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sabato 21 giugno 2008

Prove tecniche di prefascismo
è tornato Silvio-Sartana. La legge
sono io, morte a toghe e Veltroni
Sardegna, informazione squadrista

di Giorgio Melis

Come il titolo di un vecchio spaghetti-western: “È tornato Sartana, hai chiuso”. Silvio-Sartana, come il pistolero-bounty killer di quei film, sparacchia a raffica su tutto e tutti: crede d'essere il Clint Eastwood che stendeva due nemici per colpo. Ha buon gioco in Italia. Ci prova ma rimedia figuracce in Europa. “Ora che sono tornato io, la musica cambia”, proclama a Bruxelles. Angela Merkel, Sarkozy e Zapatero sono stati colti dal panico, pallidi e sgomenti: festa finita, contano più nulla col Cavaliere dell'Apocalisse in campo. Gli ha risposto il pur timido Barroso, presidente portoghese della UE e uomo di destra come Berlusconi: “Nessuna pressione, non siamo la segreteria dei governi”. Temerario guascone: pagherà caro, benché in Europa l'Italia-Berlusconi ormai provochi l'orticaria dal Capo Nord a Finisterre. Te la do io, l'Europa, tuona Sartana: tra l'eco di educate pernacchie del vecchio continente.

vignetta - slalom gigante dei processi

Meglio che si dedichi all'Italia, Cavaliere. L'unico Paese dove abbia avuto successo. Anche da imprenditore, ogni volta che si è affacciato all'estero, è stato rispedito a casa con le pive nel sacco: dalla Francia come dalla Germania e dalla Spagna. Nel suo cortile italico può dire e fare quel che gli pare. Agli italiani va bene così: somiglia come una goccia d'acqua alla maggioranza, la interpreta al meglio nelle peggiori pulsioni. Ci ha messo neanche un mese a gettare la maschera e rimettersi quella del Caimano, più aggressivo, determinato, impudente di prima: non c'è da scherzare. Con i suoi avvocati-deputati si è fatto un decreto legge che ha mostrato a Napoletano in versione purgata, aggiungendovi poi le norme ad personam: un'auto-amnistia vergognosa. Ingannato il Presidente: questa è la Repubblica dei pomodori in faccia, se il premier raggira il Capo dello Stato. Non bastava. Berlusconi ha in corso da diversi anni un processo, accusato di aver corrotto con 600 mila dollari il suo avvocato inglese, Mills, perché lo scagionasse mentendo da gravissime accuse. Sarebbe passato tutto in cavalleria se Mills, attraverso il suo commercialista, non avesse ammesso di aver ricevuto quei soldi: di cui nessuno sapeva niente. Lo ha dovuto rivelare lui stesso al fisco inglese, che ne ha informato la magistratura italiana. Di qui il processo, innescato esclusivamente da carte provenienti da Sua Maestà britannica, senza che la giustizia italiana abbia avuto all'inizio un ruolo attivo.

Processo con escamotages ammazzaudienze pazzeschi ma ormai arrivato quasi all'epilogo. Dopo tre anni tre, arriva il colpo delle cento pistole: Berlusconi ricusa il presidente del tribunale. L'accusa di aver manifestato “grave inimicizia” nei suoi confronti per aver firmato cinque anni fa appelli contro le leggi ad personam: insieme a decine di altri magistrati. Fragile ma perfida donna, questa Simonetta Gandus, una sessantina che è considerata nella giustizia milanese una rigorista alla rovescia. Se non ci sono prove granitiche, anche col minimo dubbio, assolve: antigiustizialismo. Così accade da una ventina d'anni. Ora diventa la nemica pubblica numero uno del Cavaliere. È sospetta anche perché aveva firmato un documento per chiedere la pace in Palestina e una politica di apertura da parte di Israele. Gravissimo. Forse meno se si aggiunge che la Gandus è ebrea. Il documento l' aveva firmato esclusivamente con altri ebrei della comunità italiana: non con Bin Laden.

Che importa, è da ricusare. Pretesa talmente ridicola (perché non è stata avanzata quando il processo è iniziato e proseguito?) da dover essere per forza respinta. Scandalo. È la prova che c'è pregiudizio e inimicizia verso Berlusconi, tuonano i suoi avvocati. Tutto evidente: un altro complotto. A questo punto il Cavaliere deve svelare e denunciare l'intrigo: quello di sempre. “Ci sono Pm sovversivi che si infiltrano nella giustizia per destabilizzare”, per vanificare l'esito delle votazioni. Sovversivi, eversori, nemici della democrazia: come Enzo Biagi e Santoro erano “criminali” per le trasmissioni in tv. Per questo epurati col famoso editto bulgaro, al bando dal 2001 al 2006. Ci sarebbe qualche salto logico. I magistrati di Mani Pulite sono tutti pensionati o in Corte d'appello o in Cassazione: gli anni passano. Simonetta Gandus si sarebbe infiltrata nella giustizia più di trent'anni fa, quindici prima che Berlusconi entrasse in politica: forse era preveggente. Non è un Pm ma presidente di Tribunale. Cambia niente: razza sov-eversiva che ha fatto carriera. Dunque il Cavaliere annuncia denunce preventive contro i magistrati che vogliono disarticolare (come le Brigate Rosse) lo Stato, cancellare la sua vittoria elettorale. Manca soltanto la proclamazione dello stato di emergenza. Non ci viene invece negato per l'ennesima volta il giuramento dell'innocenza “sulla testa dei miei figli”(ma perché, poveracci? Non sta e magari neanche gli porta bene, toccatevi). Il tutto condito con la requisitoria contro Veltroni, fino a dieci giorni fa un amicone, il miglior avversario possibile: ora un fallito, incapace, si ritiri. Fine della puntata: altre seguiranno.

