l'altra voce.net


giovedì 11 giugno 2009

Sulla Sardegna le nuvole nere della crisi:
crollo costante, si salva solo il petrolio
Bankitalia: «Ripresa? Previsioni difficili»

di Marco Murgia

Il sorriso è di quelli tra la circostanza e il dovere, soprattutto quello di rassicurare: «Speriamo bene, insomma». Le parole sono di Giuseppe Parigi, titolare della divisione Analisi della congiuntura della Banca d'Italia, e di Gioacchino Schembri, direttore della sede regionale: riferite alla possibilità di ripresa in tempi utili della crisi che colpisce l'economia internazionale e nazionale. Naturalmente, e con riflessi pesantissimi, anche quella isolana. Se arrivano durante la presentazione del rapporto “L'economia della Sardegna nel 2008” c'è poco da stare allegri: «È certo che il 2009 sarà un anno di recessione. Magari avremmo un arresto della caduta, ma non ci sarà ancora la ripresa».

Lo sanno in Bankitalia e lo sa il campione di circa 150 imprese di tutti i settori interpellato per la stesura del documento: per la metà degli intervistati l'attesa dovrà essere di almeno 12 mesi, per un altro venti per cento sino a 24. Il restante 30 per cento neanche azzarda la previsione: «Gli indicatori dicono che la fase di pessimismo nero è chiusa, ma è difficile fare qualunque tipo di previsione». Signore e signori, è la crisi. La stessa che aveva accompagnato l'ultima relazione della Banca d'Italia: «In novembre», ricorda Schembri, «avevamo una certa ritrosia nel presentare un resoconto già superato dalla congiuntura economica. La indicavamo, ma senza conoscere ancora i risvolti: oggi dobbiamo ammettere che la gravità è andata oltre tutte le previsioni».

Allora: situazione particolare e Rapporto inusuale, dal taglio tutto congiunturale «perché sono congiunturali le problematiche attuali». Talmente congiunturali che pure l'Istat, numeri di ieri, ha corretto i dati sul calo del prodotto interno lordo su base annua: passato al sei per cento dopo le stime già disastrose che lo davano a poco più del cinque, diffuse appena un mese fa. In questa situazione, il quadro per la Sardegna è a tinte fosche: «La crisi finanziaria mondiale ha toccato in modo significativo anche il sistema produttivo regionale».

Non è un caso che «l'impatto sui livelli produttivi, gli investimenti e l'occupazione è stato più rilevante per la grande industria, maggiormente esposta all'evoluzione del ciclo economico internazionale». In sostanza si salva solo il petrolio: «Nel 2008 le esportazioni dell'industria regionale sono aumentate del 22,4 per cento in termini nominali», ma solo «per effetto dei maggiori flussi commerciali del comparto petrolifero». Infatti «al netto dei prodotti della raffinazione le esportazioni sono diminuite del 9,8 per cento». Pagano il settore meccanico, quello metallurgico e quello chimico: quindi soprattutto i poli del Sulcis e di Porto Torres, e non è una novità.

Ma è una crisi che colpisce tutti, e la testimonianza è il crollo degli investimenti delle imprese: cresciuti di poco più del 2 per cento in termini reali contro l'aumento del 6,5 nel 2007 e del 18 per cento nel 2006. Previsioni che restano negative per tutto l'anno in corso: gli operatori presagiscono infatti un'accumulazione di capitale inferiore rispetto a 12 mesi fa. A marce basse anche l'andamento del comparto edilizio: «L'attività nel settore delle costruzioni ha ulteriormente rallentato: contribuisce la contrazione dell'attività del comparto dell'edilizia residenziale che si è aggiunta alla debolezza dell'attività di realizzazione delle opere pubbliche». È soprattutto il risultato della «decelerazione della domanda di abitazioni delle famiglie, con il numero delle compravendite di immobili diminuito di quasi undici punti percentuali rispetto al 2007».

Qualche timido segnale di tenuta, invece, si registra nei settori del commercio e del turismo. A reggere il primo è la grande distribuzione, con un aumento dell'attività dell'1,6 per cento: di contro c'è l'indebolimento ulteriore della domande per consumi nella regione sia ulteriormente indebolita che va a penalizzare soprattutto gli esercizi di piccola dimensione (-2,6 per cento). Il settore turistico «regge ma non eccelle», dice Schembri: i flussi turistici risultano in crescita, ma a un ritmo molto più lento rispetto al 2007: 2,3 per cento contro il 6,9 di due anni fa. A una flessione della domanda estera, con un calo del 20 per cento della spesa effettuata dagli stranieri nell'isola, corrisponde una crescita dei vacanzieri italiani le cui presenze sono aumentate a un ritmo lievemente superiore rispetto al 2007. Segno positivo anche per il settore dei trasporti, ma in misura minore rispetto all'anno precedente: il numero di passeggeri passati dai porti e dagli aeroporti sardi è cresciuto del 2,2 per cento contro il 3,1 registrato 24 mesi fa. Calo da imputare al rallentamento negli scali marittimi.

Il mercato del lavoro non si discosta dalle dinamiche dei settori produttivi, con un calo dell'occupazione pari allo 0,3 per cento nel 2008 e un tasso di disoccupazione in crescita significativa: dal 9,9 per cento del 2007 al 12,2 dell'anno successivo «per la combinazione tra la diminuzione degli occupati e l'aumento delle persone in cerca di lavoro, contro la tendenza calante in corso dal 2004».

Niente segnali positivi neppure dall'attività degli intermediari finanziari: i prestiti bancari erogati ai residenti in Sardegna, a fronte di una crescita del 7,6 per cento nel 2008 sono calati rispetto al 9,3 per cento dell'anno precedente, interessando sia i finanziamenti alle famiglie che alle imprese. In particolare, il tessuto imprenditoriale ha mostrato sofferenza nel comparto delle costruzioni e per quelle di minore dimensione, con una variazione complessiva su base annua dei prestiti pari al 6,5 per cento contro l'8,2 del 2007. I prestiti bancari alle famiglie, su cui ha inciso principalmente l'attenuazione del ciclo del mercato immobiliare, sono aumentati a dicembre 2008 del 7 per cento su base annua rispetto all'11,7 di fine 2007.

Bankitalia registra, inoltre, un deterioramento nella qualità del credito: «Il tasso di decadimento per le famiglie è lievemente cresciuto per effetto del ciclo economico avverso, e segnali di un ulteriore peggioramento della qualità del credito emergono dalla crescita, sia per le famiglie che per le imprese, degli impieghi cosiddetti incagliati: quelli con temporanee difficoltà di rimborso». A conferma della tendenza dei clienti a mantenere risparmi liquidi, l'indagine rileva una crescita dei depositi bancari dei clienti sardi superiore rispetto al 2007: 4,9 contro 3,8 per cento. L'espansione interessa soprattutto i depositi delle famiglie e, in particolare, le disponibilità di conto corrente: mentre quelli delle imprese hanno mantenuto un andamento stabile.

Bookmark and Share


Google
 


© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari