giovedì 15 maggio 2008
Ricordate, l'eroe del 25 aprile, quello che “Bella ciao” non si canta in piazza? Sì, il velleitario furbastro Marco Tedde. Quello che “Berlusconi ha fatto male a non candidare nessuno dell'Algherese” ma tace benché abbia segato dal governo i parlamentari sardi. Il sindaco screanzato in cagnesco a Prodi e Soru che portano ad Alghero il vertice Italia-Algeria e riconsegnano Fertilia. “Belloccio, ciao” si è dimesso: per spiazzare gli indocili alleati. È recidivo specifico. Una finta. Mollerà quel che può e deve, resterà in pista. Va: ma torna subito, purtroppo. La sortita del sindaco (ma prima del provvisorio abbandono della poltrona ha avuto il buon senso e il buon gusto di incontrare Soru per parlare del futuro di Alghero) propone un'analisi già fatta per Alessandra Giudici, presidente della Provincia di Sassari. Anche lei ha dato due volte le dimissioni, ritirandole senza spiegazioni, contro la propria maggioranza o assessori. Di destra o di sinistra, sono molti (anche Emilio Floris) a reagire peggio di quanto non si contesti a Renato Soru. Le dimissioni le ha solo minacciate due volte e poi ha confermato in modo impegnativo: rimarrò fino in fondo, comunque. Ma fa ridere sentire Pili e Nizzi, oltre Tedde, accusare di autoritarismo Soru: accettano genuflessi un padre-padrone come Berlusconi che li umilia, avendo fatto lo stesso. Ma in generale chiunque, anche personaggi mediocri, manifesta la sindrome dell'uomo solo al comando appena può. Giusto, sbagliato, l'uno e l'altro. Ma è grottesco scagliare la pietra solo su uno o un altro. Nessuno è innocente: appena può.
(gm)
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari