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mercoledì 10 giugno 2009

Celebrare l'Autonomia? Meglio
la commemorazione. Col record
della prima Giunta in 60 anni già
sfiduciata dai sardi dopo tre mesi

di Giorgio Melis

Il Consiglio “bastione” dell'Autonomia avviata verso magnifiche sorti e progressive. Così Claudia Lombardo ha celebrato i 60 di autogoverno con slanci retorici particolarmente inadatti in questo momento. Integrati da Ugo Cappellacci che annuncia la “nuova Autonomia”, uno Statuto rinforzato, zone franche e quant'altro. Più che a celebrazione si sarebbe dovuto onestamente procedere a una commemorazione quasi funebre. Perché mai l'Autonomia immaginaria è scesa così in basso anche agli occhi dei sardi, come si è visto nel voto europeo, ed è scomparsa dall'orizzonte degli altri italiani, per l'harakiri di pochi mesi fa. Quando una Regione che dice di volere l'autogoverno si fa indicare e imporre il proprio presidente dal dominus nazionale (mai accaduto e pensabile in passato). E subisce l'esproprio dei propri deputati a favore di oscuri personaggi paracadutati in Sardegna. Si lascia estromettere dal governo per la prima volta e i partiti sardi di governo stanno zitti. Si lascia scippare del G8 illegittimamente, in assenza del capo della Giunta, neppure informato, che avrebbe dovuto partecipare per legge. Si fa prendere per i fondelli su tutto e di più dagli impegni mirabolanti e ingannevoli del “caro concittadino” Berlusconi senza una protesta. Si fa imbrogliare senza reagire sul collegio sardo per il parlamento europeo, dove solo per un colpo di fortuna e grazie a Di Pietro un sardo (Giommaria Uggias) torna dopo vent'anni. Quando tutto questo accade come è avvenuto, è ridicolo dirsi autonomi essendo a dipendenza illimitata e senza alcuna sovranità: ben oltre la più autolesionistica cupidigia di servilismo.

Altro che bastione! Questo Consiglio egemonizzato dal centrodestra è un bastone menato quotidianamente, come nel 1999-2004, sulla testa dei sardi che devono lasciare ogni speranza sul proprio “parlamentino”. Non può cambiare e non migliorerà perché è geneticamente asservito e subalterno: andrà così fino in fondo. Ma quale nuova Autonomia da chi prende ed esegue solo ordini e subisce tutto senza uno straccio di dignità del ruolo e personale? E poi, chi riscriverà Statuto e Statutaria? Un Consiglio incapace e indeciso a tutto da 15 anni, buono solo - per iniziativa di una sua scellerata pattuglia - a neutralizzare grazie ad azzeccagarbugli vari la perfettibile Statutaria approvata a maggioranza assoluta sotto Renato Soru? Un Consiglio che continua a costare una valanga di soldi, inutilmente pletorico, che pretende d'essere una zona franca per la giustizia anche quando ci sono fortissimi sospetti che ci siano stati nei gruppi imbrogli vergognosi di soldi, per spartire tra singoli e congreghe il denaro del contribuente. Un bastone senza carota, un bastione di privilegi inauditi e indebiti difeso con le unghie e con i denti.

Figurarsi cosa potrà combinare in una situazione politico-elettorale grottesca. L'inesistenza gregaria della maggioranza e della Giunta davanti agli abusi di Berlusconi ha prodotto due effetti dirompenti e una condizione ridicola. C'è stato in Sardegna il primato nazionale della diserzione dalle urne, che non è certo un bel vedere in una regione che ha sempre avuto una tenuta elettorale da media nazionale. Con un rigetto grave e motivato. Non per caso Stefano Folli, il miglior analista politico italiano, ha parlato su “Il Sole24 Ore” di “astensionismo punitivo”. La protesta nelle e contro le urne è un dato grave, drammatico. Ovviamente minimizzato e svalutato dai destinatari della protesta e subito fatto scomparire da tg e informazione sarda: senza uno straccio di analisi nonostante l'importanza e la dimensione di un fenomeno senza precedenti in un'intera regione, ormai trascurabile e di nuovo ignorata sul piano nazionale. È accaduto quel che avevamo previsto alla vigilia del voto. I sardi hanno giudicato non sul gossip e sulle vicende personali del Cavaliere ma sui fatti concreti accaduti (o appunto non realizzatisi) in Sardegna:rispetto alle promesse e impegni prelettorali. E al comportamento della Giunta e di Cappellacci nelle prime uscite allarmanti e rispetto alle infamie consumate da Berlusconi. Un giudizio concreto e realistico, che ha prodotto una risposta non equivoca e non equivocabile: di stroncatura della maggioranza e della Giunta.

Particolarmente incredibile che si cerchi di svalutare questo fatto senza sottolineare quello che è: un altro, clamoroso record. Per la prima volta in 60 anni, una Giunta regionale scaturita da una vittoriosa elezione viene sfiduciata dopo tre mesi, quasi in tempo reale, dallo stesso elettorato che l'ha messa in sella. Perché questo e solo questo è il significato del voto ridotto al 41 per cento dall'“astensionismo punitivo”. Come se a livello nazionale avessero votato per protesta solo 4 elettori su dieci e di questi il 50 per cento avesse negati i consensi dati a Berlusconi un anno fa.

È quel che è accaduto in Sardegna e non a un anno ma solo dopo tre mesi dal voto regionale. Nella quota di voti espressi, il Pdl ha perso oltre 200 mila voti rispetto alle regionali, è stato raggiunto dal Pd che pure ha perso una quota limitata di consensi. Col che il centrodestra nel suo complesso è minoranza elettorale e politica mentre continua ad avere una larga maggioranza nominale e ormai virtuale, delegittimata dai cittadini, in Consiglio.

Ma niente cancella la sfiducia già decretata dai sardi a Cappellacci e Berlusconi, puniti in un risveglio di rabbia e protesta concreta, tangibile ed espressa a ogni livello nella società isolana, incluso l'elettorato del centrodestra. Una Giunta senza credibilità, catto-massonica e con personaggi improbabili, un governo e un presidente octroyés, “concessi” ai sardi dal principe arcoriano, che rimarranno imbullonati come se niente fosse e che per il momento con azioni tese solo a distruggere il rispetto dall'ambiente, con una restaurazione folle che contempla anche la sottrazione dell'agibilità dei sardi alle loro spiagge, appaltane una fetta enorme ai clienti degli alberghi. Ricordare che Soru si è dimesso ed è andato al voto anticipato a suo rischio totale solo perché era stata stravolta una parte della legge urbanistica. Altre sensibilità e dignità politica e personale. Berlusconi ha scelto bene i suoi badanti genuflessi per governare la colonia isolana: eccetto quella porno-mondana di Villa Certosa.

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