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mercoledì 17 Dicembre 2008

Provincia, il caso Milia scuote il Pd
Il gruppo provinciale: «Si dimetta»

di Cinzia Isola

La spregiudicata ambizione di Graziano Milia fa tremare i banchi del consiglio provinciale. In ballo c'è la questione etica, che condannerebbe senza appello questa mossa inopportuna. Ma soprattutto la questione politica: la Provincia, caso raro di questi tempi, gode di ottima salute. Può contare su una maggioranza solida e non è stata neppure sfiorata da crisi interne che ne possano inficiare l'operato. A fronte di tutto ciò, la strada intrapresa da Milia appare come un vorticoso sentiero che apre le porte alle aspirazioni personali. Infilando, invece, il Partito democratico in un pericoloso e oscuro vicolo cieco.

La peggiore delle candidature del centrodestra, vincerebbe sulla migliore alternativa del centrosinistra. Il vento soffia in poppa al centrodestra: la sconfitta del centrosinistra, in caso di elezioni, non solo appare prevedibile, ma ha tutto il sapore di un regalo politico all'opposizione. Così, dopo la dura presa di posizione dell'Italia dei valori, ieri è sceso in campo il gruppo consiliare del piddì al gran completo.

Massimo Pusceddu, Laura Pulga, Giuseppe Palmas, Giorgio Palmas, Ignazio Congiu, Walter Cabasino, Leopoldo Trudu, Francesco Trudu, Rita Corda, Roberto Pili si sono riuniti per discutere della nomina di Milia a presidente della Proservice spa. Alla fine, ne è venuto fuori un corposo documento in cui, punto per punto, si cerca di riportare all'ordine il presidente in fuga. Intanto, la premessa. Che è un appello alla correttezza politica del presidente: «L'accordo elettorale, tra la coalizione del centro sinistra e sardista e i cittadini che ha portato all'affermazione della lista con a capo Graziano Milia non prevedeva una soluzione anticipata della legislatura».

Ma ciò che lascia ampi margini di dubbio sulle motivazioni che hanno fatto mettere da parte l'interesse collettivo, rispetto a quello particolare «Non si è manifestata e non esiste ad oggi alcuna crisi, nei rapporti fra le forze che hanno dato vita alla coalizione, tale da giustificare un'interruzione del governo della Provincia di Cagliari, ma al contrario c'è una maggioranza di governo compatta che finora ha sostenuto importanti progetti accolti dal consiglio provinciale ed ha in cantiere altrettanti interventi come quelli relativi alla pianta organica, al potenziamento della protezione civile, alla razionalizzazione della gestione della società Proservice, al completamento del programma per la realizzazione di innumerevoli interventi nel settore dei lavori pubblici, delle politiche sociali, della cultura e della progettazione strategica territoriale e a numerose iniziative di coordinamento della gestione delle esigenze dei territori della Provincia».

A questo punto, l'inopportunità palese della decisione assunta viene interpretata come uno schiaffo all'etica. Oltre che personale, di tutto il Partito democratico. Che a fatica arranca, in uno dei periodi peggiori della sua storia. Ammesso, che ne abbia una. «La nomina del presidente della Provincia per ricoprire un incarico in una società interamente partecipata dalla Provincia medesima - scrivono i consiglieri - costituisce un atto inopportuno, inadeguato e contrario all'etica politica in quanto costituisce una commistione di ruoli che il nuovo partito che rappresentiamo non può assolutamente permettersi, se vogliamo evitare che i cittadini continuino ad astenersi dall'esercitare la fiducia nei confronti dei partiti politici, come purtroppo è avvenuto anche nelle recenti elezioni in Abruzzo».

I consiglieri del Pd mettono l'accento anche sulla gestione della Proservice, «che ha rivelato tutta la sua problematicità e, mai come in questo momento, necessita di una gestione prettamente tecnica ed esperta, capace di portare a termine la stabilizzazione dei lavoratori e una più qualificata gestione dei servizi che allo stato vengono esternalizzati, come la manutenzione ordinaria e straordinaria del sistema viario Provinciale, la manutenzione delle scuole di competenza provinciale ecc. L'auto nomina in questa condizione, oltre che violare gli indirizzi dati dal consiglio Provinciale in materia di nomine, sembrerebbe palesare l'affermazione di una gestione personale che nulla ha a che fare con gli interessi generali e dei lavoratori».

Insomma il Pd provinciale, almeno quello, batte un colpo. E punta pesantemente il dito contro il colpo di teatro di Milia. Teatrino in realtà: visto e rivisto in politica. Quel genere di brutto spettacolo che si cerca di rifilare agli elettori del centrosinistra sempre più disillusi dalla classe dirigente e orientati (l'Abruzzo insegna) verso forme alternative di “opposizione”. Compresa l'astensione, sempre più diffusa ed espressione di disaffezione verso gli attuali interpreti della vita politica italiana.

I consiglieri provinciali del Partito democratico provano a invertire la rotta. Si appellano all'approvazione del Bilancio. Ma invocano, nel caso Milia non volesse rinunciare all'ambizione, le dimissioni del presidente: «Nel caso in cui, per il presidente Milia prevalgano le aspirazioni politiche personali, con la conseguente interruzione dell'esperienza di governo della Provincia, decida di scegliere la strada della chiarezza, rassegnando le dimissioni, assumendosi la responsabilità di fronte alla coalizione e a tutti gli elettori».

Se la segreteria regionale tace, il gruppo provinciale non ci sta a far passare sotto silenzio l'ennesimo atto autolesionista dei suoi esponenti. Da qui «l'indisponibilità a perseguire con metodi non trasparenti che di fronte ai cittadini rischiano di apparire come un ulteriore degrado culturale e morale della politica. Con questo spirito chiediamo al presidente della giunta di rivedere le sue posizioni, nell'interesse superiore dei territori che ci hanno conferito il mandato per amministrare per l'intera consiliatura, nel rispetto dei cittadini elettori, dell'istituzione che rappresenta e delle regole del partito di cui è un costituente».

(red)

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