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giovedì 19 febbraio 2009

Padronissimi di venderci, ma via la maschera
di falsi guerrieri, servi veri: Trincas esprime
la vera anima sarda. Rideremmo, col nucleare?

di Andrea Pusceddu

Mentre, sinora con scarso successo, cerchiamo di raccogliere i cocci interiori dell'ennesima batosta civica di cui siamo stati vittime, proviamo a metttere in fila pensieri, in ordine sparso e senza grosse pretese di originalità.

Per prima cosa, credo si possa finalmente smetterla con il ridicolo mito del sardo fiero ed orgoglioso, pronto a far di tutto quando viene toccato nella dignità. Basta con la favoletta della del popolo suscettibile ed indomito, che mai china la testa di fronte al sopruso.

No, perchè se qualcuno non se ne fosse accorto, non solo abbiamo chinato la testa, ma ci siamo anche genuflessi, accucciati e poi stesi a pelle di leopardo davanti al cospetto di "meno male che lui c'è".

E dire che lui ha fatto davvero di tutto per colpirci nell'orgoglio. Ci ha chiamato giardinieri, invitato a fare i camerieri in costa, un anno fa ci ha tolto la possibilità di mandare dei conterranei in Camera e Senato.

Ci invaso insieme al suoi ministranti per un mese di campagna elettorale dopo averci snobbato quando il fango ci uccideva solo qualche settimana prima. Ha relegato il suo candidato a fare poco più che un segnaposto durante le sortite del weekend, e fai in fretta Ugo che dobbiamo andare a pranzo.

Ma, diciamo la verita, i fatti gli hanno dato ragione, perchè evidentemente ci piace esser servi, ci piace confidare nel padrone e sperare che ci degni di un sorriso benevolente.

Piantiamola con le balle della Sardegna nazione, della nostra specificità di “ma è vero che voi vi sentite prima sardi che italiani”.

Piantiamola, per favore, che sono tutte sciocchezze, storielle buone per sedurre il ragioniere brianzolo in vacanza davanti ad una grigliata ferragostana. Piantiamola, che abbiamo votato come l'Abruzzo, come la Sicilia, come la Lombardia, come la Campania e l'Italia tutta. Anche noi in coro a rallegrarci che lui c'è, nè più brutti nè più belli degli altri.

Diceva Soru che la Sardegna non si sarebbe concessa gratis. Sbagliava, e sbagliavamo noi che vedendo il partito di Emilio Lussu dar via i Quattromori con una batteria di pentole in omaggio, vaticinavamo sollevazioni di popolo e netti tracolli elettorali. Al contrario. il PSdAz si vede premiato da risultati lusinghieri, e complimenti a Trincas che ha dimostrato di conoscere - lui sì e noi no - davvero l'anima del sardo: servo, servo da millenni, servo altri cinque anni.

Ad una proposta che sebbene imperfetta, sebbene migliorabile, sebbene non esente da critiche e passi falsi, che però ci restituitiva serietà e dignità, abbiamo preferito il sorriso al botulino del padrone, nella speranza che un bel giorno anche noi si possa costruire a cinquanta metri dal mare la nostra scatola da scarpe con blocchetti a vista e finestre in anodizzato giallo piscio, per poterla affittare (preferibilmente in nero) al turista scemo (che scemo lo è solo per no fessi che pensiamo che il mare sia solo in Sardegna), per uno, magari due mesi all'anno.

Padronissimi di venderci, liberissimi di decidere di chi fidarci.

Però per favore togliamoci le maschere da guerrieri nuragici ed indossiamo giacca bianca e papillon, che quello è il ruolo che ci siamo scelti.

Altra considerazione: ma scusate, dov'è finita l'antipolitica? Qualche mese fa sembrava una emergenza nazionale, ed oggi vediamo rieletti a furor di popolo politici che definire di lungo corso è un cauto eufemismo. Ancora una volta i corridoi del Consiglio Regionale sembreranno un manuale casistico di patologie alla prostata.

Evidentemente tanto schifo non ci fanno, prendiamone atto e piantiamola con le interviste a Beppe Grillo.

Concludo con un pensiero cattivo, per niente costruttivo e forse anche un pò livoroso. Però questo è uno di quei momenti in cui anche il risentimento può essere utile a far passare la nottata.

Credo che tra qualche mese verranno ufficializzati i siti designati dal Governo per la costruzione delle centrali nucleari. Sono curioso di sapere se la Sardegna continuerà a sorridere.

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