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venerdì 16 maggio 2008

Sardegna-modello per l'Europa
la commissaria Ue promuove
la Regione: virtuosa per spesa
in tecnologia, ricerca, innovazione

di Murgia Marco

Conquista il primato tra le regioni europee per la destinazione dei fondi strutturali destinati all'innovazione e alla conoscenza, «in linea con gli obiettivi di Lisbona»: circa il 70 per cento delle risorse per il periodo 2007-2013 saranno investite in occupazione e crescita, contro l'11 per cento del 2000-2006. Affronta la globalizzazione «investendo sul futuro, in pieno spirito europeo». L'Europa vuole puntare sullo sviluppo sostenibile e la Sardegna «è già impegnata in questa materia». Non è uno spot di parte nei confronti della Regione: sono le considerazioni di Danuta Hubner, ex ministro per gli affari europei in Polonia e dal 2004 componente della Commissione europea. Organismo super partes, quindi, spesso critico nei confronti dell'operato del governo regionale: basti pensare ai rilievi mossi sulla continuità territoriale o sugli aiuti alle imprese.

Non è questo il caso, anzi. Hubner è la commissaria europea per la politica regionale, uno dei massimi esperti del settore. Nella sua prima visita ufficiale in Sardegna traccia un quadro che vede l'isola tre le regioni virtuose del vecchio continente: «Gli investimenti futuri sullo sviluppo delle tecnologie, dell'industria e della ricerca», dice, «le priorità dell'innovazione e dell'emergenza climatica nel nuovo programma della politica di coesione dell'isola sono un investimento saggio che si tradurrà in creazione di posti di lavoro stabili». In sintesi è la promozione per la programmazione sui fondi Por nel periodo dal 2007 al 2013. Sarebbe il primo fuori dall'Obiettivo 1, ma le risorse a disposizione sono di più: 10 miliardi e mezzo di euro tra finanziamenti europei e fondi di compartecipazione statale, contro i 4,6 del periodo precedente.

Altro che ai margini. Almeno nella giornata della visita ufficiale l'isola conquista il centro del palcoscenico. C'è quel salto di qualità dall'11 al 70 per cento delle risorse che è il più alto d'Europa ma non solo: «lieta di apprendere delle enormi opportunità che la Sardegna sta cogliendo grazie anche ai fondi europei. L'economia sta cambiando e la Regione sta investendo su ricerca, ambiente, energia e tecnologie: avverto grande collaborazione con il Governo nazionale, ma anche con imprese, università e partner pubblici e privati. Si guarda non soltanto all'Europa ma anche all'area mediterranea». La conosce bene, quella zona: prima di sbarcare nell'isola era impegnata in una due giorni tra Marocco e Spagna: «Sono felice di vedere di persona come si impiegano i fondi di sviluppo. La Commissione europea apprezza molto l'impegno della Sardegna nel lavoro transfrontaliero: colpisce molto che tutti i comuni saranno presto coperti dall'Adsl».

Un neo, a volerlo trovare, sarebbe la capacità di spendita. Dei fondi 2000-2006 risulta impegnato il 76 per cento: una percentuale che mette l'isola al terzultimo posto nella graduatoria del comitato di sorveglianza sui Por. «It's not a problem», dice la Hubner: non è un problema «anche se servirà uno sforzo per impegnare i finanziamenti al 100 per cento entro la fine dell'anno». In questo non eccelliamo, ma siamo comunque nella media europea. La commissaria lo dice prima nell'incontro con il presidente Renato Soru, poi davanti a Giacomo Spissu e tutto il consiglio regionale. Partecipano anche imprenditori, sindacati, enti locali: «L'Europa ha molti doveri e molte responsabilità nei confronti della Sardegna», ricorda, «ma anche voi dovete contribuire con il vostro sviluppo alla crescita dell'Europa».

Il presidente dell'assemblea sarda ha sottolineato la consapevolezza «che i nuovi stati ammessi nell'Unione europea hanno condizioni difficili, spesso più delle nostre» ma anche la particolarità dell'isola: «Pensiamo che non ci siano solo le ragioni del Pil: si deve tenere conto anche delle condizioni di insularità che rendono la Sardegna strutturalmente e insormontabilmente dissimile dalle altre regioni europee». E' una specialità di cui si deve tenere conto, ricorda, insieme alla «mancanza della rappresentanza diretta dell'isola nel parlamento europeo»: il collegio elettorale accorpato con la Sicilia, che ha un peso demografico maggiore, rende praticamente impossibile l'elezione di un sardo a Strasburgo.

ISoru aveva già sottolineato che «c'è stato un disimpegno di 7-8 milioni di euro in agricoltura: ma proprio in quel momento la Regione ha deciso di snellire le procedure eliminando i cosiddetti progetti coerenti (o progetti sponda), che servivano più a rendicontare che ad attuare. Abbiamo ricevuto anche la premialità per la capacità di spesa dell'ultimo periodo. E riguardo ai fondi Fesr, che prevedono un programma piuttosto complesso, la Regione ha ben operato e diversamente dal passato non restituirà neppure un euro. Naturalmente c'è bisogno della collaborazione di tutti: a cominciare dagli enti locali, chiamati a spendere i fondi che sono loro concessi. Attenzione alla qualità, oltre alla quantità della spesa». Passaggio fondamentale questo, per evitare gli errori del passato. Qualcuno paragona le risorse in arrivo a quelle destinate al secondo piano di rinascita, e in quel caso il risultato fu tutto tranne che positivo. Meglio non azzardare: quello che si può dire è che «la Regione gode oggi di una maggiore partecipazione di fondi statali, dopo l'uscita dall'Obiettivo 1: i fondi europei sono diminuiti del 20 per cento, è vero. Ma i Fas sono aumentati in misura maggiore rispetto al 2000-2006: così, nel periodo 2007-2013, arriveranno circa 10 miliardi 500 milioni di euro: una cifra che considero importantissima».


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