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mercoledì 17 Dicembre 2008

Campanello d'allarne per il Pd?
Errore, è la sirena della polizia

di Andrea Pusceddu

“Potrebbe andare peggio. Potrebbe piovere”

La celeberrima battuta del Frankestein Jr di Mel Brooks ci è venuta in mente quando a votazioni concluse e scrutini ancora in corso la Procura di Pescara ha condotto agli arresti domiciliari il sindaco della città nonché incidentalmente segretario regionale del Partito Democratico.

Siccome - almeno sino a nuovo ordine - viviamo in un paese regolato dallo stato di diritto, è doveroso precisare come la colpevolezza del segretario Luciano D'Alfonso sarà accertata solo dopo i tre gradi di giudizio. Ciò non di meno, non si può tacere la suggestione indotta dal capo d'accusa: malversazioni sui servizi cimiteriali comunali.

Ad esser cattivi si potrebbe malignare su come un partito ormai moribondo cerchi infatti di lucrare sul suo stesso stato. Non c'è male, davvero, per uno schieramento con neanche due anni di vita.

Che le cose si fossero messe male per il PD si era già ampiamente capito dal dato dell'affluenza. A questo proposito, occorrerà subito chiarire come il crollo verticale del PD (meno 15%) non si debba spiegare con quello dell'affluenza.

Il rapporto di causa-effetto, infatti, deve essere necessariamente invertito, diversamente si scambierebbe il sintomo per la malattia. Se molti elettori domenica scorsa sono rimasti a casa, il motivo è che la gran parte di loro non voleva votare il PD, punto e basta.

Altri elettori, invece, hanno deciso di premiare il partito di Antonio Di Pietro. Sono i corsi e ricorsi della dinamica politica. L'Italia dei Valori ritira alla cassa il gettone vinto con un costante sollevamento del tono di scontro nei confronti di Berlusconi, così come faceva Rifondazione Comunista nei bei tempi che furono, quando volava alle urne con doppia cifra a livello nazionale. Alla sinistra in cashmere di Bertinotti è poi toccata in sorte la peggiore delle scalogne: dover andare al governo così da dimostrare tutta l'inconcludenza ed il pressappochismo che hanno contraddistinto una classe politica di lotta quando c'era da far casino in piazza e di governo quando c'era da assegnarsi cariche e sottoboschi di poltrone.

Le premesse perché l'IdV faccia di meglio sinceramente non ci sembrano essere forti. In questo scorcio di legislatura il partito di Di Pietro è sembrato interessato più a veder Orlando assiso alla Commissione di Vigilanza Rai che non ad affrontare problemi più pressanti. É facile - non certo sbagliato, ma facile - strappare i consensi additando le leggi ad personam e il prospettato smantellamento del potere giudiziario a favore di quello politico. Più difficile è proporre e fare di meglio. Basta ricordarci di nome di Sergio Di Gregorio per chiarire come nessuno in Italia possa essere così in alto da sottrarsi alla questione morale.

Tornando al PD, è fuori luogo ed ormai fuori tempo il voler interpretare i risultati abruzzesi come un campanello d'allarme. I campanelli infatti sono sistemi di prevenzione e servono ad evitare i disastri. Qui l'unico suono in lontananza è quello delle sirene della Polizia sotto casa di tanti esponenti del PD. Ultime, e solo in ordine di tempo, quelle delle indagini per le tangenti sul petrolio in Basilicata con un deputato PD ai domiciliari, ed i due assessori arrestati a Napoli.

Questo per tacere del sindaco di Firenze, sotto inchiesta, che non trova di meglio che andare a Roma (con l'auto blu, ovviamente) per incatenarsi sotto la sede di Repubblica, quasi che il problema sia nel fatto che i giornalisti parlino delle indagini e non nelle ipotesi di reato. Un pò troppo per un partito che si bulla sempre di essere estraneo alla questione morale perchè a loro dire gli altri fanno peggio. Potrebbe piovere? No, in realtà sta già diluviando.

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