giovedì 28 maggio 2009
di Alberto Mario DeLogu
«Sarà un boomerang per la sinistra». Silvio Berlusconi lo disse per la prima volta undici anni fa in risposta all'ennesima requisitoria del pool di Milano, e continua a dirlo oggi, nei giorni del Papigate e della sentenza sul processo Mills.
Ma il tono è cambiato: niente più appelli al ministro della giustizia né al Csm. Stavolta «gli italiani saranno con me»: e non è più un auspicio, ma una certezza confortata dai numeri.
In solitudine, “La Repubblica” ed il suo inviato Giuseppe D'Avanzo provano a incrinare questo muro di consenso, lamentando la congiura del silenzio degli altri giornali ed osservando che «in un paese anglosassone, i giornali avrebbero fatto a gara» per indagare sull'affare.
Già. In un paese anglosassone. Ma attento a ciò che ti àuguri, dice un vecchio motto inglese. Questa non è Londra, né New York, né Berlino né Amsterdam. L'Anglo-Sassonia è lontana. Nella Babele socio-politico-linguistica italiana sono le parole a muovere i fatti, e non viceversa.
I fatti, in tutto ciò, restano pirandellianamente sospesi come simulacri di una realtà multiforme e traballanti fuochi fatui di una verità inconoscibile.
Berlusconi incarna e rispecchia l'italiano, come dicono bene Severgnini sul “Corriere della Sera” e Gramellini su “La Stampa”. L'italiano autoindulgente e generoso, pirata e signore, santo e peccatore, greve e sublime, «alto e basso, serietà e cazzeggio, cinismo e lacrima».
L'Italia vede in lui la propria quintessenza, e guarda alle s ue gaffes, alle sue guasconate ed ai suoi sospetti d'illiceità con lo stesso sguardo indulgente con cui guarda ai propri.
Ma soprattutto questa è un'Italia ben determinata a tenere l'Anglo-Sassonia fuori dalla porta. È un paese per cui la parola “liberale” non significa “libero da...” ma “libero di...”, che chiede solo di vivere in pace i propri vizi privati e le proprie pubbliche virtù, con pochi controlli né impicci istituzionali e con intorno pochi rompiscatole dediti a legiferare onestà e rettitudine.
La privacy è, per gli italiani, la traduzione inglese del motto “chi si fa gli affari suoi campa cent'anni”. Per gli anglosassoni è invece un quaderno di diritti e doveri elementari.
L'Anglo-Sassonia d'oggi, che destra e sinistra sembrano invocare a seconda delle urgenze, è una società ipercontrollata in cui la delazione è incoraggiata e la trasgressione è castigata. È la società dell'occhio vigile dei “neighbourhood watch”: i quartieri residenziali dove se parcheggi un attimo per allacciarti le scarpe ti si accosta un agente che ti chiede per quale motivo ti trovi in quell'angolo di città.
È una società nella quale non s'usa rispondere ad un'accusa con un «zitto tu, ché so due-tre cosette su di te». È la società dei whistle blowing, il “suonare il fischietto” per scoperchiare uno scandalo. Non è la società del chi è senza peccato scagli la prima pietra. Lassù le pietre volano eccome, e conviene farci presto l'abitudine.L'Anglo-Sassonia è, nelle parole di una giornalista italiana che vive in America, l'ultima delle società sovietiche. È una società fortemente regolata e duramente sanzionata, con poco spazio e punta tolleranza per le sforature individuali. È una società che esige coerenza tra fatto e parola, tra promessa e azione, tra maschera e volto.
Come tutte le società hegeliane d'impronta protestante, si fonda sull'obbedienza e sulla forte adesione individuale ad un contratto sociale. È una società nella quale i meccanismi di controllo aumentano ogni giorno in numero, efficacia ed ubiquità: sfuggire a un occhio o a un orecchio elettronico, o semplicemente a un delatore umano, è un'impresa quasi impossibile.
È una società che respinge la disobbedienza, e con essa spesso tarpa anche la creatività, che di quest'ultima è la sorella onesta.
Siamo sicuri che sia questa la Città del sole che ha in animo la sinistra italiana?
E se anche Berlusconi avesse in mente questo modello, come d'altronde suggeriscono l'iconografia e la coreografia filo-americane, sarebbe anch'egli sul punto di prendere un granchio clamoroso.
L'Anglo-Sassonia non è terra per i deboli di cuore né per i trobadours della morale. Soprattutto, non è terra di “liberali” all'italiana. È assai improbabile che essa possa rappresentare il traguardo ideale verso cui si rivolge lo sguardo avvinto della destra italiana.
È probabile invece è che la battaglia di Berlusconi per renderci tutti “più liberi in tutti i sensi” si riveli presto una battaglia di retroguardia, o già persa in partenza.
Per mera ineluttabilità del progresso tecnologico, il mondo di domani sarà sempre più popolato di internet, cellulari, paparazzi, dagospie, videocamere, satelliti, facebook, google earth, body scanner, bancomat, carte di credito ed altri grandi fratelli assortiti. Tutti insieme ridurranno la nostra libertà di movimento e trasgressione allo stretto indispensabile, e così come serviranno a prevenire e sventare crimini, violenze ed atti di terrorismo, così impediranno le scappatelle, smaschereranno le bugie e sveleranno le disonestà.
A smantellare il sogno berlusconiano di una società “libera di...” non sarà una toga rossa, né un giornalista della stampa avversa, né un leader dell'opposizione. Forse non servirà neanche un'elezione politica.
Basterà un videomessaggio all'indirizzo sbagliato.
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari