sabato 14 giugno 2008
di Marco Murgia
Poco più di 15 giorni per avere qualche certezza sul futuro del Partito democratico isolano: il 30 giugno si deciderà sulle primarie o meno per il candidato in vista delle elezioni regionali del 2009. Soprattutto per capire se Renato Soru, candidato naturale ma anche unico ad essere uscito allo scoperto, avrà un concorrente nella corsa. Riassunto delle puntate precedenti. La strada tracciata sarebbe quella delle primarie: il nome dovrà venire fuori dalla partecipazione diretta dei cittadini, secondo la pratica inaugurata nel 2006 con l'indicazione di Romano Prodi nella corsa contro Silvio Berlusconi per la carica di capo del governo. In piccolo è quello che dovrebbe succedere in Sardegna per il prossimo governatore: con l'obiettivo di avere il sostegno dalla coalizione.
Scriviamo “sarebbe” e “dovrebbe” perché la situazione, nel centrosinistra, non è esattamente chiara. A iniziare dallo stesso Partito democratico, che delle primarie ha fatto il suo tratto distintivo. Quella della consultazione popolare resta la via logica e giusta da seguire: ma i problemi non mancano. Un'indicazione arriva da Antonello Soro, capogruppo del Pd alla Camera dei deputati. Per un momento era stato anche indicato come possibile concorrente. Invece no. Esprime la sua posizione, chiara e autorevole, in una intervista rilasciata a La Nuova Sardegna. Indica in Soru quello che dovrebbe essere «il nostro candidato»: «Non solo perché è scelta consolidata nel Pd confermare l'uscente di primo mandato in tutte le regioni, comuni e province che si preparano al voto. Ma anche perché» è una valutazione personale, avvisa, «Renato Soru è un buon presidente e merita di governare per un altro ciclo». In più «è l'unico ad aver annunciato la sua candidatura. Se ce ne saranno altre, e mi pare improbabile, si faranno le primarie e non sarà un dramma». Tutto con l'invito a mettere da parte la storia delle correnti interne: «Quando si utilizzano le categorie ex Ds ed ex Dl si rischia un riflusso nel passato. Non ha senso ragionare nel nome di vecchie divisioni».
Hai voglia a lanciare messaggi distensivi: per come stanno le cose oggi, sono destinati a cadere nel vuoto. La testimonianza sono le ultime due assemblee regionali ad Arborea. Nella prima, l'indicazione del segretario Antonello Cabras era stata chiara: leadership e programma dovranno essere definiti dal gruppo di maggioranza relativa, secondo i risultati del voto nazionale. Fermo il ricorso alle primarie interne: con un «candidato naturale», il presidente Renato Soru, e eventuali altri nomi da presentare per fine di giugno. Nel secondo incontro, una settimana fa, per la prima volta si parla di primarie di coalizione. La proposta arriva da Filippo Spanu, candidato outsider a quelle del 14 ottobre. Ha il merito di restare coerente alla sua idea di primarie sempre e comunque, a qualunque livello: in più, quello di tentare di riempire alcuni vuoti che lo statuto nazionale non chiarisce. In Sardegna a maggior ragione, visto che il partito non è strutturato e non esistono tessere e iscritti: l'idea sarebbe quella di aprire alla possibilità che per la presentazione dei candidati bastino le firme dei cittadini elettori; per l'ipotesi di primarie di coalizione, poi, servirebbe l'approvazione dei tre quinti dell'assemblea. Mozione respinta dagli stessi delegati.
Chi aveva cercato di approfittarne era stato Paolo Fadda: che Soru non può vederlo e che, soprattutto, può contare su truppe sicure per la presentazione di un nome alternativo: il candidato naturale è riconosciuto praticamente da tutti, tranne che da lui e dagli uomini a lui più vicini. Punterebbe su Graziano Milia: il presidente della Provincia è per ora l'unico ad aver parlato di cesura rispetto al 2004, ma senza esporsi più di tanto. Questione di calcoli: l'ex sindaco di Quartu raggiungerebbe la quota minima di consensi dentro l'assemblea per un soffio. Allora ecco perché puntare sulle primarie di coalizione. Fadda sale sul palco - è la prima volta - e sfrutta la mozione di Spanu. Dice che lo statuto «non è da utilizzare a piacimento, solo quando fa comodo» e che «nessun segretario può prescindere dallo statuto». Le regole nazionali, ricorda il deputato, «agli articoli 18 e 20 parlano della soglia del 30 per cento se le primarie sono interne e del 35 se riguardano tutta la coalizione». Risposta di Francesco Sanna, uomo vicino al presidente: «Giusto che si applichi lo statuto nella sua interezza»: quindi, spiega, «il blitz» non è possibile senza una discussione preventiva. Dà il peso di come le diverse anime del partito non riescano a trovare sintesi: pesano ancora gli strappi delle primarie di ottobre per la segreteria.
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