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mercoledì 4 giugno 2008

“Noi sardi, italiani per volontà
non conquista o annessione”:
Cossiga esaltà il legame storico
“l'Italia ci paghi questa cambiale”

“Noi sardi ci siamo dimostrati italiani per volontà, non per conquista come altri popoli. Penso che l'Italia, nella riscrittura della Costituzione, ci debba pagare questa cambiale”. Un Presidente emerito della Repubblica italiana, ex presidente del Senato e del Consiglio dei ministri ma pur sempre sardo, sardissimo, diventa un rivendicazionista della sua “piccola patria” come forse ma si era manifestato. Sarà per la commozione di ritrovarsi nella sua città nella celebrazione del 60° anniversario della Costituzione a una settimana dalle personali “nozze d'oro” con il Parlamento. Sarà perché, come diceva Norberto Bobbio, più si va avanti negli anni e più le radici ti avvinghiano alla tua terra, ma Francesco Cossiga ha liberato con slancio nazionalitario la sua pulsione nazionalitaria e rivendicazionista verso la Repubblica di cui è stato presidente.

Il pathos di ritrovarsi come ospite d'onore nel Consiglio comunale che aveva calcato quasi mezzo secolo fa, ha trasformato il suo discorso in una doppia celebrazione. Della Costituzione italiana da un lato e dall'altro dell'italianità “volontaria” convinta, non per annessione, dei sardi alla Nazione. E proprio per questo senso di italianità dominante, testimoniato nell'effusione del sangue di tanti sardi nelle guerre mondiali, e nonostante le minoritarie pulsioni separatiste, ha appunto consentito a Cossiga di rivendicare un debito che l'Italia ha contratto e deve onorare con la Sardegna. Lo ha fatto evocando la domanda che lo scrittore inglese David H. Lawrence aveva espresso al termine di un suo viaggio nell'isola, nel 1921, e raccontato nel libro “Mare e Sardegna”. “Lawrence si era chiesto come mai la Sardegna facesse parte dell'Italia - ha detto Cossiga - io oggi rispondo che nonostante i Savoia ne abbiano azzerato la storia, i sardi si sentono italiani per volontà”. Perciò nella riscrittura della Costituzione l'Italia deve onorare questa cambiale che i sardi hanno firmato anche col sangue dei suoi combattenti.

In cosa dovrà materializzarsi questo impegno, Cossiga non lo ha specificato ma forse ha inteso riferirsi alle apertamente secessioniste che vengono dalla Lega Nord, minacciando l'unità nazionale che per Cossiga resta un riferimento imprenscidibile. Probabilmente ne ha parlato, sulle linee generali, col presidente della Regione Renato Soru e con quello del Consiglio, Giacomo Spissu, con i quali si è intrattenuto nell'incontro al Comune. Lo ha aperto il presidente del Consiglio comunale Monica Spanedda, seguita dal sindaco Gianfranco Ganau. Ma non è stata una rimpatriata “sassarese”. La Costituzione è un valore che per gli uomini della generazione dei Cossiga va ben oltre una commemorazione burocratica e mantiene sostanza politica e istituzionale profondamente sentita e partecipata.

(A.V.)


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