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giovedì 5 giugno 2008

Tutti dicono nucleare: frena nel mondo
in Italia quasi impossibile per costi,
tempi, siti da reperire e convenienza

di Laura Monni

Sembra ormai prossimo un ritorno del nucleare nel nostro Paese, in seguito ad alcune scelte fatte o in corso di definizione da parte del governo sull'esempio di altri paesi industrializzati.

Il nucleare nel mondo. L'energia nucleare permette di produrre circa 2660 TWh all'anno, pari a circa il 16% del fabbisogno mondiale di elettricità. Le centrali nucleari sono presenti in 31 paesi, 32 se si considera l'Iran che ha un impianto in fase di costruzione. Gli esperti del settore dividono in tre grandi fasi lo sviluppo del nucleare.

Nel 1954 la Russia ha effettuato la prima connessione in rete di un impianto nucleare. Fino al 1975 si è raggiunta la soglia del 75 GW installati. La seconda fase si può collocare tra il 1975 e il 1988, che è stata la fase di massimo sviluppo e che ha permesso di raggiungere i 300 GW. Dal 1988 ad oggi si colloca il terzo periodo in cui sono stati aggiunti altri 72 GW sia attraverso la costruzione di nuovi impianti sia attraverso la ristrutturazione di quelli esistenti. Per la quarta fase gli esperti prevedono fino al 2020 un aumento tra i 46 e i 139 GW tenendo anche conto dell'aumento della vita utile degli impianti esistenti a 60 anni.

La situazione attuale si presenta con 33 centrali in costruzione a dicembre 2007, per una potenza complessiva di 26 GW. La regione più attiva è l'Asia con 6 impianti in costruzione in Cina, 5 in India e 3 in Corea. In Europa i cantieri aperti sono meno numerosi ma la vera criticità è costituita dall'età delle centrali esistenti: il 30% degli impianti oggi in funzione ha oltre 30 anni, nel 2020 la percentuale salirà all'80%. La vera criticità è costituita, nel vecchio continente, dall'estensione della vita delle centrali. Dopo i controlli necessari molte nazioni hanno deciso di aumentate la vita utile degli impianti: Francia, Olanda, Svizzera, Svezia, Repubblica Ceca.

Il nucleare nel mondo (dati aggiornati al dicembre 2007)
NAZIONE IMPIANTI IN ESERCIZIO IMPIANTI IN COSTRUZIONE


NUMERO UNITA' MWh NUMERO UNITA' MWh

STATI UNITI

104

100.322

1

1.165

FRANCIA

59

63.260

 

 

GIAPPONE

55

47.587

1

866

RUSSIA

31

21.743

7

4.585

GERMANIA

17

20.339

 

 

COREA

20

17.454

3

2.880

UCRAINA

15

13.107

2

1.900

CANADA

18

12.589

 

 

GRAN BRETAGNA

19

10.222

 

 

SVEZIA

10

9.034

 

 

CINA

11

8.572

5

3.220

SPAGNA

8

7.450

 

 

BELGIO

7

5.824

 

 

TAIWAN

6

4.921

2

2.600

INDIA

17

9.779

6

2.910

CECHIA

6

3.538

 

 

SVIZZERA

5

3.220

 

 

FINLANDIA

4

2.696

1

1.600

SLOVACCHIA

5

2.034

 

 

BULGARIA

2

1.906

2

1.906

SUD AFRICA

2

1.800

 

 

BRASILE

2

1.795

 

 

UNGHERIA

4

1.755

 

 

MESSICO

2

1.360

 

 

ROMANIA

2

1.308

 

 

LITUANIA

1

1.185

 

 

ARGENTINA

2

935

1

692

SLOVENIA

1

666

 

 

OLANDA

1

482

 

 

PAKISTAN

2

425

1

300

ARMENIA

1

376

 

 

IRAN

 

 

1

915

TOTALE

439

377.684

33

25.539

Fonte: International Atomic Energy Agency - gennaio 2008

Il dibattito in Italia.Chi ha rimesso in campo il dibattito sul ritorno al nucleare però non sembra ben informato su tutti dati che, a guardarli bene, sono tutti a sfavore di un ritorno dell'atomo nel nostro Paese. Se si iniziano a fare i primi conti si scopre che per un effettivo rilancio del nucleare in Italia occorrono almeno 3-4 centrali nuove che garantiscono una sufficiente economia di scala nella progettazione, realizzazione ed esercizio di un parco di generazione nucleare ex-novo. La soglia minima indicata dagli esperti per rendere la scelta nucleare economicamente sostenibile sarebbe, infatti, di almeno 10.000 MW, che corrispondono a circa cinque impianti.

