fulminato l’Ugo-disertore: “un uomo in fuga”), Mario Sechi, i rappresentanti delle organizzazioni in lotta. Non succede più in Sardegna. La puntata &#8211; in giorno e ora impossibili &#8211; andrebbe rilanciata per quanto possibile. L’assenza di  Cappellacci  è stato un atto difensivo, di autotutela. Patetica la contrapposizione a Beha : “interlocutore non adeguato”.  Sacrosanto. Interlocutori ben più all’altezza erano Flavio Carboni, Verdini e Dell’Utri: compagni di merenda autorevoli, prima di dichiararsi “babbeo” per averci a lungo trafficato.</p>
<p>Ma l’assenza dalla tv infida era già compensata dalla presenza edificante sull’Unione Sarda. Ieri annunciava in prima la storica rinuncia di Cappellacci all’autoblu: al contrario degli assessori. Per caso, ha omesso di ricordare che l’aveva già fatto &#8211; non richiesto e senza “rivelarlo” &#8211; il predecessore: appena otto anni fa, nel 2004, il giorno dell’insediamento in viale Trento. Una carineria come una settimana fa. L’ultimo posto nella classifica  del “Sole 24 Ore” era finito in evidenza sulle prime pagine di tutti, proprio tutti i giornali sardi. Non sull’Unione, che l’aveva sistemato all’interno con un titolone: sul secondo posto di Massimo Zedda fra i sindaci. Non su Ugo recidivo, permanente fanalino di coda regionale. Lassù qualcuno lo ama.</p>
<p>Pubblicato il 24 gennaio su &#8220;<strong>SARDEGNA24</strong>&#8220;</p>
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		<title>L&#8217;Italia sugli scogli, in Sardegna affonda tutto: resistono solo i nuraghi</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Melis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anno bisesto, questo 2012, e già terribilmente funesto. Due settimane dopo l’inizio, due botte nello stesso giorno. Quell’enorme nostro Titanic da crociera squarciato come una scatola di sardine e rovesciato sugli scogli: immagine sconvolgente per le vite recise e il colpo durissimo a uno dei pochi campioni nazionali residui, la Costa delle supernavi famose nel mondo. E quel siluro arrivato poche ore prima da New York a colpire e sconquassare l’economia italiana (ed europea), dolente ma speranzosa di uscire dalla tenda a ossigeno. Ce lo ricorderemo, questo venerdì 13 dell’anno ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anno bisesto, questo 2012, e già terribilmente funesto. Due settimane dopo l’inizio, due botte nello stesso giorno. Quell’enorme nostro Titanic da crociera squarciato<a rel="attachment wp-att-2238" href="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2012/01/nuraghi2.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2238" title="nuraghi" src="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2012/01/nuraghi2.jpeg" alt="" width="276" height="183" /></a> come una scatola di sardine e rovesciato sugli scogli: immagine sconvolgente per le vite recise e il colpo durissimo a uno dei pochi campioni nazionali residui, la Costa delle supernavi famose nel mondo. E quel siluro arrivato poche ore prima da New York a colpire e sconquassare l’economia italiana (ed europea), dolente ma speranzosa di uscire dalla tenda a ossigeno. Ce lo ricorderemo, questo venerdì 13 dell’anno bisesto e subito funesto. Sgomenta la supertecnologica città galleggiante da vacanze di massa, finita ben più tragicamente e peggio del modestissimo traghetto di nome Karalis, quello riuscito incredibilmente a centrare e schiantarsi contro l’isoletta di Serpentara nel marzo 1996. Miracolosamente senza vittime, e avrebbero potute essere tante. Quante ne ha falciato, tra gli oltre quattromila scampati, il naufragio pazzesco della “Costa Concordia”: gelate in mare o prigioniere nell’enorme tomba liquida dello scafo rovesciato. Una giornata che trasferisce nel mondo visioni mortifere e caotiche anche dell’Italia turistica d’alto bordo. Una mazzata di sostanza e d’immagine mentre era ancora sotto shock per il fulmine inatteso, scagliato da Standard&amp;Poor’s. Una delle tre agenzie di rating americane: nuove padrone del mondo, dell’economia, delle nostre vite di scarto, in ostaggio della turbofinanza irresponsabile che un’imbelle politica di nani nazionali e mondiali ha lasciato crescere fino all’onnipotenza distruttiva. Un tempo c’erano i famosi gnomi di Zurigo, presunti maghi maligni della finanza. Ora dominano agenzie e banche (americane soprattutto) che appestano il pianeta con titoli tossici, affossano l’economia reale e debbono anche essere salvate dai contribuenti quando vanno in malora. La loro potenza infernale è proporzionale alle debolezza di una politica balbettante, che ha lasciato rovesciare i valori dall’orgia liberista del turbocapitalismo, mettendo a rischio la stessa democrazia. Ora è ferito l’orgoglio della Francia, punita tutta l’Europa: salvo la Germania. Un pugno allo stomaco per  noi italiani, segnati da mazzate inevitabili dopo anni di lassismo e discredito, sempre in bilico sul baratro. E ora, povero Monti?  