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giovedì 28 agosto 2008

La segretaria: impegno di tutti per l'unità
Melis rilancia, Sanna “radicare il partito”
Marrocu irriducibile, Milia “testa nel frigo”

Era serena e serena rimane. Però Francesca Barracciu un po' se la gode: a pochi minuti dal pronunciamento della commissione nazionale di garanzia del Pd che la conferma alla guida del partito in Sardegna, risponde a due telefoni insieme e ride. «Ho atteso questa decisione con massimo rispetto», dice, «però in cuor mio sapevo che quella elezione era legittima. A ragion veduta, perché si era seguito il regolamento; ma anche perché se avessi avuto un solo dubbio non sarei andata avanti». Lo aveva già detto: è il tono della voce, molto più rilassato rispetto a quello delle scorse settimane, a sottolineare che quella di ieri potrebbe essere davvero la giornata decisiva.

Potrebbe, perché le contestazioni non mancano. Dall'altra parte, tra le fila dei suoi oppositori, si parla di «decisione tutta politica». Graziano Milia, a esempio: «Non sono sorpreso: in tanti anni non ho mai visto una commissione di garanzia che smentisca l'operato di una assemblea». Però, aggiunge il presidente della provincia di Cagliari, «c'è un fatto politico nuovo: il Re è nudo», con un chiaro riferimento alle volontà soddisfatte della segreteria nazionale. C'è anche il pronunciamento ufficiale di un organismo presieduto da Luigi Berlinguer, mica l'ultimo arrivato: in casi come questo «mi hanno insegnato che serve mettere la testa dentro il frigorifero e ragionare sul da farsi a mente fredda». Dice anche «borsa del ghiaccio», che sarebbe più assimilabile a una botta in testa.

Chi non la accetta proprio è Siro Marroccu: «Francesca Barracciu non è stata mai eletta e non è segretaria: neanche nei condomini si decide qualcosa senza maggioranza». Niente di nuovo, nelle parole del deputato di Villacidro, neanche alla luce di quella decisione: «Mantengo le stesse posizioni. Quello della commissione è un pronunciamento politico, viene dalla segreteria nazionale e vuol dire che dietro c'è dell'altro». Non lo dice, ma è il segreto di Pulcinella: la candidatura di Renato Soru alle regionali della prossima primavera, già benedetta anche da Veltroni. A dirla tutta, però, è lo stesso motivo per cui una fetta del partito non riconosce ancora oggi l'incarico alla Barracciu.

Lei glissa ma non troppo, e torna seria: «Il dispositivo non lascia nessun margine di manovra a qualunque dubbio interpretativo». È il momento dei messaggi e delle mani tese: «Chi mantiene ancora un barlume di appartenenza politica, di rispetto per il partito e le regole, anche per la storia politica di ciascuno di noi, già da domani lavori con me alla costruzione e al radicamento del Pd in Sardegna. Perché ancora non c'è». Idee chiare, già espresse nei giorni immediatamente successivi alla elezione nonostante la bufera e gli attacchi anche personali: «Andrò davanti ai delegati regionali a presentare il documento politico programmatico: poi l'assemblea sarà sovrana».

Tutto già previsto anche nel pronunciamento della commissione: l'elezione è valida ma «occorre peraltro sottolineare che il comma 9 del medesimo art. 15 dello Statuto prevede espressamente che la maggioranza assoluta dei componenti l'assemblea regionale possa in qualsiasi momento sfiduciare il segretario. Ciò implica che il segretario medesimo debba comunque evitare di trovarsi nella condizione di conflitto con la maggioranza dei componenti l'assemblea, anche attraverso un proficuo rapporto con l'assemblea medesima».

La disponibilità c'è tutta: «È fondamentale per me ricercare un consenso ampio di tutte le componenti dell'assemblea, sulla via del rinnovamento». Ma è importante anche «avere massimo rispetto del pronunciamento». Il riferimento, in questo caso, è al ricorso presentato davanti ai giudici del tribunale di Cagliari: «Chiunque andasse avanti anche su quella strada dovrebbe riconoscersi, lui per primo, fuori dal partito: perché una cosa del genere non era mai successa in nessuno dei nostri vecchi partiti. I nemici sono fuori, sono nel centrodestra: quello che dobbiamo fare è radicarci nel territorio e vincere le elezioni regionali»

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Dal deputato e docente sassarese Guido Melis arriva la soddisfazione per l'interpretazione data dalla commissione nazionale. Con lo sguardo rivolto al futuro immediato: «Leggo alcuni passaggi del dispositivo della Commissione come un implicito invito a tutti i democratici sardi a voler superare l'attuale impasse politico, ripristinando la normale dialettica e l'unità d'azione del partito, anche in vista delle prossime impegnative scadenze elettorali. La segretaria regolarmente eletta Francesca Barracciu, interpretando con lodevole sensibilità politica questo invito, si è subito dichiarata disponibile a ritornare in assemblea per chiedere ai delegati un secondo voto di conferma».

Messaggio chiaro: «Credo che questo importante atto di buona volontà della segretaria eletta dovrebbe convincere adesso chi dissente a ritirare il ricorso, evitando così che nella vita interna del partito debba ingerirsi dall'esterno l'attività della magistratura. Mi auguro che nelle sedi proprie, e principalmente in Assemblea regionale, si possa riprendere il dibattito interrotto e ricomporre sul nome di Francesca Barracciu l'unità, condizione indispensabile per vincere, con Renato Soru come candidato, le prossime elezioni regionali».

Radicamento nel territorio e sforzo unitario nella composizione della segreteria. Per il sindaco di Villasimius Tore Sanna la via da ricercare è quella «dell'accordo con tutte le correnti, condizione unica per la crescita del partito in Sardegna». Come se fosse facile. Sanna confida in settembre: non per il tempo a disposizione ma «perché agosto è quasi passato, speriamo che il sole faccia meno male». Batta meno forte, in sostanza, a partire dai prossimi giorni. In caso contrario resta il frigorifero di Milia.

(ma.mu.)


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