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sabato 25 Ottobre 2008

Alluvione, ritrovata il corpo della donna
di Iglesias, introvabile l'ultimo disperso
Responsabilità, dure accuse e inchiesta

di Cinzia Isola

La speranza di arginare l'elenco delle vittime è stata spazzata via dal ritrovamento di uno dei due dispersi: nel tardo pomeriggio di ieri è stato recuperato, dai sommozzatori il corpo senza vita di Anna Rita Lepori, l'insegnante di Iglesias, morta nel tentativo di raggiungere la scuola alberghiera di Pula, dove prestava servizio. Percorreva la Sulcitana quando l'automobile sulla quale viaggiava con una collega, scampata per miracolo alla morte aggrappandosi ad un albero, è stata travolta e inghiottita da un'ondata di acqua e fango.

Il cadavere della donna, che a soli 51 anni lascia marito e due figli, è stato ritrovato non lontano dalla strada, vicino a uno scoglio, davanti alla raffineria di Sarroch. La sua presenza era stata segnalata, intorno alle 16, da un pescatore. La fede nuziale con incisa la data del matrimonio e il nome del marito, Claudio Ariu, dipendente dell'azienda di trasporti Arst, ha fugato ogni dubbio al riconoscimento di Maria Rita Lepori.

Mentre non c'è traccia dell'ultimo disperso, l'ingegnere dell'Asl 8 di Cagliari Antonello Porcu. La corrente l'ha trascinato via mentre tentava di mettere in salvo la suocera, Licia Sulis, 77 anni, il cui corpo è stato ritrovato il giorno della tragedia che si è abbattuta sul hinterland cagliaritano. Le ricerche proseguono senza sosta, ma finora senza risultati. Il ritrovamento del corpo senza vita di Antonello Porcu porterebbe a cinque il bilancio delle vittime del terribile alluvione che ha seminato morte e distruzione a Capoterra, Sestu, Monserrato e Cagliari, dove Pirri e i quartieri di San Michele e San'Avendrace sono stati letteralmente sommersi dall'acqua.

Le altre vittime, finora accertate, sono Speranza Sollai, 85 anni, annegata in uno scantinato a Capoterra, e Mariano Spiga, 66 anni, di Sestu i cui funerali sono stati celebrati nel pomeriggio nel paese, dove il sindaco aveva proclamato per oggi una giornata di lutto cittadino. La cerimonia, alla quale hanno partecipato le maggiori autorità della provincia e i sindaci di tutti i comuni colpiti dal nubifragio, è stata officiata dal vescovo vicario di Cagliari, monsignor Mosè Marcia.

Con il passare delle ore, dei giorni, la cronaca di un disastro annunciato è avvolta dalle polemiche: ma non si tratta solo di criticare, col senno di poi, la tempestività dei soccorsi. O dell'aver “sottovalutato”la portata dell'ondata di maltempo, che nel giro di poche ore ha devastato un angolo della Sardegna. Certo, la coordinazione delle forze in campo non è stata perfetta. E persino le informazioni di servizio erano veicolate solamente da una piccola radio privata che ha assolto ad un encomiabile lavoro di collegamento con i cittadini intrappolati nel diluvio.

Solo dalle frequenze di Radio Press si poteva sapere in tempo, grazie anche alle numerossime segnalazioni degli ascoltatori, quali strade risultavano percorribili oppure no. Quali, le zone di maggiore disagio. In un incessante lavoro di mediazione e informazione per la collettività. E non è un caso che su iniziativa di un gruppo di fedeli ascoltatori è stata lanciata una raccolta firma per il riconoscimento di un encomio pubblico per l'alto valore del servizio pubblico offerto.

Si poteva e doveva fare meglio e di più? Può essere: ma forse sarebbe più opportuno, per evitare disastri futuri o il ripetersi degli stessi, ricercare le cause della tragedia a monte. E non bisogna scalare grandi montagne per riconoscere, a valle, il ruolo decisivo e determinante della speculazione edilizia: la logica del mattone che incontra e abbraccia mortalmente la necessità di tanti cittadini di realizzare il sogno di una casa a prezzi più economici ai margini della città.

Non è una novità, ma le coscienze sembrano risvegliarsi solo dopo che il sogno di una vita si trasforma nell'incubo di un giorno che l'acqua si porta via. Ce ne sarà traccia nel fascicolo che è stato aperto sul disastro dal sostituto procuratore della repubblica Guido Pani? Qualcuno pagherà per la leggerezza con cui vengono rilasciate le concessioni edilizie in aree a forte rischio idrogeologico? Ben venga l'intervento, ci mancherebbe altro, del Governo e della Regione per riportare alla normalità la vita di centinaia di persone che hanno perso tutto. Anche se poi la collettività dovrà sopportare il peso degli interessi privati che in nome della speculazione edilizia sono disposti a sacrificare anche le vite umane.

A questo proposito non si può ignorare le accuse piovute dall'Ordine dei geologi della Sardegna: «Le piogge del 22 ottobre hanno puntualmente messo in evidenza, ancora una volta, le gravissime carenze in materia di pianificazione e di realizzazione di adeguate opere per le difesa idrogeologica», ha dichiarato il presidente Antonio Franco Fadda, citando una quarantina di alluvioni che si sono abbattute nel Cagliaritano dal 1795 in poi. Cinque delle quali, dal 1985 in poi, proprio nell'area di Capoterra, epicentro dell'ultimo nubifragio. «I disastri che negli si susseguono non sono attribuibili al caso o al clima impazzito», ha sottolineato Fadda, «ma a fenomeni ben conosciuti. Una delle caratteristiche del clima in Sardegna è l'evento a forte concentrazione, cioè una notevole intensità di pioggia in un periodo di tempo limitato».