Reagisce come sa e può, contestando l’attacco all’Europa:  comunque vittima anche di se stessa. Prodi chiede da anni l’agenzia di rating europea contro la sovranità illimitata americana. Senza un’Europa politica l’intero Vecchio Continente finirà male. Servirà il nuovo scossone? Altrimenti l’Italia &#8211; come annunciato da anni &#8211; cadrà per prima in un effetto-domino totale. Si vede bene dalla Sardegna-Titanic: in balia degli altri ma soprattutto di se stessa. L’Alcoa segna il punto di non ritorno del dissesto progressivo: dal 2009. Altrove la crisi ha colpito larga parte dell’apparato produttivo. Qui è crollato tutto. Restano in piedi giusto i nuraghi, nell’immutabile eternità della pietra: inaffondabili anche dai sardi peggiori. Eppure l’improvvido driver della Regione, reduce dallo spot afghano, a San Silvestro faceva titolare all’Unione Sarda: “Nel 2011 abbiamo messo le basi per il nuovo modello di sviluppo”. Alla stessa data del 2010, sullo stesso giornale: “…sono arrivate o stanno arrivando a buon fine le vertenze Euroallumina, Vinyls, Alcoa, Equipolimers, Vol2”. Testuale, senza commenti. Ora la Regione allo sbaraglio è a caccia di altri 5 traghetti per la “flotta” mentre nei cieli, aspettando la continuità, i voli vengono falciati. Demenziale: “ il nuovo modello di sviluppo”. Resteranno in piedi solo i nuraghi, eterni e sprezzanti.</p>
<p>Pubblicato il 15 gennaio su <strong>&#8220;SARDEGNA24&#8243;</strong></p>
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		<title>Ha vinto Sergio Zuncheddu, Sardegna addio: ha perso anche l&#8217;anima. Qui è tutto è come se Berlusconi fosse ancora al potere</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 22:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Melis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Informazione negata,  censurata, manipolata, pagata coi soldi nostri per ingannare i lettori e  illuminare d’incenso chi la finanzia: specie se incalzato dai magistrati. Ma  allieta i sardi con notizie in esclusiva planetaria. Specie nelle ricorrenze  festose come la Befana. Ecco L’Unione Sarda, sostituto d’imposta della cara  vecchietta, sversare sacchi di buone novelle. Una grandiosa: come mille altre  remote e recenti o censure analoghe. Titolo a tutta prima pagina: “Occupazione  in aumento, Sardegna in controtendenza”. Tendenza Zuncheddu, s’intende. Lo  stesso giorno gli altri ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Informazione negata,  censurata, manipolata, pagata coi soldi nostri per ingannare i lettori e  illuminare d’incenso chi la finanzia: specie se incalzato dai magistrati. Ma  allieta i sardi con notizie in esclusiva planetaria. Specie nelle ricorrenze  festose come la Befana. Ecco L’Unione Sarda, sostituto d’imposta della cara  vecchietta, <a rel="attachment wp-att-2219" href="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2012/01/zuncheddu.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2219" title="zuncheddu" src="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2012/01/zuncheddu.jpeg" alt="" width="270" height="186" /></a>sversare sacchi di buone novelle. Una grandiosa: come mille altre  remote e recenti o censure analoghe. Titolo a tutta prima pagina: “Occupazione  in aumento, Sardegna in controtendenza”. Tendenza Zuncheddu, s’intende. Lo  stesso giorno gli altri mezzi d’informazione squadernavano il terrificante  dossier dei sindacati  sull’economia  isolana, intimando ancora al rovinoso Cappellacci di dimettersi. Ora, è  demenziale ma tracotante e vergognoso appigliarsi a un contestato, parzialissimo  dato statistico per strombazzare una crescita dell’occupazione. Mentre il  panorama economico è un camposanto dove solo chi giace può darsi pace. C’è del  metodo sistematico nella mistificazione di servizio. Accomuna il giornale di  Cagliari alle tv controllate,  altre  lautamente foraggiate (specie Sardegna1 del noto banchiere-editore-filantropo  Mazzella), con spencolamenti del Tg3, inspiegabili distrazioni e distacco de La  Nuova Sardegna. Realizza un campo di distorsione della realtà: premeditata e  operata da un decennio dallo Zunk-group col sostegno o nell’inerzia di presunti  concorrenti.   