mercoledì 25 giugno 2008
di Marco Murgia
Il Pd si gioca tutto in 48 ore, e saranno due giorni di attesa e tensioni. Venerdì è in programma la direzione regionale del partito, a Cagliari: in cui le due anime del gruppo, quella legata al segretario Antonello Cabras e quella del presidente della Regione Renato Soru, si ritroveranno allo stesso tavolo dopo gli incontri separati di lunedì pomeriggio. Soprattutto sarà il giorno della verità in vista delle primarie: con la corrente del senatore che presenta il suo candidato nella corsa contro il governatore per le regionali del 2009.
Tutto normale se non fossimo in Sardegna, con il precedente imbarazzante di ottobre: appuntamento fratricida che si ripresenterà dopo un anno esatto. Solo che a questo giro non si tratta più della battaglia interna per la segreteria: il vincitore dovrà rappresentare la coalizione nella guerra di primavera contro il centrodestra.
Hanno voglia i due big a parlare di distensione e invitare alla saggezza. Soru lo ha fatto lunedì nell'intervento di apertura dell'assemblea di Tramatza, davanti a centinaia di persone: salvo poi mutare tono man mano che da Arborea arrivavano le notizie dell'altro incontro del giorno. Una riunione di corrente, presieduta dal segretario regionale e aperta ai soli dirigenti: nessun dubbio sull'azione riformatrice del governatore, nelle parole di Cabras, ma le amministrative hanno dato un altro segnale. Bisogna tenerne conto: servono le primarie e che siano di coalizione.
Figurarsi se qualcuno potesse obiettare qualcosa: c'erano Paolo Fadda e Tore Ladu, in quella sala riservata dell'Ala Birdi, Giulio Calvisi e Piersandro Scanu. Tutti fautori delle primarie senza se e senza ma, purché contro il presidente della Regione. Perché Cabras dirà pure che non c'è nessuno scontro in atto su Soru ma Fadda ha ricordato che proprio il governatore «disse che non si sarebbe riproposto in caso di sconfitta alle primarie per la segreteria». Invece eccolo qua, candidato naturale secondo lo Statuto. Lo avevano sottolineato anche Emanuele Sanna e Silvio Cherchi durante una assemblea regionale: è lui, dissero. Salvo poi stizzirsi per i titoli sui giornali dei giorni dopo: la loro, spiegarono poi, era semplicemente l'interpretazione delle norme del partito. Ecco perché due giorni fa sono tornati senza difficoltà tra i sostenitori tout court delle primarie.
La stanza è blindata: dentro i dirigenti, fuori tutti gli altri. Neanche un operatore della tv per raccogliere qualche immagine: troppo disturbo. In quella sala Cabras e soci decidono i nomi dei possibili candidati, contano le firme raccolte e tirano il sospiro di sollievo: le primarie si faranno. Soru contro uno tra Tore Cherchi, Graziano Milia e Giacomo Spissu: chi sarà si saprà solo dopodomani, anche se il sindaco di Carbonia resta il favorito. Era stato proprio lui, durante l'incontro, a respingere l'ipotesi di un ticket con Soru per scongiurare la consultazione.
Abbastanza perché dall'altra parte i buoni propositi andassero a farsi benedire. Praticamente in tempo reale, a Tramatza saliva la tensione: tanto tra i partecipanti semplici («Questa non è politica, sono intrallazzi»), quanto tra i fedelissimi del presidente. «Se c'è qualcuno che giudica negativi questi quattro anni, abbia il coraggio di dirlo», ha tuonato il deputato Siro Marroccu: «Nel partito non ne abbiamo mai discusso, impossibile farlo dentro una riunione di corrente».
A spaventare sono proprio i giochetti. Guido Melis, deputato voluto fortemente dal governatore: «È la prima volta nella storia dell'autonomia regionale che il segretario del partito del presidente organizza una riunione per cercare un altro candidato» e comunque «sono favorevole alle primarie, che consentiranno a Soru di avere una legittimazione più forte». Allarma il metodo: quello di «raccogliere le firme su un documento in bianco, durante una riunione della corrente del segretario del partito in cui il segretario dirige i lavori», sottolinea il consigliere regionale Sandro Frau. In quella lista di nomi - dovrebbero essere oltre 70 - quella di Cabras è la prima sottoscrizione.
Si saprà il giorno dopo, questo: quando Frau ha già annunciato che «chiederemo formalmente le dimissioni del segretario». Viste le premesse, la direzione regionale di venerdì sarà tutto fuorché il «naufragar m'è dolce in questo mare» utilizzato da Gianluigi Gessa per descrivere la situazione di chi vuole le primarie per forza. Si annuncia tempesta, altroché: e potrebbe proseguire sino alla fine della legislatura.
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