Se si considerano i siti già sede di centrali nucleari - Trino Vercellese, Caorso, Latina, Sessa Aurunca - le attività di smantellamento degli impianti sono destinate a durare a lungo, per cui non sono disponibili nel medio periodo. Anche rendendo disponibili in tempi più brevi le centrali di Caorso e Trino Vercellese, che sono quelle con le infrastrutture in condizioni migliori e con la maggiore disponibilità di acqua (sono entrambe in riva al Po), servirebbero altri tre siti.

Tralasciando una lunga serie di problemi da risolvere come la gestione delle scorie, il costo del finanziamento, il superamento delle opposizioni, si tratta di trovare almeno 3 siti dove localizzare gli impianti. Siti che abbiano tutte le caratteristiche necessarie per costruirvi un impianto nucleare, tra cui, se si optasse per la tecnologia francese degli EPR che richiedono una portata di acqua intorno ai 100 metri cubi al secondo, di grandi portate di acqua. L'unico fiume italiano in grado di garantirla, e guardando alle ultime annate non sempre e con difficoltà, è il Po, su cui dovrebbero collocarsi i primi due siti. Di conseguenza si sarebbe obbligati a cercare i siti idonei lungo le coste. Impresa ancora più complessa. Rispetto agli anni '70, quando esisteva un piano per il nucleare e si studiava la localizzazione per gli impianti allora previsti, l'ulteriore sviluppo di insediamenti legati, in buona parte, direttamente o indirettamente la turismo rende impraticabili le poche aree che si erano individuate già con fatica in quegli anni.Si potrebbe ricorrere a impianti che utilizzino torri di raffreddamento a secco ma, rispetto agli impianti in cui di solito sono utilizzati, e con le potenze e i rendimenti aspettati, si avrebbero impianti con dimensioni quasi triplicate rispetto a quelle normali, con maggiori problemi di impatto ambientale e costi enormi.

Escludendo tutte le zone a elevata sismicità, non è facile reperire aree pianeggianti, a bassa densità di altri insediamenti, con allo stesso tempo adeguate infrastrutture, fra cui una linea ad alta tensione abbastanza vicina (le grandi dorsali elettriche corrono in corrispondenza delle coste adriatica e tirrenica).

Per non ripetere i soliti discorsi evitiamo di ricordare altri argomenti, come la difficoltà a realizzare discariche, termovalorizzatori, terminali Gnl. Troppo spesso le varie amministrazioni locali, di fronte a nuovi progetti di infrastrutture energetiche, hanno preferito assecondare lo scontento e il rifiuto dei cittadini invece di valutare e decidere cosa fosse meglio, nell'interesse della stessa comunità locale. Prima di definire un piano di azione per consentire il ritorno al nucleare - senza ricorrere all'ipocrisia di costruire centrali in Albania per fornire elettricità per l'Italia - andrebbe ricostruito un rapporto di fiducia tra governanti e governati.

I costi del nucleare. Forse gli analisti hanno trovato delle soluzioni che sfuggono a chi scrive, sia per quanto riguarda la localizzazione degli impianti, sia gli altri problemi che riguardano il progetto del nucleare. Soluzioni che non devono riguardare un impianto isolato, ma una filiera che possa giustificare sotto il profilo economico il ricorso al nucleare.

Il nucleare sembra avere sulla carta una nuova vita, ed è addirittura visto come l'unica e vera speranza per risolvere sia il problema della nostra dipendenza energetica, sia quello del continuo aumento delle emissioni di gas serra in atmosfera. Questi due sono i temi centrali della nostra politica energetica ossia la dipendenza, la sicurezza e l'economicità (con il petrolio a 120 $/bl), accanto alle tematiche ambientali, che spingono a riprendere il dibattito sul nucleare. Ma le tematiche energetiche, per la loro complessità e tempi lunghi di attuazione hanno bisogno di linee di fondo che sappiano andare oltre i cambi di maggioranza.

Per portare avanti il tema del nucleare è necessario, dunque, condivisone e accordo tra maggioranza e opposizione, un attento esame di tutte le componenti e competenze necessarie. Competenze professionali e tecnologiche, regolamentari e giuridiche, amministrative e sanitarie per rispondere ai problemi di sicurezza intrinseca degli impianti e del loro ciclo di vita. È necessario partecipare attivamente alle attività di ricerca estere e dispiegare numerose risorse umane e finanziarie. Impedendo il curioso paradosso che al culmine del dibattito sulla ripresa del nucleare il dipartimento di ingegneria nucleare dell'università della Sapienza chiuda per mancanza di fondi.