Pensate a Repubblica, al  Corsera o un tg che sparino una simile balla colossale. Da far schiumare di  rabbia i cittadini angosciati, anche insultati nella loro intelligenza e  sofferenza. Sarebbe scattata una sdegnata alzata di scudi politica, censure di  opinionisti, severe prese di distanze degli altri “media”. Ma qui, al solito,  silenzio, notte e nebbia. Perché qui vige un sistema politico-mediatico chiuso e  colluso, dove tutto si tiene e nessuno spariglia: figurarsi farsi le bucce tra  giornali, come accade ovunque. Perché la politica è ancella tremebonda rispetto  all’informazione aggressiva sempre col potere. Mai &#8211; da un versante a quello  opposto &#8211; si troveranno temerari disposti a sfidare il rischio dell’oscuramento  o rinunciare alla speranza dell’illuminazione. Perché la Regione è di gran lunga  &#8211; spesso con scandalosi e documentati abusi e pratiche illegali o illecite &#8211; il  maggior “inserzionista” pubblicitar-politico che finanzia questa o quella  testata: ma alcune di gran lunga su altre che subiscono. L’informazione è  squallida merce al peggior offerente e miglior cassiere. Da molti anni, la  pubblicità regionale protocollata (quella di servizio) viene pagata ai giornali  con tariffe del 30-40 per cento superiori rispetto a quotidiani  equivalenti della penisola. E’ la grande  ciccia del budget Regione-giornali-tv. Si potrebbero risparmiare non pochi euro  ma diversi milioni all’anno. Qualcuno solleverà la testa dal fiero pasto a spese  nostre o prevarrà, il solito opportunismo letargico? La verità è che in Sardegna  è come se Berlusconi fosse sempre al governo e nulla cambiato. Infatti il  disastroso Ugo-spot continua come prima a fare quel che vuole. Grazie a un  sistema informativo che, oltre gli eccessi di una parte, lo copre per interesse  e tradisce gli e-lettori. Nessuno evoca lo scandalo pazzesco e antidemocratico,  peggio dei tempi di Nino Rovelli: l’invisibile Sergio Zuncheddu è di fatto il  vero padrone della politica. Governa anche fisicamente attraverso uomini suoi o  sotto la sua protezione. Ha vinto, continua a vincere lui: senza oppositori  politici. E la Sardegna ha perso tutto: anche l’anima de li mortacci nostri. Se  da due anni l’informazione avesse cavalcato, come altre volte in passato, la  decisiva battaglia delle entrate, costringendo la politica sarda a incalzare  Berlusconi con mezzi estremi nei passaggi cruciali, oggi patiremmo ugualmente la  crisi. Ma avremmo in cassa i nostri soldi. Scippati impunemente grazie ai nostri  ascari e ai media dimentichi del loro ruolo e dei doveri fondamentali: verso la  società, da difendere oltre squallide convenienze di bottega.</p>
<p>Pubblicato su <strong>Sardegna24 </strong>dell&#8217;8 gennaio</p>
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		<title>Censure quotidiane, informazione imbavagliata. Oscurato il no del governo al piano-casa del Lazio: non disturbate i cementificatori di quello sardo&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 16:42:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Melis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caso da manuale di notizia  importante -  d’attualità e di pubblico  interesse &#8211; ignorata e rimossa perché sgradita o sottovalutata per sciatteria.  Il governo (con i ministri Galan e Prestigiacomo) impugna e blocca, ricorrendo  alla Consulta, il piano-casa della Regione Lazio. Reazione dura, dimissioni a  rientrare di dieci assessori Pdl. Notizia anticipata sul Corsera di martedì,  rilanciata sui siti internet e da tutti i giornali con grande rilievo. Unica  eccezione, per ordinarie censure ed omissioni mirate, l’informazione sarda. Più  di tutte avrebbe ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caso da manuale di notizia  importante -  d’attualità e di pubblico  interesse &#8211; ignorata e rimossa perché sgradita o sottovalutata per sciatteria.  