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martedì 09 giugno 2009

Il peso tutto politico del voto nell'isola
Parte la rincorsa del centrosinistra:
salgono le quote del Pd, exploit Idv
«Risposta alle bugie del centrodestra»

In Sardegna è diverso e non è l'ultimo slogan promozionale per la stagione turistica 2009. In Sardegna è diverso il significato del voto per le europee. Praticamente impossibile piazzare un rappresentante a Strasburgo per la coincidenza tra i seggi sardi e siciliani, ipotesi confermata dai risultati, la lettura assume un significato tutto politico. Il primo esame per la Giunta di centrodestra guidata da Ugo Cappellacci, a meno di quattro mesi dall'elezione sponsorizzata da Berlusconi. Ma anche il primo esame per una opposizione uscita dal voto di febbraio schiacciata nei numeri. Superato: non a pieni voti, certo. Ma mentre il centrosinistra perde un po' ovunque, comprese in roccaforti come Umbria e Marche, qui da noi Pd e Idv registrano numeri non da poco: i primi sono in netta crescita rispetto alle regionali, i secondi compiono veri e propri exploit in diverse province compresa la Gallura feudo della destra. Poco da dire, in Sardegna è diverso.

C'è quel punto di svantaggio che sino a una novantina di giorni fa sembrava impossibile, ci sono gli oltre 116mila 900 voti messi insieme da Francesca Barracciu, candidata per il Pd che supera di gran lunga Maddalena Calia, l'esponente del Pdl; c'è la somma dei voti della coalizione del centrosinistra in Consiglio regionale che lascia al palo la somma delle preferenze per la maggioranza. Soprattutto c'è la percezione, comune a tutti, che «sono bastati pochi mesi affinché i sardi capissero il bluff che sta dietro questa giunta e le prese in giro perpetrate ai loro danni», quelle di Berlusconi e delle sue promesse dimenticate.

Nelle parole di Barracciu c'è tutta la soddisfazione per l'affermazione personale ma anche per il risultato del Pd: «Le preferenze degli elettori evidenziano, a tre mesi dal voto delle regionali, già un dissenso profondissimo dei sardi nei confronti della giunta Cappellacci- Berlusconi. Il centrosinistra oggi ha la maggioranza nell'isola, con il Pd che si attesta a un punto dal Pdl. Possiamo dunque dire che pertanto l'inizio della fine della destra è già incominciato». Quasi 117mila voti non sono pochi, soprattutto perché «a differenza di tutti gli altri partiti, a correre per il Pd siamo stati in due. Rimane grave che nonostante tutte queste preferenze la Sardegna continuerà a non essere rappresentata a Strasburgo, con grave danno per tutto il popolo sardo. Ancora una volta mi è impossibile non rimarcare che la responsabilità ricade su Berlusconi e sui parlamentari del centrodestra. Il Parlamento ha approvato meno di due mesi fa una modifica alla legge elettorale europea. In quella occasione il centrodestra ha preteso che la circoscrizione Sardegna non venisse approvata. Questa è la realtà, nonostante ancora oggi la destra lo neghi».

L'isola si ripropone come laboratorio per il rilancio del centrosinistra, dopo che lo era stata durante tutta la campagna elettorale per le regionale. Lo sottolinea Antonello Soro: «In Sardegna il 15 febbraio avevamo ottenuto un risultato catastrofico, ieri abbiamo recuperato fino ad arrivare al 36per cento». Un «grande recupero», secondo il capogruppo del Pd alla Camera, che dimostra come «il sistema politico sia più fluido di quanto si creda e che si può benissimo battere Berlusconi già dalle provinciali dell'anno prossimo».

