mercoledì 10 giugno 2009
Dopo la difesa d'ufficio del risultato elettorale, con l'arringa scontata e incentrata sul jolly dell'astensionismo, il centrodestra non potrà evitare una seria e serena analisi del voto. Una coalizione che, a tre mesi dalle elezioni regionali, sembra incapace di consolidare il consenso attraverso l'azione di governo. L'unica in grado di coinvolgere l'elettorato e di proiettarlo verso un voto d'opinione fidelizzato e attento. Soprattutto in un momento di grave crisi, come quello che attraversa la Sardegna. Il risultato della candidata europea Maddalena Calia, nonostante il successo personale, ne è la conferma. L'unica candidata sarda del Popolo delle libertà ottiene 116mila voti, ma resta comunque dietro la candidata del Partito democratico Francesca Barracciu. Il Pdl ottiene solo un punto percentuale rispetto al Partito democratico. Un testa a testa giocato tra il 35 e il 36% che dovrebbe far suonare ben più di un campanello d'allarme tra le fila del centrodestra.
Non a caso autorevoli esponenti della maggioranza di centrodestra, come il capogruppo Mario Diana e il deputato sardo Bruno Murgia, non hanno mascherato il disagio che ha colpito, un pò a sorpresa, lo schieramento che guida la Regione da pochi mesi. Un segnale, considerato che le elezioni europee fanno storia a sé. Ma comunque un segnale non trascurabile, considerata la delusione per le promesse non mantenute dal Premier nell'Isola. La percentuale dei votanti ha raggiunto un minimo storico e il centrosinistra, forse con eccessivo ottimismo, sembra galvanizzato. Quanto basta per suonare la sveglia al centrodestra, pungolato dal risultato ad una riflessione forse tardiva ma preventiva rispetto alle prossime consultazioni.
Per ora, in ballo, c'è solo il valzer delle frecciate che rimbalzano a mezzo stampa tra il capogruppo del Pdl Mario Diana e Roberto Capelli, capogruppo dell'Udc. «È necessario porsi degli interrogativi sullo stato di salute della coalizione di centrodestra che nelle ultime settimane non ha dato la migliore immagine di sé - ha ribadito ieri Diana, commentando i risultati elettorali - mostrandosi disunita e lasciandosi andare talvolta a polemiche personali che gli elettori dimostrano di non apprezzare».
Più o meno nelle stesse ore il destinatario della frecciata replicava, senza sapere, al mittente: «Chi non ha perso?», si domandava Roberto Capelli. «Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno condiviso, e non, la mia riflessione sulla politica regionale di questo avvio di legislatura. Molti addetti ai lavori mi hanno aspramente criticato, altri mi hanno accusato di lesa maestà e di perseguire intenti personali. È proprio vero, alcuni sono al mondo perché c'è posto! Ma vorrei ragionare, sinteticamente, sui risultati elettorali odierni».
«Non so se avete notato che, nei vari telegiornali regionali odierni - scrive Capelli - i vari commentatori politici hanno trovato argomenti per non dichiararsi sconfitti! Io penso che abbiamo perso. La politica ha perso, e ne è testimonianza quel 59% che ha preferito non votare. Il vero voto politico è quello di opinione, quello stimolato dalle idee, dai valori, dai progetti, dagli obiettivi che si intendono raggiungere nell'interesse generale. Poco conta, politicamente, il voto amministrativo stimolato più da conoscenze personali e liste civiche territoriali».
«Quel 59% di astensionismo,con punte ben più elevate nell'"Altra Sardegna", ci deve far riflettere su quanto siamo lontani, noi politici, dalla realtà quotidiana . Mentre il sorpasso delle sinistre unite sulla nostra coalizione di centro destra, a soli tre mesi dalla vittoria alle regionali, ci dice che non siamo riusciti a consolidare la fiducia e le aspettative dei nostri elettori. È lesa maestà invitare tutti a una seria riflessione? È sbagliato suggerire al mio Governatore: attento, perché se continuiamo così, rischiamo di schiantarci: ci sono territori che necessitano di maggiore attenzione, persone, associazioni, amministratori, dirigenti che hanno bisogno di maggiore considerazione».
«Era prevedibile - commenta il capogruppo dell'Udc - che la casta non avrebbe condiviso. Io vorrei andare avanti, se non sarò solo, dentro il mio partito e non rinnegando la mia coalizione. Non contro qualcuno, ma per poter fare qualcosa, soprattutto per dare voce all'Altra Sardegna o, se preferite, agli altri Sardi, quelli che preferiscono eleggere rappresentanti politici e non dei padrini. Adesso, a voi la parola».
A corredo di una riflessione critica e costruttiva, Capelli, sottolinea «l'obbligo di chi fa politica», ovvero, «prevenire questi risultati». Perché il compito di un politico è quello di «leggere i tempi prima che le cose si verifichino». L'astensionismo, tuttavia, si può leggere anche a posteriori: «La gente non ci credeva - spiega l'esponente Udc - dobbiamo proporre un'azione di governo, recuperare l fiducia della gente: il centrodestra ha creato grandi aspettative prima delle elezioni regionali. Ora ha l'obbligo di dare risposte, che in questi mesi non ci sono state».
Insomma, l'armonia non è compromessa. Ma è evidente che il centrodestra non ha l'humus ideale per coltivare una sana e leale critica interna. Più facile gestire i malumori striscianti e manifesti a bassa voce solo nei corridoi del potere. Ma Capelli sembra preferire la strada maestra del confronto interno: «La democrazia dell'ubbidire e tacere è politica degli anni andati», osserva. E davanti al risultato elettorale in Sardegna non si nasconde: «Saremmo degli irresponsabili se non ci preoccupassimo». Infine gli auguri al neo deputato europeo dell'Italia dei valori, Giommaria Uggias: «Sono molto contento, è un serio rappresentante della politica sarda. Da me particolarmente stimato».
(cinzia isola)
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