Il governo (con i ministri Galan e Prestigiacomo) impugna e blocca, ricorrendo  alla Consulta, il piano-casa della Regione Lazio.<a rel="attachment wp-att-2211" href="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2011/10/Unione-copre-Ugo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2211" title="Unione copre Ugo" src="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2011/10/Unione-copre-Ugo.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Reazione dura, dimissioni a  rientrare di dieci assessori Pdl. Notizia anticipata sul Corsera di martedì,  rilanciata sui siti internet e da tutti i giornali con grande rilievo. Unica  eccezione, per ordinarie censure ed omissioni mirate, l’informazione sarda. Più  di tutte avrebbe dovuto notarla e diffonderla: l’hanno lanciata anche le  agenzie. Era ed è di stringente attualità soprattutto in Sardegna. Dove il  centrodestra cementizio è irriducibilmente impegnato, ossessionato ma frustrato  &#8211; a partire da Cappellacci &#8211; nell’approvazione di un piano-casa assai più  invasivo e devastante di quello laziale. Se il governo Berlusconi ha bloccato  questo, sembra evidente che quello nostrano sarebbe impugnato. In ogni caso, la  notizia contiene un decisivo elemento di riflessione, di grande interesse per i  cittadini, lettori e telespettatori sardi. Perchè il Consiglio regionale è  bloccato proprio sul piano sciagurato. Ma appunto, nessuno deve sapere che un  simil-piano più leggero è già bloccato dal Governo. Normale che tutto il gruppo  Zuncheddu oscuri la notizia: per non spararsi sui piedi e creare imbarazzo ai  politici amici dell’Unione Sarda e del cemento. Singolare che sia stata ignorata  dalla Nuova Sardegna. Gravissimo che il Tg3 regionale sia allineato alla  disinformazione di regime. Quando si ripete che in Sardegna c’è un’emergenza  informazione grande come un palazzone, ogni giorno c’è una conferma. Ha fatto  eccezione il nostro giornale. Smentisce l’altrui regola del silenzio connivente  o della deformazione. Semplicemente perché il diritto di cronaca è innanzitutto  un dovere che smaschera chi non l’osserva: in danno dei lettori e in questo caso  della Sardegna.</p>
<p>Pubblicato il 27 ottobre su SARDEGNA24</p>
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		<title>La tempesta perfetta per il naufragio sardo: anche il blocco navale. Rialzato il ponte levatoio tra Isola e continente. Capitan Ugo, vai a scopare il mare</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 16:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Melis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni  giorno la sua pena, povera Sardegna. Se l’è cercata: lasciandosi gabbare, poi  seviziare da Berlusconi e dal prestanome Cappellacci. Siamo stati autolesionisti  e minchioni. Ma la Sardegna non meritava d’essere massacrata a tal punto dal  governo presunto amico dell’Ugo-spot.  Piove, governo ladro? Qui  diluvia e grandina. Un bollettino di guerra, da disfatta. Ultimi calcoli: persi,  da gennaio a settembre, un milione300 mila passeggeri sui traghetti. A fine  anno, il regresso potrebbe sfiorare i due milioni di viaggiatori. Chiude la  piccola compagnia ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: medium;">Ogni  giorno la sua pena, povera Sardegna. Se l’è cercata: lasciandosi gabbare, poi  seviziare da Berlusconi e dal prestanome Cappellacci. <a rel="attachment wp-att-2203" href="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2011/10/FLOTTA-SARDA-GEF-SANNA.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2203" title="FLOTTA SARDA GEF SANNA" src="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2011/10/FLOTTA-SARDA-GEF-SANNA-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" /></a>Siamo stati autolesionisti  e minchioni. Ma la Sardegna non meritava d’essere massacrata a tal punto dal  governo presunto amico dell’Ugo-spot.  