Per quanto riguarda il problema dei costi, questo non dovrebbe neanche porsi, visto che ci troviamo in un contesto concorrenziale in cui i produttori decidono di realizzare un impianto solo se questo è economicamente conveniente.

Bisognerebbe però capire se nelle valutazioni sono stati considerati tutti i costi complessivi del nucleare, ossia gli oneri relativi alla gestione delle scorie radioattive e al decommissioning, ovvero quelli che si dovranno sostenere alla fine della vita dell'impianto per lo smaltimento e la bonifica del territorio.

I tempi di realizzazione di impianti nucleari, non meno di sette anni senza inconvenienti, impediscono di fornire alle banche contratti preliminari di vendita di una parte consistente dell'energia prodotta, senza i quali difficilmente gli istituti di credito approvano un project financing o, per coprirsi dei rischi, lo caricano di oneri tali da penalizzare gli impianti.

Per superare questa obiezione si invoca il modello finlandese, dove per l'impianto di Olkiluoto si è costituito un consorzio di imprese disponibili ad acquistare per dieci anni l'energia prodotta a condizioni prefissate (contratti di take or pay). Ma per le stime stabilite dagli esperti il programma nucleare italiano per essere competitivo dovrebbe avere una potenza installata compresa tra i 10 e 15 mila MW. Sono potenze che porterebbero a una produzione elettrica fra i 70 e i 110 TWh/a. nel 2007 l'intero settore industriale italiano ha assorbito circa 156 TWh, lo stesso valore del 2006: tenendo conto di un tessuto industriale dominato da piccole imprese, con un consumo energetico non abbastanza rilevante, non è pensabile applicare il modello finlandese se non ad una piccola parte delle imprese italiane.

Inoltre non bisogna tralasciare quanto sia forte in Italia l'opposizione per la realizzazione di discariche, termovalorizzatori e perfino per le proposte di insediamento degli impianti eolici e fotovoltaici, questa per le banche è una garanzia di incertezza per i tempi di entrata in esercizio degli impianti nucleari, considerando le prevedibili opposizioni che seguiranno la sua realizzazione.

In un modo o nell'altro condizione necessaria per avviare un programma nucleare sembra essere una forma d'intervento dello Stato. Si dovrebbe a quel punto garantire che i fondi necessari non siano sottratti a quelli destinati alla promozione delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica per poter proseguire il cammino intrapreso per raggiungere gli obiettivi posti dall'unione europea in seno al protocollo di Kioto e ad un suo proseguimento. È importante l'invito del governo a voltare pagina, con la creazione di una strategia energetica nazionale da sottoporre alla consultazione pubblica. poichè le contrapposizioni frontali non servono, ma il decisionismo va temperato con il dialogo e la persuasione, altrimenti a perdere saremo tutti.

La materia prima. L'attuale fabbisogno di materia prima per alimentare le centrali nucleari del mondo è pari a circa 70000 mila tonnellate l'anno di uranio. Da molti anni parte di questo quantitativo proviene dallo smantellamento degli arsenali militari. Le riserve sono detenute per la gran parte dall'Australia seguita da canada e Sud Africa. Non c'è, dunque, lo sbilanciamento geografico che riguarda il petrolio o il gas naturale. L'utilizzo dell'uranio proveniente dagli arsenali militari ha permesso un abbassamento dei costi rendendo quindi più a buon mercato l'energia prodotta e limitando i problemi di scarsità. Non si deve dimenticare, infatti, che si tratta pur sempre di una risorsa non rinnovabile, con costi di sfruttamento e coltivazione dei giacimenti in aumento per aumentare la disponibilità. Si tratta dunque di un cane che si morde la coda.

L'uranio nel mondo (valori percentuali)
NAZIONE Produzione anno 2005 RISERVE
CANADA

28

26

AUSTRALIA

22

13

KAZAKHSTAN

10

14

NIGERIA

8

7

RUSSIA

8

5

NAMIBIA

7

6

UZBEKISTAN

6

 

SUD AFRICA

2

7

STATI UNITI

2

4

UCRAINA

2

 

CINA

2

 

BRASILE

0

6

ALTRI

3

12

TOTALE

100

100

Fonte: International Atomic Energy Agency - settembre 2007


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