venerdì 16 maggio 2008
di Stefano Chessa
Il 17 maggio si tiene l'assemblea costituente regionale del PD e pare quasi scontato, anche in base ad alcune dichiarazioni, che le primarie cittadine e provinciali previste per l'8 di giugno in Sardegna saranno “tristemente” rinviate. Si dirà probabilmente a causa della mancanza dei “tempi tecnici necessari”; qualcuno già afferma “pacatamente” che far scegliere la composizione delle dirigenze locali ai cittadini elettori del PD, attraverso lo strumento delle primarie, non sarebbe cosa appropriata, come se lo statuto nazionale avesse valore pari allo zero. Insomma niente primarie.
E allora le parole di Ilvio Diamanti su Repubblica del 4 maggio si inseriscono, ahimè, abbastanza bene in un'analisi dell'odierna “stabilità” del Partito Democratico sardo. “…Il Pd, in altri termini, ci sembra ancora un progetto incompiuto. Riflette una domanda diffusa. Ha raccolto un ampio sostegno sociale. Riscuote attenzione e curiosità, nei settori moderati e di sinistra. Una "novità" attraente, ma "vecchia” dal punto di vista del gruppo dirigente. Nazionale e ancor più locale. Dove i giovani, le donne, i lavoratori, gli imprenditori, insomma, i "nuovi", quando si affacciano alla politica trovano porte strette. La strategia di marketing, utilizzata da Veltroni per forzare questo limite attraverso candidature simboliche (il piccolo imprenditore, la giovane ricercatrice, l'operaio ecc.), alla fine, si è scontrata con una realtà “radicalmente” (= alla radice) diversa. Dove prevalgono i “vecchi”, non solo e non tanto per età. Ma per mentalità e carriera… …È uno strano albero, questo Pd. Le radici salde. Fin troppo. Non riescono a propagarsi. Il fusto fragile. I rami rinsecchiti. Le foglie crescono. Tante. Ma cadono presto.”
Esistono oggi in Sardegna tante nuove foglie, forse più di quanto si creda, ma il rischio che possano cadere in breve tempo è ormai più che concreto. In molti centri dell'isola esistono gruppi più o meno organizzati di persone che, da poco tempo e sulla spinta della nascita del Partito Democratico, si sono avvicinate alla politica attiva. Queste persone attendono di potersi inserire legittimamente, come in ogni importante percorso democratico, nelle strutture organizzative locali del nuovo partito e l'occasione migliore è rappresentata dallo strumento delle primarie.
Ma se i tempi tecnici delle nuove “vecchie” strutture regionali frenano, forse le assemblee locali temporanee spinte da qualche politico coraggioso e interessato realmente allo sviluppo del nostro partito possono, al contrario, agevolare questo percorso democratico promuovendo l'auto-convocazione delle primarie locali. Questo semplice atto di democrazia potrebbe aprire la strada a quel processo ormai auspicato da tutti al domani della sconfitta elettorale: il radicamento sul territorio. Creiamo subito strutture nuove, agili, reali e concretamente attive a livello locale che possano da subito lavorare per dar vita a quel movimento politico partecipativo necessario per far crescere questo “strano albero del PD”.
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