Ecco perché, «sarebbe necessario verificare e intervenire sulle opere di attraversamento e difesa dei corsi d'acqua che sono state progettate prendendo come riferimento regimi pluviometrici diversi dall'attuale», spiega Fadda. «Si assiste al collasso del sistema di deflusso delle acque a Cagliari, nella frazione di Pirri, a Monserrato e, ancora una volta, a Capoterra», sottolinea il presidente dell'ordine dei geologi, mentre si dice convinto che eventi devastanti come quelli subiti mercoledì scorso possano essere evitati.

La chiave di lettura è semplice ed efficace: «Interventi efficaci impongono sacrifici, vincoli, spese, rinunce e non sempre si è disposti a farli, anche perché buona parte degli amministratori e dei cittadini non sembrano avere consapevolezza della cruda realtà». Secondo Fadda le ragioni di questa «carenza conoscitiva sono da individuare nel fatto che l'Italia è un paese con una scarsa cultura geologica e la Sardegna non fa eccezione». L'Isola è «fra le regioni italiane che spendono meno per la prevenzione e fra quelle che spendono di più a causa dei danni provocati da disastri in gran parte evitabili».

Inoltre, precisa Fadda, «alla base degli interventi di uso e trasformazione del territorio deve esserci uno studio geologico approfondito, ma in Sardegna questa prassi, da tempo adottata in tutti i Paesi avanzati, non sembra essere conosciuta: è la regione italiana che utilizza meno i geologi». Eppure l'isola, denuncia il presidente dell'Ordine dei geologi, «è ad alto rischio idrogeologico ma non dispone di un servizio geologico in grado di affrontare i problemi, proporre soluzioni, studiare e prevenire i fenomeni. Gran parte dei disastri ambientali e' dovuta all'ignoranza delle norme piu' elementari o all'inerzia delle amministrazioni, che non si dotano del personale con competenze specifiche».

Ci sarà tempo per affrontare la questione idrogeologica. O più semplicemente politica, con gli interessi del cemento a dettare e scavalcare le regole, anche quelle del buon senso. Ma intanto non va dimenticato, piuttosto sottolineato, l'impegno delle forze in campo. Forze dell'ordine, vigili del fuoco, esercito, operai e volontari che in queste ore lavorano nel fango per restituire al più presto un po' di serenità agli sfollati.

In campo con mezzi e personale anche l'Ente foreste , che ha assicurato il rifornimento di acqua potabile agli abitanti di Poggio dei Pini, Residenza del Poggio, Frutti d'oro 2 e Rio San Girolamo e lavorato al ripristino delle strade, allo svuotamento delle cantine e alla rimozione di fango e detriti con l'ausilio di autobotti, fuoristrada, autocarri, escavatori, trattori, furgoni e pick-up. In servizio29 agenti e 55 mezzi, ma la forestale ha messo a disposizione anche gruppi elettrogeni, pompe idrauliche, carriole, motoseghe e attrezzi manuali.

L'Asl di Cagliari ha già attivato tre stazioni sanitarie per fornire assistenza ai cittadini rimasti temporaneamente senza casa . In ogni postazione è possibile ricevere assistenza medica, infermieristica e psicologica da personale qualificato dalle 8 alle 19 sino a domenica 26 ottobre. Gli ambulatori si trovano a Poggio dei Pini (edificio accanto al bar) tel. 070 7265100 - 3318106417; Capoterra (piazza Amendola, vicino all'albergo che ospita gli sfollati) tel. 3318106709; Frutti d'oro (sede del volontariato nella palestra/parrocchia) tel. 07071242.

Mentre la Caritas italiana ha lanciato un appello alla solidarietà: è stata avviata una raccolta di fondi e le Caritas diocesane italiane sono state invitate ad attivarsi per sostenere gli sforzi della Chiesa locale. «La Caritas sta coordinando molti giovani della parrocchia e altri volontari provenienti da altre parrocchie», ha spiegato don Marco Lai, direttore della Caritas di Cagliari, «che stanno offrendo i primi aiuti per i bisogni più urgenti: liberare le abitazioni dai liquami e dal fango, liberare le strade da tutti gli ingombri, aiutare le famiglie nell'opera di ripulitura delle abitazioni, servire pasti caldi, sia alla mensa attrezzata in parrocchia che di casa in casa».

Nella conta dei danni, una stima è ancora difficile, non vanno trascurati quegli ingenti causati alle imprese agricole: si parla di 15 milioni di euro e l'assessore regionale all'agricoltura Francesco Foddis ha chiesto l'intervento del ministero per arginare la crisi.

Intanto la Regione annuncia che entro il week end sarà ripristinata l'acqua potabile a Poggio dei Pini. Mentre è stata riaperta al traffico la statale 195 all'altezza del km 10 (località Remaccio). Sono infatti terminati i lavori dell'Anas che avevano costretto la circolazione a senso unico alternato nelle giornate di ieri e oggi. Per accelerare i tempi di svuotamento della diga di Poggio dei Pini e consentire la messa in sicurezza della stessa, si legge in una nota, la Protezione civile nazionale ha inviato quattro pompe dal Piemonte, che consentono di pompare un metro cubo di acqua al secondo. Sono state imbarcate ieri sera al porto di Genova e arriveranno entro questo pomeriggio nella zona colpita dal nubifragio.


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