Ma il voto in Sardegna è soprattutto «il primo segnale di sfiducia verso la giunta regionale di centrodestra, dopo le troppe promesse non mantenute e l'atteggiamento subalterno nei confronti del governo». A registrare il «risultato straordinario» del Pd è il capogruppo in Consiglio regionale Mario Bruno: «Il 35,6 per cento dei voti, nove punti in più rispetto al dato nazionale del partito e a solo un punto di distanza dal Pdl sardo. Ma il centrosinistra, nel suo complesso, si riafferma come coalizione più forte: un dato incoraggiante, ci deve spingere a rafforzare l'impegno unitario con le altre forze in un unico progetto alternativo». Le ragioni sono sotto gli occhi di tutti, fuori dalle urne nella vita reale: «Conferma la tendenza negativa per la destra il risultato netto della provincia di Sassari, che più di altre sta soffrendo le conseguenze dell'immobilismo regionale. Il Pd è di gran lunga il primo partito a Sassari città, a Porto Torres e perfino ad Alghero, tradizionale roccaforte berlusconiana. Il Pdl naufraga anche a La Maddalena, staccato di sette punti dal Pd: i cittadini dell'arcipelago non sorridono e non perdonano la beffa del G8».

È lo stesso tasto su cui preme Chicco Porcu, consigliere regionale del Pd: «I sardi hanno mangiato la foglia. Dopo mesi di promesse non mantenute sulla chimica, le bonifiche ambientali, gli investimenti infrastrutturali. Dopo la beffa del G8 spostato in una caserma vicino a Roma, dopo 80 giorni di totale inerzia, ritardi e mancanza di idee della Giunta Cappellacci, i sardi mandano un segnale inequivocabile al centro destra sardo: non vi crediamo più». Ragionamento rafforzato dai numeri isolani: «Nell'insieme il centrosinistra in Sardegna arriva con il voto delle europee al 55 per cento. Un patrimonio di consenso da cui ripartire per guardare con fiducia e senso di responsabilità alla sfida delle elezioni provinciali sarde del prossimo anno. La Sardegna è l'unica regione d'Italia dove il centrodestra, nel suo complesso, arretra vistosamente: il 45,7 per cento ottenuto nelle elezioni europee è un segnale di disapprovazione inequivocabile da parte degli elettori non solo rispetto al risultato record del 56 per cento ottenuto dal centro destra alle ultime regionali, peraltro con il contributo dei sardisti, ma anche rispetto al 48,6 per cento delle politiche del 2008».

Il punto, rilancia il collega Marco Meloni, è che «Le urne parlano chiaro: dopo meno di 100 giorni di governo i sardi puniscono Berlusconi&Cappellacci. Maggioranza netta al Pd e al centrosinistra. Per riassumerli, questi numeri, basta prendere in prestito proprio lo slogan elettorale di B&C: i sardi li freghi una volta sola. Soprattutto quando passi dalle promesse mirabolanti e dall'eldorado a portata di mano alla negazione di tutti gli impegni assunti. Ci sono stati lo scippo del G8 e il trasferimento delle risorse della nostra Regione allo Stato. Poi la rapina dei fondi Fas per le infrastrutture e le bonifiche; l'ipotesi, mai smentita, di fare della Sardegna un sito per le centrali nucleari. Oppure la vicenda della chimica, con l'Eni e Putin, prima pronti ad accogliere tutte le pressioni del Presidente del Consiglio per salvare l'industria sarda, poi scomparsi nel nulla. Infine, un governo che cancella l'impegno di approvare la legge per dare alla Sardegna i seggi al Parlamento europeo che le spettano in ragione dei suoi abitanti. I sardi hanno voluto punire governo nazionale e giunta regionale per queste promesse tradite e per l'incapacità di rispondere alla crisi».

Gallura, 17 per cento; Sassari, 10 per cento. Sono le «punte di eccellenza» su cui poggia l'Italia dei Valori, con exploit importanti in tutte le province sarde: «Italia dei Valori può legittimamente esultare per il grande risultato conseguito: vicino al 9 per cento, un punto in più rispetto alla già altissima media nazionale (che registra il raddoppio rispetto alle elezioni politiche) e quasi quattro punti rispetto alle ultime regionali. Siamo cresciuti non solo in percentuale ma anche in assoluto, con i quasi novemila voti in più rispetto a quattro mesi fa, dato ancor più significativo se si pensa all'abnorme astensionismo nell'isola». Soprattutto, «siamo il terzo partito regionale e abbiamo dimostrato che la nostra crescita non avviene a scapito del Pd». Un altro segnale importante, che trova riscontro sul nazionale dopo l'apertura reciproca tra Franceschini e Di Pietro: una alleanza, quella tra Pd e Idv che qui è già rodata. In Sardegna è diverso anche questo.

(mamu)

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