giovedì 5 giugno 2008
di Cesare Lobina
Lawrence si era chiesto come mai la Sardegna facesse parte dell'Italia io oggi rispondo che nonostante i Savoia ne abbiano azzerato la storia, i sardi si sentono italiani per volontà (Cossiga).
Eh no, caro presidente Cossiga, è lei italiano per volontà. Io sono costretto a esserlo. E mi sento solo sardo. Perché, poi, sottolineare questo legame con la patria italiana invocando il sangue versato dai sardi per difenderla: forse che chi è andato in guerra lo ha fatto spontaneamente? Nessuno, credo, si azzarderebbe a dirlo. Una piccolissima minoranza erano coloro che avevano ben chiara la situazione politica del tempo, e intanto si è andati a morire per interessi e ideali di altri. Questo va ricordato, perché è più vero. Non che noi siamo italiani per scelta.
Tanti di noi, coloro che credono unicamente nella patria sarda, sono italiani a marolla, invece. Diciamo così: che è più vero. Al tempo della fusione perfetta siamo diventati italiani a tutti gli effetti cercando di appianare una situazione di disparità che ci vedeva inferiori come isola agli Stati di terraferma. Per accedere ai privilegi da cui eravamo stati esclusi con fare discriminatorio. E la storia era: o mangi questa minestra o salti dalla finestra. Dove sta la volontà? Quella dell'italianità è stata una scelta obbligata, dovuta al fatto che le elites sarde si sono vendute per i privilegi, rinunciando alla possibilità di un'autonomina vera che si sarebbe potuta ottenere, a quel tempo - oggi la via da seguire è quella democratica - soltanto con la guerra. Ed è questa vendita che lei sta esaltando. E chiede ancora più briciole, perché si sappia che anche da vecchio è fedele alla matrigna.
Siamo italiani, e ci siamo dimostrati italiani, anche perché il grande potere, che lei presidente Cossiga ben conosce, ha sempre posseduto gli strumenti per far desiderare di essere ciò che lui voleva. Dato che il potere sceglie il bello, il brutto e il cattivo. E sardo è stato spesso, e in un certo qual modo dentro le coscienze di molti lo è ancora, brutto. Solo sardo, intendo. Mentre sardo-italiano è bello, cioè: perlomeno passabile. E sta qui l'inghippo del sardo italiano per volontà. Sta nella paura di percorrere la strada da soli. Sta nella paura dell'isolamento che i libri italioti hanno infuso nelle nostre teste. In questa storia del vincitore che la storia dei popoli svergognerà. Sta nella demagogia, pure nella sua, caro presidente. Che rivendica il diritto di parlare per tutti. Parli per lei, allora, dica: io sono italiano per volontà. E magari per convenienza, aggiungeranno i più maliziosi.
Sua è quella bandiera e non l'attribuisca ad altri che a se stesso. Lei fa lo stesso discorso che avrebbe potuto fare un isolano depositario del potere ai tempi della Spagna - che avrebbe detto: la Sardegna è spagnola per volontà - pure se ora lei non ha pesi gravi da portare, se non il piccone che utilizza benissimo, e di ciò gliene rendo atto. Ma lasci perdere questi discorsi di sudditanza, parli al singolare. Perché in tanti - coloro che rivendicano la sovranità piena per l'Isola - sono stufi di sentire questa solfa dei sardi pronti a morire per la patria tricolore, e proprio per questo desiderosi di rispetto. Noi vogliamo il rispetto a prescindere. In quanto esseri umani di questa terra, e oltretutto in quanto popolo. Senza Stato ma popolo. E dunque non precipitiamo l'abbraccio coi nostri fratelli d'Italia, perché stiamo ancora aspettando la prova del dna.
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