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venerdì 16 maggio 2008

Pd, la via stretta di Cabras
ma non barare contro Soru

di Giorgio Melis

Non è (ancora) una resa dei conti. Ma potrebbe diventarlo a breve scadenza. Il Pd, domani in assemblea ad Arborea, deve decidere in fretta e bene cosa fare da grande. Appunto come finire la legislatura, prepararsi alle elezioni regionali, decidere se vincerle o perderle da solo dilaniandosi ancora su Renato Soru. E' un passaggio stretto per un partito da inventare, rimasto nella provvisorietà perché sorpreso all'inizio del guado dal voto anticipato. Ma anche dalla tattica attendista delle vecchie nomenklature dei Ds e della Margherita. Una strategia del rinvio - adelante Pedro, senza juicio - anche dopo il voto politico: perso ma non rovinosamente come ovunque, senza gli sfracelli attesi o sperati, con un distacco largamente recuperabile da un Pdl sardo umiliato e ridicolizzato pesantemente da Berlusconi.

Un passaggio strettissimo specie per Antonello Cabras, segretario doppiamente dimezzato e delegittimato. Per essere stato strapazzato (come gli altri notabili uscenti, da Paolo Fadda, Gianpiero Scanu e altri) dagli elettori di casa, con distacchi perfino umilianti per uomini di lungo corso e potere. Perché ora ritorna sul cardinale l'ombra greve della segreteria “vinta” (facendo bingo: ricandidatura-rielezione a tavolino, con deroga altrimenti denegata) nelle primarie solo grazie al soccorso bianco-nerazzurro della destra. Massicciamente dall'Udc di Giorgio Oppi, con rinforzi dall'area Floris (Mariolino), di An e Forza Italia. Voti inquinanti ben accetti, mai ricusati da Cabras benché palesi, provati, documentati. Altrimenti si sarebbe dovuto dichiarare battuto e lasciare la segreteria a Soru, che non ha spinto fino in fondo la contestazione per non spaccare il partito.

Ma il Pd “nuovo” non può ignorare le vecchie schifezze, far finta di nulla: o sarà ricusato da militanti ed elettori . Soprattutto davanti a una strategia equivoca o peggio di Cabras. Spinge per Tore Cherchi ma pensa a se stesso per la nomination. Da sostenitore di Soru nel 2004 è passato ad oppositore. Gioca in proprio e deve ricambiare le nomenklature che lo hanno sostenuto. Deve anche restituire i favori determinanti ricevuti soprattutto dall'Udc di Oppi. Ecco l'apertura strategica (ma quanti voti ha ancora Oppi dopo 5 anni fuori dal potere regionale e ora anche da quello nazionale?) all'Udc. Anziché coltivare la Sinistra che ha ben altra forza e consenso, recuperare i sardisti (in maggioranza) che non intendono andare a destra e contro Soru. Davvero Cabras può assecondare i notabili delegittimati o i socialisti biliosi alla Balia, spazzati via dallo scenario politico?

La partita è grossa, speriamo anche pulita. Conta arrivare correttamente e onestamente alle primarie: cui Soru va d'ufficio, gli altri debbono avere un'investitura cospicua dall'assemblea del partito. Un confronto aperto, decidano i cittadini e gli elettori: senza barare con trucchi insanabili come nelle primarie d'autunno. Certo, niente è scontato. Cabras deve spiegare se il Pd può mettere in discussione Soru. Anche chi lo avversa, deve ammettere che è stato, è ed appare all'esterno come un duro difensore dell'autonomia. Sarebbe suicida porre veti su Soru mentre Berlusconi tratta la destra sarda come una banda di ascari irrilevanti. Dopo aver umiliato le nostre urne scippandone i voti per cinque “paracadutati”, non ha niente da dire e da dare alla Sardegna che non sia stato già deciso da Prodi. Tranne imporre come competitor di Soru il buon Giuseppe Cossiga, che tuttavia non è neanche sardo: come ben ricorda un anti-soriano come Roberto Capelli. Il Cavaliere può solo far danni, sottrarre altro. Contro il suo disprezzo per i suoi stessi elettori ed eletti, serve un collaudato guardiano dell'autonomia. Uno che gli ha già tenuto testa anche quand'era al governo, fino al 2006. Appunto Soru, piaccia o no. A palazzo Chigi venne quasi alle mani con Tremonti: lo stesso Berlusconi mostrò di rispettarlo assieme alle ragioni che sosteneva con forza e ragione: accolte poi da Prodi.


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