Piove, governo ladro? Qui  diluvia e grandina. Un bollettino di guerra, da disfatta. Ultimi calcoli: persi,  da gennaio a settembre, un milione300 mila passeggeri sui traghetti. A fine  anno, il regresso potrebbe sfiorare i due milioni di viaggiatori. Chiude la  piccola compagnia Enermar (Palau-La Maddalena). Spende gli ultimi soldi in  pagine pubblicitarie accusando per il fallimento Cappellacci e il  mozzo-assessore “ciuffo” Solinas. Mentre il presidente, blindato a Villa Devoto,  cerca di barricarsi nel piano-casa ammazza-Sardegna, accade: 1)Confesercenti  denuncia il bilancio catastrofico della stagione turistica; 2)i dati  documentano: edilizia in stato comatoso; 3)tutti gli indicatori socio-economici  sono da incubo; 4)l’assessore La Spisa annuncia: meno 800 milioni in bilancio.  Nel quale inserirà i soldi che lo Stato ci deve e ci ha negato perché la Giunta  di destra non ha attivato l’intesa Prodi-Soru. Dunque, “voci” virtuali.   Fotocopia truffaldina della scelta nel 2007 (ok dalla Ragioneria dello  Stato, cassata dalla Consulta) di Soru, assessore Eliseo Secci: accolta da  furiose accuse dalla destra. Che ora la copia paro paro. Allora era una  previsione realistica, la crisi lontana. Ora le entrate sono davvero figurative.  Se la Consulta accogliesse il tardivo ricorso regionale, lo Stato non  pagherebbe: è in bolletta. Nella tempesta perfetta per il naufragio, ecco  l’ultima botta. “Grandi Navi Veloci” blocca il collegamento Porto Torres-Genova  mentre l’ex Tirrenia rilancia le vecchie carrette su Cagliari. Ritorsione contro  la Regione per la flotta-frottola voluta con risultati patetici? Evidentemente  sì, anche se l’armatore (in cordata con Onorato e Grimaldi nella Cin ex  Tirrenia) lo negherà. Siamo regrediti a trent’anni fa. In balia come allora  della nuova-vecchia Tirrenia del monopolio coloniale. E’ come se fosse stato  rialzato il vecchio ponte levatoio che segnava la frontiera marina tra l’Isola e  la penisola.</span></p>
<div>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: medium;"> Non dobbiamo subirlo senza  resistere:  sarebbe il “fine pena mai”. Non possiamo scontarla  tutti in conto e per colpa di uno, il  capitano di sventura  Cappellacci. Con una faccia da bronzo incredibile, ormai di routine per  smarcarsi da se stesso, attacca gli armatori della Cin. Meritano non le sue ma  le nostre proteste roventi. Ma prima dobbiamo spararle contro l’Ugo-spot, che si  spaccia abusivamente per nostro bardo. E’ lui il massimo colpevole. Non ha  alzato un dito nella privatizzazione della Tirrenia. Non ha profferito verbo  (l’ha fatto Mauro Pili) mentre le tariffe s’impennavano con la benedizione in  Parlamento dell’”amico” ministro Matteoli. Poi ha ingaggiato la ridicola  battaglia navale con la flottiglia sarda. Un vaso di coccio contro le flotte di  ferro di armatori determinati: ovviamente in frantumi. Mossa velleitaria e  controproducente. Ora arriva il saldo: blocco navale invernale su Genova.  Marceremo sull’Europa, annuncia l’ammiraglio da operetta. Tempo scaduto,   con lui siamo fottuti. Quando doveva occuparsi di entrate e Tirrenia,  pensava a Flavio Carboni. Soprattutto alle cambiali contro il Piano  paesaggistico. Cemento e mattone: il vero core-business suo, di sodali, compari  e fratelli in malapolitica. Spara ridicole minacce di dimissioni: contro i suoi  che recalcitrano. E’ quasi svenuto per lo spavento postumo di averlo solo detto.  Scivolerà anche sul cemento. Salga su una scialuppa e vada a scopare il  mare. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: medium;">Pubblicato il 23 ottobre su <strong>SARDEGNA24. </strong>La vignetta di <strong>Gef Sanna</strong> è tratta da La Nuova Sardegna.<br />
</span></p>
</div>
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		<title>Colpo di grazia di Berlusconi all&#8217;Italia nel momento più buio: come la Sardegna con Cappellacci</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 16:14:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgio Melis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica nazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[
Lettera all’Europa su un decreto mai nato.  L’“uomo del fare”, bravo soprattutto a straparlare, ora riesce solo a  scrivere. Ma con le chiacchiere, anche epistolari, Berlusconi sta per  dare il colpo di grazia all’Italia. Figurarsi l’ilarità dei leader  europei e i mercati (specie i fondi internazionali “padroni” dei nostri  Buoni del Tesoro) per la sua “lettera d’intenti”. Aspettano per oggi  misure d’emergenze, chieste da mesi con ultimatum reiterati. Ricevono  una nota di buoni propositi da un governo in crisi: aperta anche se non ...]]></description>