Che dire, cascano le braccia perché, lo giuriamo (solo sulla nostra testa), avevamo disperatamente sperato e pensato che davvero molto fosse cambiato. Che non dovessimo sentire ancora gli stessi discorsi, insulti e vedere i soliti fatti scandalosi registrati dal 1994 in poi. Perché, lo rigiuriamo, non ne potevamo e non ne possiamo più di dover parlare delle solite berlusconate. Ripetitive, noiose, scazzanti oltre ogni misura. Avremmo perfino pagato per non doverlo fare più. E dedicare tempo e attenzione ai problemi drammatici di un Paese allo stremo: non alla cazzate berlusconiane che, ovvio, saranno prese come verità a 24 carati da metà abbondante degli italiani. Sappiamo di non avere scampo, che sarà esattamente così. Siamo rassegnati: anche disperati per questo Paese. Arriviamo a compiangerci e imbarazzarci ogni volta che leggiamo i giornali stranieri di ogni tendenza e parliamo con amici di altri Paesi. Berlusconi è al top della popolarità interna ma tremiamo per l'Italia. Temiamo che lassù qualcuno abbia smesso di amarla e proteggerla. Nonostante il Cavaliere goda della speciale considerazione e benedizione del Papa, che le ha estese ai suoi amici come Briatore Gregoraci, consentendo a un suo cardinale di celebrarne le nozze come fossero regali devoti, beniamini di Santa Romana Chiesa.

Insomma, in pochi giorni, altro che bon ton, profilo istituzionale del “Ceaucescu buono”: come Berlusconi era affettuosamente chiamato dal suo più vecchio e miglior amico, Fedele Confalonieri. Il Caimano resta uguale a se stesso. Anzi, squalo che azzanna con brutalità e determinazione allarmanti: molto peggio e pericoloso che in passato. Altro che buonismo veltroniano. Il cattivismo berlusconiano stavolta non lo dice ma realizza il primo Previti: “Non faremo prigionieri”. Sono prove tecniche di prefascismo e nessuna delle anime belle cerchiobottiste stavolta si provi a negarlo mentre si imbavagliano magistratura e informazione, si decreta un'auto-amnistia per il Cavaliere, prologo a un autoritarismo senza freni che sta già portando l'Italia oltre lo Stato di diritto, della democrazia con i suoi contrappesi e le sue regole, fuori dell'Europa. Nelle altre capitali, si ricorda che a Roma è nato il padre e il primo di tutti i successivi fascismi europei. Non ci sono manganelli, carri armati e olio di ricino: non servono, è un regime con altri mezzi, i risultati saranno gli stessi.

Con un'opposizione di panna smontata, ingenuamente sedotta e ora brutalizzata dopo essere stata devirilizzata. Bisognerebbe organizzare e mettere in campo una resistenza democratica per evitare il peggio: ma dove sono gli uomini, i leaders? Non si può certo sperare nelle tensioni sociali che comunque non tarderanno a scaldare il clima. La cornucopia del mago Merlino porta il taglio fittizio dell'Ici che mette i Comuni in mutande, sforbicerà le finanze delle Regione, riporta i ticket: in compenso le priorità sono il ponte sullo Stretto di Messina, il blocco delle intercettazioni, la follia criminale di bloccare centomila processi per azzerare quello a Berlusconi.

Tira davvero un'ariaccia. Peggio del 1994, quando però c'erano in campo le forze dell'opposizione democratica e una coscienza civile non ancora arresasi al berlusconismo: autobiografia recente della nazione, come lo era stato il fascismo negli anni venti, secondo l'immortale definizione del martire liberale Piero Gobetti. Forse l'Italia è definitivamente diventato un Paese a larga maggioranza di destra, spinta alla caccia all'uomo nero, l'immigrato e il diverso: anche per oscurare il dato che l'85 dei crimini, specie degli omicidi e dei fatti di sangue, è opera di italiani e avviene nell'ambito familiare e sociale. Saranno tremila soldati nelle città, aggiunta risibile agli oltre 300 mila agenti, carabinieri e finanzieri, a fermare la violenza a fior di pelle, scatenata nei nostri palazzi, case famiglie e piazze? La vanità di La Russa ha voluto le divise e le ronde militari cittadine. Perfino a Cagliari, dove un sindaco da operetta parcheggio-dipendente dice che la città ne ha bisogno: senza che alcuno chiede per lui una visita neurologica dopo che da vent'anni questori e carabinieri la propongono come oasi rispetto al dirodirne pubblico di altre città e regioni.

