giovedì 4 settembre 2008
Ha voglia Francesca Barracciu a lanciare l'ennesimo appello distensivo. A pochi giorni dal doppio passaggio in direzione regionale e poi in assemblea, giovedì e sabato prossimi, la segretaria regionale del Partito democratico sardo sceglie il palcoscenico del Tg3 per ribadire le sue intenzioni: «Vorrei che ci si sedesse attorno a un tavolo, tutti insieme, per tornare finalmente a parlare di politica». C'è un partito da rinnovare e radicare nel territorio, dice, da costruire «per vincere le elezioni regionali del 2009». Ma la situazione si è parzialmente sbloccata: il fronte anti-Barracciu si divide, con il gruppo che fa capo ad Emanuele Sanna (con Silvio Cherchi, Silvio Lai, Antonio Calledda, Billia Pes e altri) che prende le distanze da Antonello Cabras e rompe l'unità degli oppositori alla segretaria eletta e poi legittimata dalla commissione di garanzia nazionale presieduta da Luigi Berlinguer. E' decisamente una svolta anche se motivata abilmente con il dissenso sul ricorso alla “via giudiziaria”, ovvero l'esposto al Tribunale civile di Cagliari per invalidare l'elezione di Barracciu. Il ricorso era stato presentato da Tonio Lai, vicesindaco di Quartu, ma si era poi visto platealmente chi c'era dietro: Antonello Cabras si era presentato alla prima udienza con Massimo Deiana, preside di Giurisprudenza, per sostenere il ricorso. Dal quale ora Emanuele Sanna prende ufficialmente le distanze, prendendole di fatto da tutta la linea di Cabras. A beneficio della Barracciu? Difficile esprimersi per ora. I pontieri che hanno lavorato al cambio di passo del gruppo Sanna sono consapevoli che un azzeramento della situazione è poco praticabile e farebbe letteralmente implodere tutto il partito. In una prima fase, si potrebbe rilanciare la candidatura fatta abortire di Silvio Cherchi: per non rompere malamente con Cabras e i pasdaran, anche se i distinguo parziali non coprono la sostanza di una divergenza ormai strategica. Certificata nel documento diffuso dalla corrente di Sanna: «Il dispositivo del comitato nazionale di garanzia non soltanto non ha risolto i problemi di gestione interna del Pd sardo ma anzi apre a dubbi di coerenza interpretativa dello statuto nazionale. È evidente che resta ancora incerta la rappresentatività politica di un segretario eletto con 64 voti su 155 aventi diritto, tuttavia il rispetto delle regole interne, principio fondamenta- le di qualsiasi forza politica, non può tradursi, seppur criticamente, nella presa d'atto e nel rispetto del pronunciamento del supremo organismo di garanzia interna. Aldilà del merito - precisa il comunicato - è perciò da ritenersi anomalo e fuorviante il ricorso alla magistratura ordinaria per vicende che necessitano soluzioni politiche che il partito nella sua interezza ha il dovere di trovare. Il non riconoscimento del ruolo dell'organismo di garanzia aprirebbe la strada a pericolose e confuse prese di distanza dallo stesso partito nazionale, inaccettabile per tutti coloro che hanno innanzitutto a cuore il rafforzamento e il radicamento del pd sardo. per questi motivi andrebbe rivista la decisione di adire il giudice civile confidando nella capacità del partito sardo di superare gli attuali problemi attraverso l'esercizio dei naturali percorsi politici». Insomma, non si va da nessuna parte scegliendo le aule di giustizia e ricusando le decisioni nazionali del partito.
Cosa accadrà ora? Domani gli ormai ex autoconvocati anti-Barracciu si riuniranno per valutare le novità, forse contarsi e confrontare le posizioni ormai diversificate col gruppo di Emanuele Sanna. La cui mossa sembra far venire meno la maggioranza necessaria per sfiduciare la Barracciu, forse obbligando gli irriducibili a prendere atto di una situazione cambiata che richiede un compromesso per non trovarsi comunque in minoranza nella prossima assemblea regionale.
Dall'inizio di agosto a oggi, infatti, molto è cambiato. Prima di tutto il pronunciamento della commissione nazionale di garanzia, il “tribunale” del partito: che ha confermato l'elezione del 28 e 29 luglio a Tramatza, quindi la Barracciu come successore di Cabras, bocciando il ricorso presentato dagli stessi ammutinati. Tutta gente, per essere chiari, che ha pochissimo da perdere: tra chi ha il posto assicurato a Roma, in Parlamento, e chi ha esaurito le legislature previste in Consiglio regionale. Lo sanno anche i fedelissimi: è il motivo per cui l'assemblea di domani potrebbe spaccare interna il composito schieramento Cabras, Paolo Fadda, Marrocu e altri.Con i big oltranzisti da una parte e dall'altra chi non ha intenzione di schierarsi apertamente contro la segreteria nazionale.
Un altro segnale di avvicinamento potrebbe essere quello che arriva dai parlamentari “giovani”. Al di là degli schieramenti interni, Amalia Schirru e Giulio Calvisi (vicini a Cabras) insieme a Guido Melis e Caterina Pes (soriani di ferro) escono dalle stanze segrete per tornare sul territorio: con una visita, ieri, al centro di accoglienza e primo transito per gli immigrati clandestini di Elmas. Fa parte di un programma iniziato il giorno di Ferragosto con la visita di Melis al carcere sassarese di San Sebastiano, ma assume un significato particolare per come il governo Berlusconi sta affrontando la partita sugli irregolari: « Il ministero dell'Interno», sottolinea Calvisi, «dovrebbe chiarire la reale natura del centro di Elmas perché gli standard richiesti e i servizi offerti nei centri per i richiedenti asilo sono molto diversi rispetto a quelli previsti nei centri di prima accoglienza».
Le condizioni della struttura sembrano all'altezza degli standard previsti da altre strutture nazionali, ma vanno perfezionati i servizi per i richiedenti asilo e quelli per i minori non accompagnati: gli ospiti del Cpa sono attualmente 134, con due donne e otto minorenni. Il centro - ricordano i parlamentari - oltre a rispondere alle esigenze poste dagli sbarchi dei clandestini sulle coste sarde, ha dovuto ospitare in questa prima fase anche più di duecento richiedenti asilo in transito da altri centri italiani, assolvendo quindi a funzioni inizialmente non previste. Impegno garantito perché nei prossimi mesi siano migliorati e ampliati da parte del Ministero i servizi erogati agli ospiti e, soprattutto, venga chiarito il futuro la funzione e la natura del centro inaugurato il quattro giugno nell'aeroporto militare alle porte di Cagliari.
(ma.mu.)
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