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<p>Lettera all’Europa su un decreto mai nato.  L’“uomo del fare”, bravo soprattutto a straparlare, ora riesce solo a  scrivere. Ma con le chiacchiere, anche epistolari, Berlusconi sta per  dare il colpo di grazia all’Italia. <a rel="attachment wp-att-2197" href="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2011/10/Berlusconi-the-economist.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2197" title="Berlusconi the economist" src="http://www.altravoce.net/wp-content/uploads/2011/10/Berlusconi-the-economist-300x244.jpg" alt="" width="300" height="244" /></a>Figurarsi l’ilarità dei leader  europei e i mercati (specie i fondi internazionali “padroni” dei nostri  Buoni del Tesoro) per la sua “lettera d’intenti”. Aspettano per oggi  misure d’emergenze, chieste da mesi con ultimatum reiterati. Ricevono  una nota di buoni propositi da un governo in crisi: aperta anche se non  formalmente dichiarata. Da un premier delegittimato. In balia di se  stesso, delle sue ossessioni e dell’alleato leghista. S’annuncia un  possibile accordo con Bossi sulle pensioni. Ma può bastare? La  nave-Italia così va a sbattere. Ostaggio di un uomo politicamente finito  che si aggrappa alla poltrona come uno Scilipoti qualunque. Senza  dignità. Contestato da tutti. Deriso e umiliato purtroppo con l’Italia.</p>
<p>Tutto il mondo, non solo Merkel e Sarkozy, confonde il tutto con la  parte: non si capacita che un grande Paese accetti di subìre un premier  piccolo piccolo. Berlusconi non si dimetterà: può essere solo cacciato.  Il colpo di grazia potrebbero spararlo proprio l’Europa e i mercati. Ma è  l’ipotesi più tremenda: potrebbe essere fatale anche al Paese. Il  premier si dibatte e annaspa come un uomo in procinto d’annegare.  S’aggrappa a chi gli sta intorno per trascinarlo a fondo con sé. Questo è  il destino dell’Italia nel caos governativo, mentre vanamente  Napolitano incalza Berlusconi senza riuscire a scalzarlo: come a questo  punto dovrebbe fare per salvare il Paese. Non c’è speranza se la  credibilità dell’Italia dipende da Bossi che insulta l’italiano Draghi,  appena insediato alla Banca europea, accusandolo d’essere il fucilatore  di Berlusconi per il pressing della Ue.</p>
<p>Davvero non si ricorda una fase così oscura e oltraggiosa nella  nostra storia recente. Crisi anche drammatiche sono state affrontate e  superate. Perché c’erano uomini all’altezza. E le congiunture erano  gravissime ma non grottesche fino al ridicolo. Pensate che nella bozza  del “decreto per la crescita” è finita anche la riforma del diritto di  famiglia per consentire a Berlusconi di privilegiare i due figli  maggiori rispetto a quelli avuti da Veronica Lario. Fino all’ultimo, le  questioni personali, familiari e di successione ereditaria del Caimano  anti-italiano vengono caricate sulla spalle di un Paese stravolto. Da  risolvere abusivamente in Parlamento: profittando dell’emergenza per  includerlo nel decreto-sottosviluppo.</p>
<p>Non si vede come si possa scendere più in basso di così. Ma accadrà,  se non il premier non sarà sfrattato. Anche dall’esterno, vista la viltà  dei sodali verso l’Italia. Paradossalmente, la situazione politica  sarda è analoga, quasi peggiore di quella nazionale. La Giunta e il  fallimentare presidente Cappellacci sono riusciti a fare il pieno del  dissenso possibile. Hanno tutti contro. Perfino un inedito fronte  unitario tra Confindustria e sindacati. Due di questi (Cisl e Uil) erano  stati fra gli oppositori più duri di Soru. Maè la totalità delle forze  sociali e dei cittadini a essere schierata contro una Regione a tocchi  per il servilismo esiziale verso il governo. In queste tenebre,  Cappellacci e il centrodestra (dilaniato da feroci lotte) pensano solo a  far approvare uno scellerato piano-casa. Proprio mentre il Governo  impugna quello varato dal Lazio: molto meno invasivo del nostro. È  l’equivalente nostrano dell’articolo sull’eredità-Berlusconi. Il segno  di una politica nemica, estranea al bene comune, con personaggi  indecenti.</p>
<p>Pubblicato il 26 ottobre su<strong> SARDEGNA24</strong>. La vignetta su Berlusconi-clown-incendiario con Draghi-pompiere è tratta da <strong>The Economist</strong></p>
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