Si potrebbero eventualmente richiamare i carabinieri dall'Iraq e dall'Afghanistan, dove Bush ha trascinato l'America e mezzo in mondo (Italia inclusa grazie a Berlusconi) in una sporca guerra senza speranza. Non se ne parla neanche: servono a placare Bush, ricevuto (dopo Berlusconi) in Vaticano come un grande statista e protagonista della democrazia: benché ne sia stato un vero flagello ormai un peso immane per gli amricani. Va bene che il cardinale Poupard abbia sentito la necessità irresistibile e l'onore di sposare Briatore e la Gregoraci (nel Billionaire manca solo la cappella). Ma qualcuno avverta Ratzinger, sempre tonante contro il relativismo morale, che il relativismo papale ed ecclesiale verso personaggi e politiche inaccettabili non è solo una contraddizione della sua linea ma anche una negazione del Vangelo e di Gesù Cristo. Altro che Chiesa degli ultimi: questa è la Chiesa dei primi, ovvero i potenti della terra. In un rinnovato, opportunistico connubio tra trono e altare di stampo medioevale: come l'enorme sfarzo che grida vendetta al cospetto dei miliardi di dannati della terra che vedono aumentare in modo pazzesco il loro numero e la disperazione senza speranza.

Tira un'ariaccia da tante parti. Anche in Sardegna, dove pure entro meno di un anno le cose andranno molto meglio. Già lo conferma il fatto che i traffici aerei e il turismo, dati dalle prefiche come prossimi all'estinzione, tirano come non mai, al contrario della media italiana. Non aiuta Soru la botta della Consulta che ha bocciato la norma con cui aveva messo in bilancio entrate statali future e sicure. Obbiettivo giusto. Scelta tecnica errata ma senza alcun effetto. Comunque era un tentativo di non fare altri debiti, per risanare la voragine di quelli ereditati. Non ci saranno contraccolpi perché quei soldi non sono stati impegnati. Comunque era un'operazione virtuosa. Ma c'è chi ha l'impudenza di equipararla a un falso: detto da Pili, potrebbe apparire perfino credibile, per la sua indubbia competenza in merito e i precedenti. Le Giunte di destra - Floris, Pili e Masala - dal 1999 al 2004 avevano fatto lievitare di quasi otto volte (da 400 milioni a oltre tre miliardi) il buco delle finanze, con le casse sfondate. Dopo il successo sulla vertenza delle entrate, Soru aveva lanciato la mossa innovativa, che la Consulta ha bloccato dopo il ricorso della Corte dei conti. Ma anche la Ragioneria generale dello Stato l'aveva formalmente avallata, considerandola compatibile proprio perché finalizzata non ad aumentare le spese ma un rientro dall'indebitamento. Lo scandalo vero è che i responsabili del dissesto, tutto il centrodestra, accusino Soru e ne chiedano le dimissioni. I carnefici che si atteggiano ad accusatori, giudici e boia: una faccia di bronzo di questa portata è possibile solo da noi.

Specie con un'informazione squadrista come quella dello Zunk-group. Nel sito dell'Unone Sarda, c'erano cinque articoli e centinaia di righe dell'opposizione, tutto contro Soru. Al quale sono state riservate le tre diconsi tre righe finali. E nel quotidiano di ieri, nessuno spazio alla replica di Soru alla Consulta. Si strillava a caratteri cubitali che la Sardegna è in debito di lavoro. Per caso, come tutta l'Italia dove la disoccupazione ha ripreso a crescere. ma molto meno del Mezzogiorno. Al cospetto di Bonanni, segretario della Cisl, si è affermato che la Sardegna ha il primato della disoccupazione giovanile al 34 per cento. Due giorni prima, in tv (mi pare su Canale 5 da Mentana) Piero Grasso, procuratore generale antimafia, spiegava che nel sud la disoccupazione giovanile è al 54 per cento. Notizie non pervenute in Terrapieno.

Anche queste sono prove tecniche di prefascismo informativo squadristico. Al quale occorre opporsi con tutte le forze. Nel nostro piccolo, che però cresce molto di risonanza e influenza, lo stiamo facendo e lo faremo. Abbiamo chiesto aiuto a tutti per resistere. Mai come oggi, nel dopoguerra, ci sembra in pericolo la libertà d'informazione, la verità negata ai lettori, la stessa democrazia sostanziale oltre l'apparenza formale.


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